Automotive

Vw, la bomba del costo del lavoro: 51% in più rispetto ai concorrenti Ue

Alla vigilia del terzo round di colloqui il sindacato propone tagli per 1,5 miliardi. Bene le vendite in ottobre e Skoda Enyak supera Tesla Model Y

di Alberto Annicchiarico

Dipendenti della Volkswagen durante uno «sciopero di avvertimento» del sindacato tedesco dei metalmeccanici IG Metall, a Osnabrück, Germania, 6 novembre 2024. Il cartello recita: «Lavoro per tutti i siti Vw: non c’è mai stata tanta lotta quanto oggi». REUTERS/Teresa Kroeger. REUTERS/Teresa Kroeger

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Il Gruppo Volkswagen è alle prese con una bomba pronta a esplodere. Con un nuovo ciclo di negoziati in arrivo da domani, l’azienda è chiamata a confrontarsi con costi del lavoro nettamente più elevati rispetto ai principali concorrenti europei, una condizione che mette sotto pressione la sostenibilità delle attività in Germania. L’obiettivo del management è tagliare 17 miliardi di euro. Le ipotesi a cui si guarda? La chiusura di tre stabilimenti del marchio Vw in Germania, decine di migliaia di licenziamenti, tagli del 10% ai salari, un congelamento degli stipendi per due anni. Il sindacato offre un taglio di 1,5 miliardi, attraverso la sospensione di parte dei bonus per lavoratori, dirigenti e membri del consiglio di amministrazione e il rinvio degli aumenti proposti (+7%), denaro da versare in un fondo. La presidente del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, in una conferenza stampa mercoledì, ha riconosciuto la necessità di stringere la cinghia, ma ha insistito, ad esempio, sul fatto che la paventata chiusura delle fabbriche possa essere evitata sulla base delle proposte dei lavoratori.

Il grande problema del costo del lavoro

Nel 2023 Volkswagen ha destinato il 15,4% dei ricavi globali al costo del personale (in calo rispetto al 18,2% del 2020), una percentuale ben superiore a quella di concorrenti come Bmw, Mercedes-Benz e Stellantis, che si attestano tra il 9,5% e l’11%, secondo quanto riportato in una nota interna del consiglio di fabbrica visionata da Reuters. In termini assoluti, un’incidenza superiore, in media, del 51%. Anche a livello di costo orario, il divario è evidente: in Germania Volkswagen paga 62 euro l’ora, il valore più alto al mondo nel settore automobilistico, contro i 47 euro della Francia, 33 dell’Italia e 29 della Spagna. La differenza media rispetto ai maggiori paesi dell’Ue supera quindi il 77%.

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A ciò si aggiunge che i costi delle fabbriche tedesche del gruppo risultano superiori del 25-50% rispetto ai target aziendali, con alcune strutture che arrivano a essere il doppio più onerose rispetto alla concorrenza. Thomas Schaefer, CEO del brand Volkswagen, ha dichiarato che questa situazione sta erodendo la produttività del gruppo, già sotto pressione per l’ingresso sul mercato europeo di player cinesi più competitivi, Byd su tutti.

Il sindacato rivede la proposta

Le trattative in programma per giovedì si preannunciano molto tese. Nell’ambito della contrattazione collettiva, il grande sindacato dei metalmeccanici, Ig Metall, attraverso il il responsabile distrettuale Thorsten Gröger, e il comitato aziendale della Volkswagen si sono detti pronti a mitigare le proprie richieste, per evitare i licenziamenti e la chiusura degli stabilimenti. Come riporta il quotidiano Bild, l’obiettivo è di garantire la sopravvivenza dei siti produttivi e un’occupazione a lungo termine.

La tensione è ulteriormente aumentata dopo che, a settembre, Volkswagen ha annullato un accordo contrattuale separato che regolava i salari di sei stabilimenti tedeschi, alimentando il malcontento. I tagli proposti sono particolarmente mal digeriti dai sindacati soprattutto dopo i recenti aumenti salariali del 5,5% nel contratto collettivo del settore e del 4% offerto da Tesla in Germania.

Dove va l’industria dell’auto

Il grande problema è come affrontare il crollo della domanda di veicoli elettrici, gli alti costi di gestione e la crescente concorrenza cinese. Sulle soluzioni le parti sono profondamente divise.

Sfide economiche e transizione verso elettrico e software

Oltre ai costi del lavoro, Volkswagen deve affrontare le sfide della transizione verso veicoli elettrici e “definiti dal software”, che richiedono investimenti significativi. L’avvio della joint-venture con il costruttore statunitense Rivian, va esattamente in questa direzione, puntando a trasferire nella jv le funzioni della controllata Cariad, che finora ha mancato gli obiettivi prefissati, facendo perdere miliardi. Del resto, la competizione con i cinesi, che propongono modelli a prezzi più accessibili, riduce ulteriormente i margini. I sindacati, tuttavia, sostengono che i costi del personale rappresentino solo una minima parte delle spese complessive del gruppo e chiedono di individuare altre aree per eventuali tagli.

Linee rosse da non superare

La posta in gioco, si diceva, non riguarda solo i salari, ma anche il futuro degli stabilimenti tedeschi. La possibile chiusura di alcuni siti produttivi è uno scenario che alimenta il rischio di scioperi, con potenziali pesanti conseguenze per l’attività produttiva del primo costruttoreautomobilistico europeo (6,5 milioni di veicoli venduti tra gennaio e settembre, -4%), che già sta vedendo scendere i profitti in maniera preoccupante: l’utile operativo di gruppo dei primi nove mesi è stato di 12,9 miliardi (-21% anno su anno), con un margine del 5,4% (era il 6,9%) . Non è la prima volta che si parla di drastica riduzione del personale. Un precedente piano dell’ex ceo Herbert Diess prevedeva il taglio di 23mila posizioni entro il 2025.

Intanto il futuro dei lavoratori e la competitività di Volkswagen restano in bilico. Daniela Cavallo ha ribadito che i sindacati non accetteranno compromessi che superino determinate «linee rosse». Del resto, in una comunicazione interna, il consiglio di fabbrica ha sottolineato che la perdita di 5,5 miliardi di utili in altre divisioni del gruppo - Porsche, Audi e Volkswagen Financial Services - dimostra come il problema non vada cercato solo nel costo del lavoro.

In ottobre ottimi risultati. Skoda Enyaq supera Tesla Model Y

Tutto questo mentre ottobre, hanno certificato gli esperti di Jato Dynamics, è stato un ottimo mese per il gruppo di Wolfsburg, che ha registrato una quota di mercato record (27,6% in Europa, top da tre anni) e la posizione di leader con oltre 287mila nuove immatricolazioni (+11%). Le auto elettriche hanno fatto la loro parte, con la Skoda Enyaq (9.977 unità e +44%) che si è assicurata il primo posto come Ev più venduto in Europa, superando Tesla Model Y (8.795 e -18%). Le immatricolazioni della Volkswagen ID.4 sono aumentate del 24% (6.894, al terzo posto). Le auto a benzina e diesel hanno comunque rappresentato oltre i tre quarti delle immatricolazioni.

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