Mercati e banche

Il crack della SVB potrebbe frenare i rialzi dei tassi

Il rischio di crisi finanziaria potrebbe ridurre i rialzi dei tassi da parte della Fed? Il mercato inizia a scontarlo. Ecco come cambiano le attese

di Morya Longo

Svb: crisi più da start up che corsa agli sportelli

3' di lettura

3' di lettura

Il dilemma, per la Federal Reserve, era sempre stato uno solo: alzare i tassi in maniera aggressiva per sconfiggere l’inflazione, oppure farlo in modo più dolce per evitare la recessione? A questa domanda il presidente Jerome Powell aveva sempre risposto che l’inflazione è la priorità, anche a costo di causare una recessione. Ma ora per lui e i suoi colleghi la posta in gioco potrebbe diventare più alta. Perché il dilemma non è più tra inflazione e recessione, ma tra inflazione e crisi finanziaria.

Il crack di Silicon Valley Bank, seguito da quello di Signature, ha fatto capire quanto i rialzi dei tassi, uniti alla riduzione della liquidità che la Federal Reserve sta portando avanti da mesi, rischiano di creare sconquassi sul sistema bancario (e non solo). Così ora i mercati iniziano a pensare che la Fed sarà costretta a rallentare il passo della stretta monetaria. E, di riflesso, iniziano a pensare che anche la Bce possa rallentare il passo: i futures attualmente non scontano più al 100% un rialzo dei tassi di 50 punti base a marzo.

Loading...

La riunione di marzo: atteso un rialzo di soli 25 punti base

La Fed si riunirà il 21 e 22 marzo per decidere di quanto alzare i tassi d’interesse. Fino a pochi giorni fa la retorica della banca centrale era molto dura: questo aveva alzato le probabilità, sul mercato dei futures, che la banca centrale americana potesse alzare i tassi d’interesse anche di 50 punti base già a marzo. Fino a pochi giorni fa questa eventualità era stimata con una probabilità intorno al 50%.

Poi è arrivato il crack della Silicon Valley Bank e gli interventi di emergenza di Fed, Tesoro e Fdic per sostenere il settore bancario. Così il mercato ha iniziato a pensare che, probabilmente, la Fed sarà costretta a chiudere un occhio sull’inflazione e alzare i tassi solo di 25 punti base. Attualmente le aspettative sul mercato dei futures questo dicono: a marzo la Fed aumenterà il costo del denaro solo di 25 punti base. L’ipotesi di 50, insomma, è stata accantonata nelle aspettative. Poi potrebbe esserci un ulteriore rialzo di 25 (ma ora le probabilità sono basse a differenza di settimana scorsa) e poi arriveranno i primi tagli verso la fine dell’anno.

Anche l’economista Nouriel Roubini, in un Tweet, ha sottolineato che la Fed «non può alzare i tassi di 50 nel prossimo meeting». Lui si aspetta solo 25 oppure, addirittura, una pausa «wait and see». Insomma: ciò che il rischio di recessione non ha fatto (cioè portare la Fed su una strada più cauta) potrebbe farlo il rischio di crisi finanziaria. Perché la Fed sa bene che una crisi bancaria, per quanto probabilmente circoscritta agli istituti regionali, potrebbe avere ripercussioni economiche e sociali molto forti.

Il nodo della liquidità

C’è un altro fronte su cui la Fed potrebbe fare marcia indietro. Fino ad oggi la banca centrale Usa è stata la più attiva al mondo nel drenare liquidità dai mercati, dopo gli anni di abbondanti iniezioni attraverso il «quantitative easing». Questo ha fatto scendere molto l’indice della liquidità, misurato dalla stessa Federal Reserve. Ma già in questi giorni una certa marcia indietro è iniziata: non tanto sul «quantitative tightening» (cioè sulla riduzione dei titoli in bilancio e sulla riduzione della liquidità complessiva) quanto sulle misure di emergenza varate anche dalla stessa Fed.

La Fed ha infatti annunciato che finanziamenti aggiuntivi saranno resi disponibili al settore bancario attraverso la creazione di un nuovo Bank term funding program (Btfp), che offre prestiti della durata massima di un anno a banche, associazioni di risparmio, unioni di credito e altri istituti di deposito idonei che impegnano titoli di Stato Usa, debito di agenzia e titoli garantiti da ipoteca e altre attività ammissibili come collaterale a garanzia. L’obiettivo è di dare liquidità alle banche, evitando che queste siano costrette a vendere titoli in perdita come ha fatto la Silicon Valley Bank. Ma a parte le misure di emergenza, potrebbe la Fed rallentare il passo del generale drenaggio di liquidità? Questo sarà il futuro a dirlo.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti