Vw, la bomba del costo del lavoro: 51% in più rispetto ai concorrenti Ue
Alla vigilia del terzo round di colloqui il sindacato propone tagli per 1,5 miliardi. Bene le vendite in ottobre e Skoda Enyak supera Tesla Model Y
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Il Gruppo Volkswagen è alle prese con una bomba pronta a esplodere. Con un nuovo ciclo di negoziati in arrivo da domani, l’azienda è chiamata a confrontarsi con costi del lavoro nettamente più elevati rispetto ai principali concorrenti europei, una condizione che mette sotto pressione la sostenibilità delle attività in Germania. L’obiettivo del management è tagliare 17 miliardi di euro. Le ipotesi a cui si guarda? La chiusura di tre stabilimenti del marchio Vw in Germania, decine di migliaia di licenziamenti, tagli del 10% ai salari, un congelamento degli stipendi per due anni. Il sindacato offre un taglio di 1,5 miliardi, attraverso la sospensione di parte dei bonus per lavoratori, dirigenti e membri del consiglio di amministrazione e il rinvio degli aumenti proposti (+7%), denaro da versare in un fondo. La presidente del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, in una conferenza stampa mercoledì, ha riconosciuto la necessità di stringere la cinghia, ma ha insistito, ad esempio, sul fatto che la paventata chiusura delle fabbriche possa essere evitata sulla base delle proposte dei lavoratori.
Il grande problema del costo del lavoro
Nel 2023 Volkswagen ha destinato il 15,4% dei ricavi globali al costo del personale (in calo rispetto al 18,2% del 2020), una percentuale ben superiore a quella di concorrenti come Bmw, Mercedes-Benz e Stellantis, che si attestano tra il 9,5% e l’11%, secondo quanto riportato in una nota interna del consiglio di fabbrica visionata da Reuters. In termini assoluti, un’incidenza superiore, in media, del 51%. Anche a livello di costo orario, il divario è evidente: in Germania Volkswagen paga 62 euro l’ora, il valore più alto al mondo nel settore automobilistico, contro i 47 euro della Francia, 33 dell’Italia e 29 della Spagna. La differenza media rispetto ai maggiori paesi dell’Ue supera quindi il 77%.
A ciò si aggiunge che i costi delle fabbriche tedesche del gruppo risultano superiori del 25-50% rispetto ai target aziendali, con alcune strutture che arrivano a essere il doppio più onerose rispetto alla concorrenza. Thomas Schaefer, CEO del brand Volkswagen, ha dichiarato che questa situazione sta erodendo la produttività del gruppo, già sotto pressione per l’ingresso sul mercato europeo di player cinesi più competitivi, Byd su tutti.
Il sindacato rivede la proposta
Le trattative in programma per giovedì si preannunciano molto tese. Nell’ambito della contrattazione collettiva, il grande sindacato dei metalmeccanici, Ig Metall, attraverso il il responsabile distrettuale Thorsten Gröger, e il comitato aziendale della Volkswagen si sono detti pronti a mitigare le proprie richieste, per evitare i licenziamenti e la chiusura degli stabilimenti. Come riporta il quotidiano Bild, l’obiettivo è di garantire la sopravvivenza dei siti produttivi e un’occupazione a lungo termine.
La tensione è ulteriormente aumentata dopo che, a settembre, Volkswagen ha annullato un accordo contrattuale separato che regolava i salari di sei stabilimenti tedeschi, alimentando il malcontento. I tagli proposti sono particolarmente mal digeriti dai sindacati soprattutto dopo i recenti aumenti salariali del 5,5% nel contratto collettivo del settore e del 4% offerto da Tesla in Germania.


