Tendenze

Ristoranti e winebar, aumenta la quantità di vino acquistata per i consumi fuori casa

La quota di bottiglie vendute nel canale horeca torna a pesare per circa un terzo del totale come nel pre Covid. I distributori di Italgrob: +5% nel 2023

di Emiliano Sgambato

Vino al ristorante, ecco come evitare i ricarichi maggiori

4' di lettura

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Il business del vino nei ristoranti sta tornando ai livelli pre Covid, ma soprattutto è in controtendenza rispetto ai consumi domestici. Per Nomisma la quota di bottiglie bevute fuori casa in Italia è il 32% del totale contro il 33% del 2019 e il 25% del 2021. È un dato che va letto alla luce di due trend: da un lato la diminuzione degli acquisti di vino nei supermercati (-3,3% lo scorso anno a fronte del +2,5% in termini di euro spesi, pari a 3 miliardi). Dall’altro la ripresa dei pasti fuori casa nonostante il calo del poter di acquisto delle famiglie: secondo Fipe Confcommercio, infatti, il giro d’affari dell’horeca ha superato i 92 miliardi (+7% annuo).

Il trend di lungo periodo premia il fuori casa

Una tendenza che lascia ben sperare per il futuro anche i produttori di vino e tutta la catena di distribuzione su cui si spalma la marginalità, che è ben maggiore di quella sviluppata nel retail. Per un giro d’affari stimato attorno ai 7,5 miliardi, estero incluso (la cifra è comprensiva dei guadagni di grossisti, intermediari e venditori finali e a fronte dei 14-15 miliardi di fatturato totale delle cantine italiane). «La tendenza nel medio e lungo periodo sembra tracciata. Se verrà recuperato potere d’acquisto – commenta Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor – il trend prevalente vedrà crescere il fuori casa, anche perché si riduce la quota dei consumatori che bevono vino quotidianamente, soprattutto tra i giovani. La tenuta dei ristoranti è una boccata d’ossigeno per le piccole cantine che spesso sono legate ai locali del territorio dove hanno più redditività e maggior facilità di accesso».

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Si tratta di un trend internazionale che potrà far bene anche alle esportazioni, che nel 2023 hanno visto una flessione dell’1% in volume dopo lo sprint post Covid. «Anche sui mercati esteri, tranne alcune eccezioni, è difficile che le vendite arrivino ai livelli dell’off trade (nei negozi, ndr) – prosegue Pantini –. Ad esempio negli Usa la quota è meno significativa di quel che si pensi. La marginalità sulla singola bottiglia delle etichette più prestigiose presenti nelle wine list dei ristoranti non muove direttamente il grosso del business, ma è innegabile che la ristorazione abbia un ruolo di ambasciatrice e di traino per tutto il comparto».

La crescita del business per i distributori

Secondo il Centro studi Italgrob (Federazione italiana distributori horeca) su dati Circana, il vino è stato per il terzo anno consecutivo una delle categorie trainanti per i distributori di bevande: il 2023 si è chiuso con un incremento a volume del 5,1%, che porta lo sviluppo complessivo rispetto al 2019 al 29,4%: «tre volte superiore alla crescita a volumi del comparto», sottolineano dal Centro studi. Il traino è arrivato dagli spumanti (+7,8%, con il Prosecco a +26%), mentre i vini fermi hanno ottenuto una crescita del 4,8%, guidata da Vermentino, Lugana e Pinot Grigio tra i bianchi e da Primitivo, Lambrusco e Montepulciano tra i rossi. In valore la crescita è stata del 5,8% rispetto al 2022, «con un contributo di incremento prezzo (+0,7%) contenuto rispetto alle dinamiche inflattive osservate in altre categorie e canali».

Non è però tutto sereno all’orizzonte: «Se il 2023 si è chiuso più che positivamente, i mesi successivi all’estate hanno mostrato i primi rallentamenti – dice Antonio Portaccio, presidente di Italgrob –. L’inizio del 2024 conferma questa tendenza con il vino stabile a volumi rispetto al 2023 e le bollicine in calo di poco meno dell’1 per cento. Il mercato di riferimento è vivo e dinamico ma si evolve, per cui ci troviamo di fronte ad un consumatore diverso. Di conseguenza, le nostre aziende si devono adeguare al fine di dare le giuste risposte. Analizzare e far comprendere il mondo che esiste dietro una bottiglia su un tavolo di un ristorante rappresenta quella linea sottile che segna il futuro della distribuzione horeca».

Troppi ricarichi sui prezzi delle bottiglie?

«Dopo un paio d’anni di forte ripresa nei ristoranti, dalla metà del 2023 viviamo un momento di rallentamento». Le cause? «Difficoltà ad adeguarsi alla crisi e ad intercettare i giovani che si stanno allontanando dal vino, ma anche ricarichi a volte eccessivi sulle bottiglie». È il parere di Luca Cuzziol, presidente di Excellence, Srl che riunisce 21 tra i maggiori distributori e importatori di vino per un fatturato di 330 milioni e che in questi anni hanno aumentato molto le cantine italiane in portafoglio, che ora valgono in media i due terzi del totale.

«La tendenza è tracciata con i consumi domestici superati dai momenti di socializzazione a trainare i consumi – dice Cuzziol – ma chi era disposto a spendere di più nella fascia premium nel post Covid , ora ha meno voglia e possibilità di spendere. Occorre governare meglio questo passaggio. Se all’estero una buona etichetta nazionale può reggere aumenti del 30% al ristorante perché compete con i costosi francesi, in Italia i ricarichi vanno rimodulati, non si può applicare lo stesso moltiplicatore su vini di diversa fascia. L’impressione è che a volte i ristoratori vogliano alzare i prezzi sul vino perché sopra una certa soglia sui piatti serviti non possono andare». Ma in così si rischia che la bottiglia non venga nemmeno ordinata.

Il fuori casa premia la differenziazione dei big

Se la ristorazione e gli hotel premiano la viticoltura del territorio, è anche vero che molti big puntano sul fuori casa. «Per il nostro gruppo l’horeca riveste un’importanza fondamentale . Lì si costruisce il posizionamento premium – commenta Federico Girotto, ad di Masi, che ha in portafoglio anche winebar come quelli di Monaco di Baviera e Cortina – che poi può essere capitalizzato e completato in chiave omnicanale. Dopo il lockdown, nonostante le difficoltà che hanno ostacolato la gestione, come i rincari di bollette e materie prime, o quelle nel reperire del personale, abbiamo notato una reazione forte, che ha dato risultati positivi al nostro business. Nel portfolio abbiamo cluster di vini, o marchi, che distribuiamo solo in horeca, come la high-end capsule Masi Cantina Privata Boscaini o, tra gli altri, Fresco di Masi».

«La segmentazione per canale e per area geografica ci ha permesso di registrare buone performance rispetto alla media sul mercato anche in un contesto di flessione dei consumi – dice Enrico Zanoni, direttore generale di Cavit– . Nel canale del fuori casa, che per noi rappresenta circa il 30% delle vendite, sono strategiche la linea Altemasi Trentodoc e la linea vini Bottega Vinai che meglio interpretano il patrimonio vitivinicolo trentino».

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