Trasporto aereo

Aerei, la tensione rimane dopo il cessate il fuoco

Walsh (Iata): «Ci vorranno mesi prima che l’approvvigionamento di carburante per aerei si riprenda». I titoli delle compagnie aeree festeggiano in Borsa

di Mara Monti

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La riapertura dello stretto di Hormuz come conseguenza del cessate il fuoco di due settimane tra Usa e Iran, non raffredderà i prezzi del carburante per aerei, nonostante il greggio sia crollati del 16% scendendo sotto i 100 dollari al barile dopo l’annuncio nella notte. Willie Walsh, direttore generale dell’Associazione internazionale del trasporto aereo (IATA) ancora per pochi mesi prima di passare alla guida della compagnia indiana IndiGo, ha avvertito che ci vorranno mesi prima che l’approvvigionamento di carburante per aerei si riprenda, anche dopo la riapertura di Hormuz. a causa delle interruzioni dei processi di raffinazione in Medio Oriente.

Walsh ha dichiarato ai giornalisti, nel corso di un evento a Singapore, che pur prevedendo un calo dei prezzi del greggio, le quotazioni del carburante per aviazione probabilmente rimarranno elevate a causa dell’impatto sulle raffinerie. «Se dovessero riaprire e rimanere aperte, credo che ci vorranno comunque diversi mesi per tornare ai livelli di fornitura pre-crisi, per via dell’interruzione della capacità di raffinazione in Medio Oriente», ha affermato Walsh riferendosi al centrali che sono state colpite durante gli attacchi. Non sarà facile tornare alla normalità come sottolinea la società di analisi Kpler, secondo cui la riapertura dello stretto apporterà un «leggero aumento incrementale, ma persisterà la ristrettezza dell’offerta» di jet fuel.

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I prezzi del carburante per aerei normalmente si muovono di pari passo con quelli del petrolio, ma dall’inizio del conflitto sono più che raddoppiati, superando l’aumento del 50% dei greggio prima del cessate il fuoco di due settimane. Tra le conseguenze della riduzione delle forniture per il conflitto, ci sono l’aumento dei costi e di conseguenza dei biglietti aerei, la riduzione dei voli, il trasporto di carburante extra dagli aeroporti di origine e l’aggiunta di scali intermedi per il rifornimento. Come nel caso dell’americana Delta Air Lines che prevede di pagare circa 4,30 dollari al gallone per il carburante per aerei nel trimestre di giugno, aggiungendo oltre 2 miliardi di dollari al prezzo di un anno prima. Il carburante rappresenta la seconda voce di spesa più importante per le compagnie aeree, dopo il costo del lavoro, e in genere costituisce circa il 30% delle spese operative.

Ciononostante, i titoli azionari delle compagnie aeree sono saliti con incrementi a due cifre, come nel caso di Ryanair (+ 13,5%), Wizz Air (+10%), easyJet (+12%), Air France-KLM (14%) e Lufthansa (11%) superando i guadagni degli indici azionari europei. Anche le compagnie aeree statunitensi hanno registrato un rally fin dall’avvio delle contrattazioni.

Nessun paragone con la pandemia che ha paralizzato i viaggi globali, secondo il direttore della IATA. «Questa situazione non è simile al COVID quando la capacità si ridusse del 95% a causa della chiusura delle frontiere». Più simile ad altri shock come le recessioni del 2008-09 o le conseguenze degli attacchi dell’11 settembre, ha aggiunto. «Dopo l’11 settembre, la ripresa ha richiesto circa quattro mesi. Nel 2008-2009, ci sono voluti dai 10 ai 12 mesi», ha affermato.

Il calo della capacità delle compagnie aeree del Golfo, che lo scorso anno rappresentavano il 14,6% della capacità internazionale, è temporaneo perché «parte di questa capacità verrà sostituita da compagnie aeree al di fuori della regione... ma non c’è modo che possano sostituire l’intera capacità fornita dai vettori del Golfo che si riprenderanno rapidamente».

Riguardo alla capacità di raffinazione, uno dei problemi strutturali da tempo sollevato dalla stessa IATA, Walsh ha affermato che la riapertura dello stretto, se mantenuta, è positiva non solo per i flussi di greggio, ma anche per i prodotti raffinati, incluso il carburante per aerei. «Ci vorrà del tempo perché le raffinerie al di fuori della regione si adattino e aumentino la produzione», indicando India e Nigeria come paesi con la capacità di aumentare la produzione di prodotti raffinati. Walsh ha aggiunto che si aspetta che Cina e Corea del Sud riprendano le esportazioni di prodotti raffinati una volta riattivati i flussi di greggio. «Con il margine di raffinazione (crack spread) così elevato, penso che questo rappresenti un incentivo per le raffinerie ad aumentare la produzione di jet fuel» ha affermato il direttore generale della IATA.

Un incentivo che rischia di non risolvere il problema dell’offerta di carburante, secondo Kpler: «Finché l’incertezza geopolitica continuerà a perturbare i flussi di greggio e i margini di raffinazione dei distillati medi rimarranno elevati, è probabile che le raffinerie mantengano questa modalità operativa, offrendo solo un sollievo limitato nel contesto di tensione generale dei mercati globali del carburante per aerei e del gasolio».

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