Lettera al risparmiatore

Walt Disney conquista l’utile nello streaming. Focus sull’efficienza

Scenario. La raggiunta redditività operativa del video on demand spinge il business: la concorrenza, però, resta forte. Sfida su parchi e crociere a tema

di Vittorio Carlini

Il logo e il simbolo del titolo azionario The Walt Disney Company alla Borsa di New York (NYSE). (REUTERS/Brendan McDermid/File Photo)

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Nella presentazione dell’ultima trimestrale di Walt Disney c’è un grafico più interessante degli altri. Si tratta del diagramma che segnala la svolta in un’area fondamentale per il business della “fabbrica dei sogni”: lo streaming video.

Il video a richiesta

Il documento descrive l’andamento della redditività operativa (operating income) del cosiddetto Combined DTC streaming business. Cioè, le diverse piattaforme del gruppo: da Disney+ a Hulu fino a Disney+ Hostar e Espn+. Ebbene: nell’ultimo quarter dell’anno fiscale 2023-2024 (chiuso a fine settembre) il segmento ha raggiunto un operating income di 321 milioni di dollari. Il dato permette a Disney, sull’intero esercizio, di iscrivere un reddito operativo di 134 milioni. Il passaggio, per l’appunto, è importante. Lo streaming video, da una parte, nel 2022-2023 aveva fatto segnare un rosso di 2,6 miliardi di dollari; e, dall’altra, solamente nel secondo trimestre dell’anno fiscale appena concluso è - di fatto- arrivato al break even. Di conseguenza - in linea con quanto era stato indicato da ceo Robert Iger - l’area in oggetto è arrivata a contribuire positivamente alla profittabilità aziendale.

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ANNI FISCALI A CONFRONTO

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Le motivazioni

A ben vedere, il risultato è la conseguenza di un mix di cause. Un primo motivo è l’incremento dei ricavi (lo streaming senza considerare Espn+ è cresciuto del 15%) dovuto, a sua volta, all’espansione della pubblicità (+14%) e del fatturato da abbonamenti. Quest’ultimo, per una quota del 10%, è salito grazie al rialzo dei prezzi al retail. Un’altra quota del 6%, invece, è da attribuirsi all’aumento degli abbonati. In particolare, nell’ultimo quarter, i subscriber di Disney + (sia in Nord America che in giro per il mondo) sono cresciuti di 4,5 milioni, assestandosi complessivamente a quota 122,7 milioni. Hulu, dal canto suo, è riuscito a portarsi a casa l’espansione di 0,9 milioni di nuovi utenti (52 milioni gli abbonati totali).

Altra motivazione, in linea con la strategia generale della società, è poi il contenimento dei costi. Gli oneri operativi, sempre nel 2023-2024 e sempre riguardo essenzialmente a Disney+ e Hulu, sono stati 17,7 miliardi a fronte dei 17,8 miliardi di un anno prima. Si dirà: una discesa non così rilevante (-1%). In realtà, a fronte dell’espansione del giro d’affari, il risultato non va sottovalutato: mantenere il controllo dei costi mentre il business cresce è un’operazione salutare che non sempre le imprese riescono a realizzare.

I SEGMENTI OPERATIVI

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La concorrenza

Ciò detto, è tutto rose e fiori? La realtà è più difficile. Il mondo dello streaming, in un comparto che va consolidandosi, è contraddistinto da una forte concorrenza. «Social network quali YouTube - spiega Augusto Preta, fondatore di It media consulting - possono erodere quote di mercato, sia con contenuti premium che autoprodotti dagli utenti». Inoltre, esistono i soliti noti quali Netflix. La grande «N» ha dalla sua non poche armi per contrastare il Magic Kingdom. Tra le altre: la tecnologia, addizionata dall’Intellingenza artificiale. Il gruppo californiano - è l’indicazione degli esperti - si trova in una posizione di avanguardia nell’uso degli algoritmi in grado di cogliere l’esperienza d’uso degli abbonati. Una competenza la quale, da un lato, permette di pensare a produzioni potenzialmente interessanti per i clienti; e che, dall’altro, consente di creare una più efficiente e personalizzata offerta. Non solo. Sul fronte specifico dei contenuti Netflix, grazie alla presenza in molteplici mercati e all’obbligo di investire in produzioni locali, è in grado di articolare e differenziare maggiormente la proposta. Un’offerta su singoli mercati che, come nel caso di “Squid Game” o la “Casa di Carte”, può trasformarsi in successo globale. Certo: Disney ha un buon archivio di film e cartoni animati. Inoltre, visto che il modello Avod (Advertising video on demad) sta ritagliandosi il suo ruolo nello streaming, possedere un’esperienza nella gestione della tv generalista è importante. E la casa di Topolino - evidentemente - su questo fronte ha una competenza da spendere che altri non hanno. Ciò detto, però, il tema di fondo della concorrenza - unitamente a quello del contenimento dei costi e dell’espansione del business - rimane fondamentale. «Anche perché - precisa Preta - Netflix spesso recita il ruolo da apripista nella modifica del modello di business». Ad esempio? «Proprio nell’Avod», tra i grandi gruppi, « è stata la prima a fare primi passi. Essere chi detta il ritmo al mercato non è cosa da poco»

Il business aziendale dello streaming

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I ricavi medi per utente

Al di là delle singole considerazioni, il risparmiatore fai-da-te, quando “affronta” quest’area di business, deve scandagliare l’attività. In che modo? Ad esempio, riguardo alla prima riga di bilancio, analizzando la dinamica dell’Arpu. Cioè: il ricavo medio mensile per abbonato. Ebbene: nel 2023-2024, sia l’Arpu di Disney+ (Usa e Canada) che di Disney International (ex Hotstar) è salito rispettivamente del 13 e 11%. Lo stesso incasso medio per cliente di Hulu è aumentato dell’1% (solo Svod) e del 5% (Live Tv più Svod). In altre parole: la dinamica è positiva. Vero! Ulteriore passaggio - sempre in capo al risparmiatore fai-da-te - è quello di confrontare simili andamenti con quelli della concorrenza. E tuttavia - al netto che la comparazione è molto complessa perché deve considerare tante variabili quali, ad esempio, i differenti piani tariffari- già solo monitorare il trend di simili indicatori è importante.

Fin qua alcune suggestioni sullo streaming. Walt Disney, però, articola l’attività in tre grandi aree: Entertainment, Sports ed Experiences. La prima comprende, oltre allo stesso streaming, la tv tradizionale (dall’ABC television network negli Usa al National Geographic). Inoltre, sempre nell’Entertainment, sono contabilizzati i ricavi provenienti dalla produzione di film o serie tv. Appannaggio della seconda divisione, invece, ci sono le televisioni e il video on demand nell’ambito dello sport. Infine: il segmento Experiences. Ad esso è ricondotto il business, sia domestico che internazionale, dei parchi di divertimento e delle crociere a tema.

Già, crociere e parchi a tema. Sul fronte in oggetto la fabbrica dei sogni ha investo (ed investirà) molto. Il segmento, nel 2023-2024, è cresciuto del 5%. La maggiore contribuzione al giro d’affari è arrivata dagli ingressi nei parchi (+7%). A seguire ci sono stati i resort e le vacanze, con le crociere (+3% dalla più alta media del prezzo per le cruise) che hanno recitato la parte da protagonista. In calo, invece, il merchandising. A fronte di simili numeri, nonostante l’espansione dei costi, l’operating income del segmento è aumentato a 9,3 miliardi (+318 milioni rispetto a 12 mesi prima). In diminuzione, invece, la redditività operativa della divisione Sports. L’operating income è risultato di 2,4 miliardi rispetto ai 2,46 miliardi realizzati nel 2022-2023. Qui hanno pesato essenzialmente due fattori. Il primo è costituito dalle maggiori spese in programmazione e produzione (ad esempio, per il pagamento dei diritti sul calcio). Il secondo - oltre alla discesa degli abbonati alla Tv lineare - è rappresentato dalle più alte perdite nel canale Star India.

In un simile scenario, i dati dell’ultimo trimestre di Walt Disney sono risultati - sia nei ricavi che nell’utile per azione (Eps) rettificato - superiori alle stime. Una condizione, unita all’indicata stima sul primo quarter del 2024-2025, che ha soddisfatto il mercato. In Borsa il titolo - subito dopo la pubblicazione dei conti - ha guadagnato oltre l’11%. L’incremento - peraltro - è stato causato, anche, dalle previsioni sul lungo periodo rilasciate dall’azienda stessa. Nel 2024-2025 l’Eps rettificato è atteso al rialzo ad un’alta singola cifra percentuale. Nel 2025-2026 e 2026-2027 la previsione, invece, è dell’utile per azione adjusted in crescita a doppia cifra percentuale. Il balzo sul mercato, quindi, non stupisce. Sennonché, alcuni esperti hanno rimarcato che - viste le tante variabili in gioco (basta pensare ai recenti uragani negli Usa che influenzeranno i numeri del trimestre in corso) - offrire un outlook così a lunga gittata può risultare rischioso. La società - nella conference call con gli analisti - pare di tutt’altra opinione. L’habitat “fanta”-economico, che caratterizza il Magic Kingdom, consente - è l’indicazione- l’integrazione (e le sinergie) tra i diversi segmenti del business. Non solo. La crescita degli abbonati -che, ad esempio nello streaming, ha costi incrementali bassi e quindi margini più elevati - unitamente alla presenza globale e alla validità dei contenuti (la società ricorda i successi di Inside Out 2 e Deadpool & Wolverine) permettono di avere visibilità sul business e sul ritorno degli investimenti. Come sempre, il tempo (galantuomo) dirà se le argomentazioni saranno supportate dai fatti. Per l’intanto, da inizio anno, il titolo sale di oltre il 20%. Secondo Barron’s, il P/e attuale (sugli ultimi 12 mesi e quindi sull’anno fiscale) è, al 21/11/2024, di 42,5 volte. Vale dire un livello alto. Vero! L’indicatore prospettico GAAP, a detta di Seeking Alpha, scende a 23,8 (20,1 la mediana del settore di riferimento). E, tuttavia, la quotazione è attualmente molto “tirata”. Di conseguenza il risparmiatore deve fare attenzione e procedere con cautela.

Per approfondire:

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