Auto elettriche, boom cinese in settembre. In Europa fabbriche a rischio
L’export di veicoli elettrici made in China raddoppia. Intanto nell’Ue è allarme: gli impianti lavorano al 55% della capacità, con pesanti ricadute sulla redditività
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La Cina raddoppia le esportazioni di auto elettriche e ibride plug-in a settembre, mentre Byd, il colosso di Shenzhen ormai leader del settore, guarda al Regno Unito come suo primo mercato al di fuori dei confini nazionali. In parallelo, l’azienda intensifica i contatti con Madrid, che si conferma la destinazione più probabile per la sua terza fabbrica europea. La Spagna, forte di una rete industriale competitiva, costi di produzione contenuti ed energia a basso prezzo, è oggi il Paese più attrattivo per gli investimenti nell’automotive elettrico.
Secondo i dati diffusi dalla China Association of Automobile Manufacturers (Caam), le esportazioni di Nev, New energy vehicles (categoria che comprende auto a batteria e ibride plug-in), sono cresciute del 100% a settembre rispetto allo stesso mese del 2024, raggiungendo quota 222mila unità. Un volume solo lievemente inferiore ai 224mila veicoli esportati ad agosto. Nel complesso, le vendite domestiche di auto passeggeri in Cina sono aumentate dell’11,2% su base annua, confermando un mercato interno vivace, sebbene rallentato rispetto al +15% registrato il mese precedente. Molti acquirenti hanno approfittato di bonus in scadenza per la permuta e il passaggio a un veicolo elettrificato.
Regno Unito primo mercato di Byd al di fuori della Cina
A trainare la corsa all’estero è soprattutto Byd, oggi primo costruttore globale di veicoli elettrici. Il gigante fondato nel 1995 dal presidente e ceo Wang Chuanfu ha conquistato una posizione dominante anche nei mercati internazionali, benché poco più di un mese fa abbia dovuto rivedere le stime delle vendite per l’anno. Le vendite nel Regno Unito sono salite dell’880% su base annua a settembre, facendo di Londra il principale sbocco commerciale del gruppo al di fuori della Cina. In Europa, nei primi otto mesi del 2025, Byd ha incrementato le immatricolazioni del 280% rispetto allo stesso periodo del 2024, grazie a una gamma che combina modelli full electric e ibridi plug-in, posizionati con una politica di prezzo aggressiva rispetto ai concorrenti occidentali.
Byd, nuovi rumor (smentiti) sulla Spagna. Ecco perché Madrid attrae
La strategia del gruppo appare chiara: produrre entro tre anni tutti i veicoli destinati al mercato europeo direttamente nel continente, in modo da aggirare dazi e misure protezionistiche. Dopo la fabbrica in costruzione in Ungheria e il nuovo impianto pianificato in Turchia, atteso per il 2026, si ripropongono periodicamente i rumor sul fatto che Byd consideri la Spagna la candidata principale per il suo terzo polo produttivo europeo. Il gruppo cinese, però, replica parlando di «notizie prive di fondamento». In questa fase, secondo le fonti interne, «sono tutti concentrati a partire con i primi due impianti europei, in Ungheria e in Turchia (considerata tale in quanto vige un accordo di Unione doganale UE-Turchia, operativo dal 1995), il resto è tutta speculazione.
Vero è che i progetti spagnoli, nell’automotive, partono in vantaggio, grazie al mix tra bassi costi energetici, infrastrutture moderne e un contesto politico-industriale favorevole. Madrid ha messo in campo un piano da 5 miliardi di euro finanziato con fondi europei per attrarre investimenti nel settore delle batterie e dei veicoli elettrici, attirando giganti come Volkswagen, Stellantis (con la cinese Leapmotor), Chery e il numero uno mondiale delle batterie, Catl (in partnership con la stessa Stellantis).


