Il rapporto

Anche l’app economy fa i conti con la crisi: la spesa si riduce del 2%

I dati sull’utilizzo delle applicazioni per dispositivi mobile sono tutti in crescita. Ma il giro d’affari si riduce per la prima volta dopo anni

di Biagio Simonetta

Big Tech si prepara alla recessione

2' di lettura

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La crisi che si è abbattuta sui consumi e sui beni discrezionali, sembra non lasciare troppi superstiti. Tanto che anche l'economia delle app, mercato fiorente con crescite anno su anno sempre molto generose, ha chiuso il 2022 in negativo. Lo confermano i dati della società di analisi data.ai (che fino a poco tempo fa si chiamava App Annie, ndr). La nuova ricerca, contenuta nel rapporto annuale “State of Mobile” dell’azienda, mette in luce che l'app economy, nel 2022, ha chiuso con un giro d'affari di 167 miliardi di dollari, in contrazione del 2% rispetto ai risultati di un anno prima, quando invece la crescita (sempre anno su anno) aveva fatto registrare un notevole +19%.

Non succedeva dal 2010

La spesa degli utenti sul mercato delle app, insomma, è stata più cauta del passato. E non succedeva da 12 anni. Un altro segnale abbastanza evidente di quanto inflazione, crisi geopolitica e tassi di interesse abbiano minato le certezze dei consumatori, più guardinghi quando si tratta di spese meno essenziali.

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Dai dati della ricerca emerge anche che i download sono cresciuti dell’11% su base annua a 255 miliardi, e anche le ore trascorse nelle sole app Android sono aumentate del 9% fino a raggiungere 4,1 trilioni. Numeri che dicono come l'app mania sia tutt'altro che in ritirata, insomma. A conferma che l'unico numero in contrazione sia quello relativo alla spesa (app a pagamento e acquisti in-app). «Per la prima volta, i fattori macroeconomici stanno frenando la crescita della spesa mobile», ha osservato il ceo di data.ai, Theodore Krantz, «e la spesa dei consumatori si sta restringendo».

Il gaming in ritirata

Negli anni passati, le applicazioni del mondo gaming (quindi videogiochi per dispositivi mobili) hanno guidato gran parte della spesa dei consumatori in app. Ed è ancora così. Ma la modalità dell’abbonamento sta facendo strada anche nelle altre app, e il gap fra gaming e non gaming si è ridotto. Come conferma la ricerca della società con sede a San Francisco, infatti, le app appartenenti ai settori non gaming si sono dimostrate più resistenti in un’economia in crisi, probabilmente perché i consumatori considerano queste app più essenziali dei giochi. Nel 2022, la spesa per i giochi è scesa del 5% a 110 miliardi di dollari, mentre la spesa per app non gaming è aumentata del 6% a 58 miliardi, quest’ultima, guidata da abbonamenti in streaming, app di appuntamenti e app per i video brevi.

Dove passiamo più tempo

Interessante anche il dato relativo al tempo speso dagli utenti. Sono tre le categorie di app quotidianamente più “cliccate” (quelle che di fatto rappresentano la metà del tempo trascorso sui dispositivi mobili): Social Media/Comunicazione (19,5% del tempo totale), Intrattenimento/Cortometraggio (17%) e Intrattenimento/Condivisione video (12,7%). La prima categoria, Social Media/Comunicazione, include app come WeChat, WhatsApp, Facebook e Telegram, molto utilizzate per tenersi in contatto. Mentre la categoria Intrattenimento e Short Video è quella a cui appartiene il gigante dei social network: TikTok.

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