Mercati

Le Borse festeggiano la riapertura di Hormuz, petrolio affonda a New York (-11,5%). Per Milano settimana record

Piazza Affari supera quota 48mila e si avvicina ai massimi storici. Lunedì stacco cedole per lo 0,62%. Wall Street chiude in rialzo, Dj +1,79%, Nasdaq +1,52%

di Giorgia Colucci e Laura Bonadies

La Borsa, gli indici del 17 aprile 2026

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le borse europee archiviano con slancio l’ultima seduta della settimana, galvanizzate dall’annuncio che gli Stati Uniti e l'Iran stanno negoziando un piano di tre pagine per porre fine alla guerra. Uno dei punti in discussione prevede che gli Stati Uniti sblocchino 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in cambio della rinuncia, da parte dell'Iran, alle scorte di uranio arricchito. A questo si aggiunge la decisione di Teheran di riaprire lo Stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali. «L'Iran», ha scritto il presidente americano Donald Trump su Truth, «ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Hormuz. Non verrà più utilizzato come arma contro il mondo!». Un annuncio che ha fatto crollare il prezzo del petrolio con il Brent in area 87 dollari al barile e il Wti a 81 dollari. Così Milano termina le contrattazioni in rialzo dell'1.75% a 48.869 punti, mai così in alto da marzo del 2000. Parigi mette a segno un +1,97% e Francoforte +2,25%.

In una seduta povera di dati macro, resta sullo sfondo l’allarme recessione lanciato dall’Fmi e l'incertezza sulle prossime mosse delle banche centrali. Il governatore della Fed Stephen Miran ha segnalato, alla vigilia, un possibile ridimensionamento delle attese di allentamento monetario, portando la sua previsione per l’anno da quattro a tre tagli. Per la Bce, invece, il responsabile del dipartimento europeo del Fmi Alfred Kammer prevede «un aumento cumulato di 50 punti base entro la fine dell’anno».

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Ecco perché le borse rimbalzano da settimane

20 aprile stacco cedole, peserà su Ftse Mib per lo 0,62%

Intanto lunedì 20 aprile otto le società del Ftse Mib staccheranno la cedola, con un ribasso tecnico calcolato dello 0,62% per l'indice. Si tratta di Banca Mediolanum (saldo di 0,65 euro su 1,25 euro per azione totale), Banco Bpm (saldo di 0,54 su 1 euro totale), Campari (0,1 euro), Ferrari (3,615 euro), Iveco (5,8216), Mediobanca (0,63 euro), Prysmian (0,9 euro) e Unicredit (saldo di 1,7208 su 3,149 euro totali).

Settimana positiva per l'Europa con venti di pace

Le trattative per una fine del conflitto hanno sostenuto i listini europei per l’intera settimana con Milano che ha guadagnato il 3,3%, superata solo da Francoforte (+3,7%). Parigi ha chiuso l’ottava on progresso del 2,2% frenata dal comparto del lusso dopo che colossi del calibro di Kering ed Hermes hanno registrato conti sotto le attese a causa delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. A livello azionario a Milano hanno brillato le banche con Mediobanca (+17%) e Mps (+15,5%), nella settimana dell'assemblea dove ha prevalso la lista della famiglia Tortora che ha riportato al comando dell’istituto senese Luigi Lovaglio. Bene anche St (+13,7%) in scia al colosso dei chip Tsmc e al tech europeo (sottoindice +7,8%). Acquisti poi su Stellantis (+10,8%) sulla spinta da un lato dai buoni dati sulle consegne, dall’altro dall'accordo sull'AI con Microsoft e dei nuovi spunti sulla riconversione bellica arrivati dagli Usa. +10,3% anche per Cucinelli. Fronte opposto i petroliferi:- Eni (-10,9%), Saipem (-7,5%) e Tenaris (-4,9%) hanno pagato pegno con i cali del greggio con il Wti che ha lasciato sul terreno il 14,8% e il Brent il 7,9%.

Wall Street chiude in rialzo, Dj +1,79%, Nasdaq +1,52%

Wall Street chiude positiva con la riapertura dello Stretto di Hormuz e sulla scia dell’ottimismo su un accordo vicino fra Stati Uniti e Iran. Il Dow Jones sale dell’1,79% a 49.447,8o punti, il Nasdaq avanza dell’1,52% a 24.468,48 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell’1,20% a 7.126,03 punti.

Le speranze di un accordo di pace hanno spinto al rialzo i mercati azionari negli ultimi giorni, con i tre principali indici che si avviano a chiudere la settimana in positivo. Sull'azionario sotto i riflettori Netflix dopo un outlook deludente e l'annuncio del co-fondatore e presidente, Reed Hastings, che lascerà il consiglio di amministrazione a giugno, alla scadenza del suo mandato. Occhi puntati anche su Alcoa dopo che il produttore di alluminio ha registrato utili inferiori alle attese per l'ultimo trimestre, pari a 1,40 dollari per azione, mentre gli analisti interpellati si aspettavano 1,49 dollari per azione; anche il fatturato, di 3,19 miliardi di dollari, è risultato inferiore alle stime, pari a 3,28 miliardi di dollari. A Milano rally di Mediobanca, Mps e Bpm

Sul listino milanese chiude in cima al listino Stellantis (+6,8%) dopo il ritorno delle voci su una possibile conversione parziale alla produzione bellica, in scia ai rumors di stampa secondo cui il Pentagono avrebbe colloqui in corso con Gm e Ford in tal senso. Acquisti anche su St (+6,55%) e Ferrari (+5,24%). Bene il comparto bancario con gli acquisti che hanno premiato Mediobanca (+5,19%), Mps (+4,17%) e Bpm (+3,3%), La pausa nel risiko bancario, per eleggere i cda di Rocca Salimbeni e Piazza Meda, sembra ormai conclusa anche a Piazza Affari, con il mercato che subito torna a ragionare di “terzo polo”, pur smorzato dai diretti interessati, e di possibili movimenti nell’azionariato degli istituti. Sotto i riflettori il settore tlc (Tim +1,06%) Milano) alla luce delle trattative fra Bouygues, Orange e Iliad per rilevare gran parte degli asset francesi di Altice. In coda i petroliferi con Eni (-7%), Saipem (-5,35%) e Tenaris (-2%) che scivolano in fondo al listino con il crollo del prezzo del greggio.

Il petrolio affonda a New York, chiude in calo dell’11,45% ++

Il petrolio affonda a New York. Le quotazioni chiudono in calo dell’11,45% a 83,85 dollari al barile.

 Brusco calo anche del gas che ad Amsterdam scende in area 38 euro al Megawattora mentre sul fronte valutario, il cambio euro/dollaro si attesta a 1,18.

Spread Btp-Bund chiude a 72 punti, tasso 10 anni crolla a 3,68%

Chiusura in netto calo per lo spread tra BTp e Bund al termine di una seduta caratterizzata allo slittamento verso il basso della curva euro a seguito della schiarita nella guerra in Medio Oriente. La riapertura dello Stretto di Hormuz e il conseguente allentamento delle tensioni sul mercato del petrolio hanno riportato il sereno sulla curva euro, facendo crollare i rendimenti di diversi punti base. A fine seduta, il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il Bund tedesco di pari durata si attesta a 72 punti, dai 79 punti del closing di ieri. Calo ancora più netto per il rendimento del BTp decennale benchmark che ha segnato un'ultima posizione al 3,68% dal 3,81% della chiusura precedente.

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