Automotive

Auto, i margini dei produttori cinesi resistono ai dazi anti-dumping europei

Le nuove tariffe doganali mettono a rischio la profittabilità dei produttori cinesi di auto elettriche in Europa

di Alberto Annicchiarico

3' di lettura

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Quasi un incidente di percorso. I produttori cinesi di automobili elettriche (Ev), dopo l’ufficializzazione dei dazi anti-dumping decisi dalla Commissione europea, pensano più a una battuta d’arresto che a una scelta definitiva in chiave «protezionista». Quanto al governo, la parola d’ordine da Pechino è mediare. I dazi varieranno a seconda dei produttori: Byd 17,4%, Geely 19,9%, Saic Motor (la più danneggiata) 37,6%. Altri produttori che hanno collaborato all’indagine Ue sui sussidi (oltre 200 miliardi dal 2009 al 2023, concessi da Pechino per accelerare la crescita e l’espansione dell’automotive) saranno soggetti a un dazio del 20,8% mentre sarà del 37,6% per le società che non hanno collaborato.

I tempi

Le tariffe, che però devono ancora essere valutate dai 27 e varate entro quattro mesi, vanno ad aggiungersi agli attuali dazi sulle importazioni al 10%, che salirebbero dunque fino a un massimo del 47,6%. Anche se, a rileggere i calcoli di Rhodium Group, nonostante dazi così pesanti pochi player cinesi (Nio, ad esempio) vedrebbero gravemente erosa o annullata la profittabilità, al punto da dover rinunciare ad esportare in Europa. A rimetterci, paradossalmente, sarebbero Tesla e Bmw. Proprio i big tedeschi della produzione e della componentistica sono tra i maggiori oppositori dei dazi, in Europa, per i forti interessi in Cina e i timori di ritorsioni.

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L’impatto sui listini

In Borsa l’impatto immediato sui produttori cinesi di veicoli elettrici è stato evidente, con le azioni del settore che, a stretto giro, hanno subito cali pesanti. Solo Byd è riuscita a chiudere la seduta di venerdì con un modesto ma significativo +0,17%, dimostrando una resilienza relativa rispetto ai concorrenti: il colosso di Shenzhen, primo produttore globale sommando auto a batteria e plug-in, a dispetto delle nuove tariffe doganali continuerebbe a guadagnare, sempre secondo Rhodium. Come, in misura minore, MG e Great Wall. Di contro Geely (che controlla Volvo e Polestar oltre a produrre le Smart in jv con Mercedes) ha visto le sue azioni crollare del 3,10%. Xpeng ha registrato un calo del 3,03%, Leapmotor del 2,29%, Li Auto -1,92%, Great Wall Motor -0,84%, Nio -0,80% e Saic Motor (che ha rilanciato il brand britannico MG Motor: 2% del mercato europeo nel 2023) -0,58%.

«Le nuove tariffe doganali – commenta Gabriel Debach, analista di eToro – potrebbero rallentare l’espansione di Pechino nei mercati europei, offrendo una chance ai produttori locali per rispondere e capitalizzare sulla situazione. Se da un lato queste tariffe rappresentano un ostacolo per i produttori cinesi, dall’altro potrebbero aprire nuove opportunità di mercato per i produttori di veicoli elettrici in Asia e America Latina. Il settore automobilistico globale potrebbe vedere un riassetto delle alleanze e un incremento delle attività in regioni al di fuori dell’Europa. Le prossime mosse delle aziende cinesi e delle politiche commerciali globali saranno decisive per determinare come questi cambiamenti influenzeranno il panorama nei mesi e anni a venire».

Un continente target è l’Africa. Ma anche il Sud America e il Sud Est asiatico hanno un ruolo chiave. Giovedì Byd ha inaugurato uno stabilimento in Thailandia. E ieri sera funzionari turchi hanno fatto trapelare che lunedì il presidente Erdogan dovrebbe annunciare un accordo per un impianto da 1 miliardo di dollari. La nuova fabbrica potrebbe migliorare l’accesso di Byd all’Ue,sempre che che le auto rispettino le regole di origine dell’unione doganale.

Saic a Bruxelles: «Ascoltateci»

Intanto Saic Motor, partner di Volkswagen in Cina dal 1984, chiederà di essere nuovamente ascoltata a Bruxelles. «La Commissione Europea ha trascurato alcune delle nostre contro-argomentazioni», ha dichiarato la casa di proprietà statale. Un’altro grande gruppo di Stato, Chery, ha invece ignorato la questione dazi giovedì sera a Milano, durante il lancio del suo primo modello per l’Italia, il suv Omoda 5. Proprio in Italia sono aperte le discussioni per avviare la produzione. Omoda 5 è a benzina, quindi non toccata dai dazi, a differenza degli Ev del primo esportatore cinese (da 21 anni), in arrivo nei prossimi mesi.

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