WIIT, dalle acquisizioni la spinta ad aumentare l’attività internazionale
La società, attiva nel cloud computing, ha l’obiettivo nel medio periodo di generare all’estero fino al 75% dei ricavi. Il nodo del caro energia sui margini
di Vittorio Carlini
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Da una parte proseguire, unitamente alla crescita organica, nell’attività di M&A, anche per incrementare il giro d’affari oltreconfine. Dall’altra aumentare il business sui data center di proprietà. Sono tra i focus di Wiit a sostegno dell’attività.
Già, l’attività. La società, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, essenzialmente fornisce alle aziende soluzioni in cloud “end to end” (chiavi in mano) per le applicazioni software critiche. In altre parole: WIIT offre lo spazio nei suoi data center, i macchinari e soprattutto i servizi per la gestione dei sistemi il cui malfunzionamento incide sulla continuità aziendale dell’impresa. Al di là di ciò poi, oltre alla cyber security, il gruppo propone a terzi servizi informatici su piattaforme di cloud computing sia pubbliche che ibride.
Espansione sui data center
Ebbene: WIIT vuole, per l’appunto, aumentare il business sui data center di proprietà (in larga parte servizi premium). In quest’ottica c’è stato l’incremento degli investimenti per ampliare l’infrastruttura. Nel 2022 i Capex organici dovrebbero assestarsi intorno a quota 31 milioni. Di questi circa 12 milioni sono stati indirizzati verso la realizzazione di due nuovi data center. Così, a breve, le strutture del gruppo saranno diciassette: 14 in Germania e 3 in Italia. Altri 11 milioni, poi, sono legati allo sviluppo, ed aggiornamento, degli stessi data center in scia all’acquisizione di nuove commesse. Insomma: il 2022 è caratterizzato dal forte incremento degli investimenti capitalizzati che riguardano l’infrastruttura. Tanto che i Capex, nel prossimo anno, sono previsti ritornare su livelli più tradizionali (20-22 milioni). Nel momento in cui tutti i data center - di cui 3 Tier IV, cioè con maggiore livello di efficienza e sicurezza - saranno disponibili il loro tasso di utilizzo, in Italia, dovrebbe essere intorno al 40% e in Germania a circa il 50%. Vale a dire: l’infrastruttura è più che adatta a sostenere gli ulteriori obiettivi d’espansione del business. Un incremento il quale, tra le altre cose, è visto focalizzarsi, insieme alla cyber security, nel cloud per le applicazioni critiche (cloud premium).
Sennonché il risparmiatore ricorda che il costo dell’energia è balzato alle stelle. Una dinamica la quale, visto come l’attività dei data center sia energivora, impatta la redditività aziendale. Tanto che nel primo semestre del 2022, contraddistinto da ricavi (+54,6%) e utile netto normalizzato (+41,2%) consolidati in aumento, l’Ebitda margin adjusted è sceso al 36,3% contro il 40,5% dello stesso periodo di un anno prima. WIIT, consapevole del tema e ricordando come il calo dell’Ebitda margin adjusted sia anche dovuto all’M&A finalizzato all’espansione, professa fiducia. In primis, viene ricordato, nel mercato tedesco, area aziendale realmente colpita dal caro-energia, è stato realizzato in febbraio un accordo finalizzato a preservare la marginalità. L’intesa prevede un costo fisso di 20 centesimi a Kilowatt Ora nel 2022 e 2023 e di 11 centesimi del 2024. Riguardo all’anno in corso e al 2023, ricorda la società, i maggiori costi annualizzati legati all’energy sono, quindi, circa 4 milioni. Di questi, intorno a 1,5 milioni l’anno vengono ammortizzati con il pass trough. Altri 0,5 milioni invece - è l’indicazione - lo saranno grazie ad un contributo pubblico, auspicabilmente replicabile nel 2023. Non solo. WIIT rimarca che le maggiori vendite, riducendo il costo unitario marginale, spingeranno la redditività. Così in Germania, secondo il consensus di mercato che l’azienda considera assolutamente realizzabile, l’ Ebitda adjusted a fine anno dovrebbe assestarsi a circa 20 milioni. Cioè, conclude la società, un dato superiore a quello del 2021.
Ciò considerato, però, può ulteriormente obiettarsi che l’inflazione non si esplica solamente a livello di costo del venduto. Altro aspetto che impatta i margini è, ad esempio, quello dell’incremento degli oneri del lavoro. Vero, ammette l’azienda che tuttavia ribatte: da un lato i contratti con la clientela sono in larga parte indicizzati all’inflazione; e, dall’altro, il costo del lavoro vale solo circa il 24% del fatturato. Quindi, dice sempre WIIT, per controbilanciare un aumento ad esempio del 5% degli oneri è sufficiente la crescita dell’1% dei ricavi. Ebbene: dato che la sola indicizzazione permette, in media e a livello di gruppo, di arrivare ad aumentare del 3% il fatturato, la dinamica rialzista, conclude la società, può essere più che controbilanciata. Già, controbilanciata. Tuttavia non può negarsi che, stando alle stime indicate a fine anno dal consensus di mercato (113-114 milioni di ricavi e 41-42 milioni di Mol adjusted) e che WIIT valuta assolutamente realizzabili, l’Ebitda margin normalizzato calcolato sul valore medio delle due forchette risulta del 35,5%. Vale a dire una percentuale inferiore a quella del 2021 che era risultata del 38,3%. Corretto, conferma WIIT che, però, invita ad un analisi più approfondita. Dapprima, è l’indicazione, in un contesto difficile quale l’attuale è importante, al di là del rapporto percentuale tra Mol adjusted e ricavi, il previsto incremento in assoluto dell’Ebitda normalizzato. Inoltre, afferma l’azienda, la diluizione dell’Ebitda margin consegue anche, e soprattutto, alle acquisizioni. Operazioni straordinarie rispetto alle quali è prassi per WIIT recuperare, e migliorare, la marginalità della realtà acquisita.



