Pasti fuori casa

Censis: 14 milioni di italiani rinunciano al ristorante a causa dell’inflazione

Secondo il terzo Rapporto Italgrob-Censis una famiglia su due ha tagliato i consumi e il caro vita è percepito al 20% annuo dal 16% degli italiani

di Emiliano Sgambato

Convivialità e benessere, il "fuori casa" è fondamentale

2' di lettura

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I dati ufficiali dicono che l’inflazione è in frenata e gli aumenti che le famiglie devono sopportare non sono sicuramente quelli registrati nel 2022 e nel 2023, tuttavia i prezzi di certo non sono scesi e la crisi del potere d’acquisto si fa sentire al punto che, secondo le rilevazioni del Censis, il 16% della popolazione è convinta che «in Italia l’inflazione galoppi oltre il 20%» e più della metà ritiene che i prezzi siano destinati a salire ancora.

Nonostante la ristorazione sia uno dei settori che sembra aver tenuto meglio di altri alla crisi (complice anche il boom del turismo, secondo Fipe-Confcommercio il giro d’affari è ritornato nel 2023 ai livelli pre-Covid) le prime spese a essere tagliate sono quelle del tempo libero, con quasi un italiano su due un che (48,9%) che dichiara di «aver dovuto rinunciare una o più volte l’anno» alla colazione al bar o un pasto al ristorante «a causa dell’inflazione».

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Sono alcuni elementi del terzo rapporto Censis Italgrob - la Federazione italiana dei distributori Horeca (hotel, restaurant e caffè, in sostanza il settore dei consumi del cibo fuori casa) - presentato al Senato da cui emerge come per l’83,4% degli italiani la presenza di luoghi in cui potersi incontrare è importante per il proprio benessere, ma a causa dell’inflazione 14 milioni di italiani in corso d’anno hanno rinunciato a consumare pasti fuori casa. Tra i motivi: rialzo dei prezzi, taglio delle spese, minori disponibilità economiche, preferenza della convivialità in casa. La voglia di fuori casa è comunque molto forte tra gli italiani, con il 60,7% che vorrebbe nei prossimi mesi potersi recare di più in ristoranti, bar, enoteche, trattorie.

Lo studio evidenzia l’importanza della convivialità, «come bisogno e desiderio primario delle persone e come componente decisiva del benessere collettivo». Per cui «non penalizzare la filiera del fuori casa è una buona scelta per l’economia e per valorizzare la diversità italiana di una più alta qualità della vita collettiva, tanto apprezzata anche all’estero».

Per il 90,8% degli italiani i luoghi della relazionalità, come quelli del fuori casa, sono vitali poiché conservano un plus della società italiana come la convivialità. Il 72,5% è inoltre convinto che essere una società con tanti luoghi di incontro e di convivialità significa essere meno esposti a conflittualità e violenza, mentre l’87% ritiene che potersi incontrare in luoghi fisici abitui ad accettare persone con idee diverse.

«Vivere delle esperienze di consumo all’esterno delle mura domestiche è per gli italiani condivisione, scambio culturale, relazionalità con familiari e amici e permette di rafforzare i legami sociali, incoraggiando allo stesso tempo la conservazione delle tradizioni e l’innovazione nell’ambito alimentare. Mi preme sottolineare - commenta Antonio Portaccio, presidente Italgrob - come l’intero settore del fuori casa, compresa la distribuzione, si stia orientando con più convinzione verso pratiche sostenibili ed etiche, a dimostrazione di una maggiore responsabilità della categoria dei distributori horeca nei riguardi dell’ambiente e delle comunità locali. Siamo consapevoli che attraverso questi comportamenti è possibile costruire una società più unita e inclusiva, dove il gesto del mangiare e del bere fuori casa rende l’Italia migliore».

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