Braccio di ferro

Auto elettriche, la Cina ricorre alla Wto contro i dazi made in Ue

Secondo Pechino la decisione di Bruxelles «è priva di fondamento giuridico e fattuale e mina la cooperazione» contro il cambiamento climatico

di Redazione Finanza

Il logo BYD al Motor Show di Bangkok. REUTERS/Chalinee Thirasupa/

3' di lettura

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La Cina ricorre all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) contro la decisione dell’Unione Europea di imporre pesanti dazi sui veicoli elettrici importati nel Vecchio continente da Pechino, inasprendo una disputa che sta mettendo a dura prova relazioni già difficili. Secondo un comunicato del ministero del Commercio, la seconda economia del mondo ha presentato il caso al meccanismo di risoluzione delle controversie della Wto. L’obiettivo è quello di «salvaguardare i diritti e gli interessi di sviluppo» di un’industria dei veicoli elettrici che continua a crescere a ritmi incredibili.

In luglio, per la prima volta, le vendite di auto elettriche a batteria (Bev) e plug-in (Phev) hanno varcato la soglia del 50% (50,7%) dei volumi sul mercato cinese. Sono state vendute 1,72 milioni di vetture, in calo complessivo del 2,8% rispetto all’anno precedente e del 2,6% rispetto a giugno 2024. Ma le elettriche hanno registrato un +37% a 878mila unità (482mila Bev, +14,3%, e 396mila Phev, +80,4%). E l’export è balzato del 20%.

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Tornando al ricorso, «la conclusione provvisoria dell’Ue è priva di fondamento giuridico e fattuale», ha dichiarato un portavoce. «Ha violato gravemente le regole della Wto e ha minato la cooperazione globale per affrontare il cambiamento climatico. Esortiamo l’Unione europea a correggere immediatamente i suoi errori e a salvaguardare insieme la cooperazione economica e commerciale tra Cina e Ue e la stabilità della catena di approvvigionamento dei veicoli elettrici».

La mossa era ampiamente prevedibile e rientra nel quadro della partita a scacchi diplomatica a cui assisteremo di qui a novembre, quando la decisione di Bruxelles, dopo la consultazione con i 27 Stati dell’Unione, diventerà definitiva. Le relazioni tra Pechino e l’Ue hanno toccato nuovi minimi negli ultimi mesi, mentre il blocco allinea progressivamente la sua linea diplomatica a quella degli Stati Uniti.

All’inizio di luglio l’Ue ha imposto tariffe provvisorie su alcune importazioni di auto dalla Cina, che, se definitive, porterebbero le aliquote fino al 48%, dopo un’indagine durata otto mesi sugli aiuti di Stato cinesi ai produttori di veicoli elettrici. La mossa ha provocato l’immediata condanna da parte di Pechino. La Repubblica popolare ha minacciato ritorsioni anche contro gli allevatori (carne di maiale) e i costruttori di aerei europei e ha lanciato un’indagine antidumping contro l’industria francese degli alcolici.

La big statale Saic Motor - controllante del brand di maggior successo in Europa, l’ex britannica MG Motor, e da 40 anni partner del Gruppo Volkswagen in Cina - al momento è soggetta alla tariffa più alta, pari al 37,6%, che si aggiunge all’aliquota esistente del 10%, mentre la controllante di Volvo Car, il gruppo Geely, e il colosso BYD, diventato in pochi anni numero uno globale per volumi di Bev e Phev, sono oggetto di oneri aggiuntivi rispettivamente del 19,9% e del 17,4%.

Ue conferma dazi provvisori su auto elettriche cinesi da domani

Il settore dei veicoli elettrici è sempre più coinvolto nelle tensioni commerciali e geopolitiche, mentre il mondo, in particolare l’Occidente e soprattutto la Cina, si allontana dal motore a combustione interna. La Cina è diventata leader mondiale, investendo molto denaro pubblico (circa 230 miliardi di dollari tra il 2009 e il 2023, secondo le stime di un think-tank Usa, il Center for Strategic and International Studies, e dopo aver riconosciuto i veicoli elettrici come cruciali per l’ambiente e lo sviluppo economico.

Anche gli Stati Uniti hanno cercato di limitare l’importazione di veicoli elettrici di produzione cinese, imponendo tariffe superiori al 100%. Il Canada sta valutando misure analoghe. E la Cina ha presentato un ricorso alla Wto anche per gli incentivi concessi dagli Usa sui veicoli elettrici, sostenendo che le regole che escludono dai sussidi dell’Inflation Reduction Act (Ira) per l’acquisto, le vetture per le quali non sono utilizzate in una consistente percentuale materiali critici (come il litio) made in Usa o provenienti da Paesi con cui gli Stati Uniti hanno in essere accordi di libero scambio, sono discriminatorie. (Al.An.)

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