Automotive

Volkswagen, profit warning: Porsche pesa per 5,1 miliardi sull’utile operativo

La casa di auto sportive abbandonerà un progetto portato avanti insieme al Gruppo di Wolfsburg nella sua forma originale. Flusso di cassa azzerato

di Alberto Annicchiarico

Volkswagen lancia il profit warning

2' di lettura

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La strategia elettrica di Porsche conosce una brusca frenata e trascina con sé i conti del Gruppo Volkswagen. Il costruttore di Stoccarda ha deciso di rivedere a fondo il piano di lancio dei nuovi modelli a batteria, rallentando gli investimenti e rimodulando l’offerta verso motorizzazioni tradizionali e ibride. Una scelta maturata dopo mesi di vendite sotto le attese – soprattutto in Cina – e di tensioni competitive sui prezzi, che hanno eroso i margini.

Il contraccolpo sui numeri, dopo la già dolorosa virata di metà anno, è pesante. Volkswagen, che detiene circa il 75% di Porsche AG, ha comunicato che la revisione dei prodotti della controllata genererà un impatto complessivo di 5,1 miliardi di euro sull’utile operativo del 2025. Nel dettaglio, il gruppo di Wolfsburg, primo costruttore europeo, contabilizzerà una svalutazione non monetaria di circa 3 miliardi legata all’abbandono, nella sua configurazione originaria, di un progetto sviluppato congiuntamente con Porsche. A questa si aggiunge un effetto negativo una tantum di 2,1 miliardi derivante dal peggioramento delle previsioni della casa che produce l’iconica 911.

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Cambio di prospettiva

Le conseguenze sugli obiettivi finanziari? Il ritorno operativo sulle vendite di Volkswagen è ora stimato tra il 2 e il 3% per l’esercizio 2025, contro il 4-5% indicato in precedenza. Il flusso di cassa netto della divisione Automotive è stato rivisto a zero, rispetto alla forchetta 1-3 miliardi; la liquidità netta scenderà a circa 30 miliardi (da 31-33), mentre i ricavi dovrebbero restare stabili sui livelli dell’anno precedente.

Per Porsche l’impatto immediato è un taglio delle prospettive (il quarto quest’anno): il margine operativo per il 2025 non supererà il 2% (dal 5-7% precedente), con una perdita stimata fino a 1,8 miliardi di euro legata al rinvio di diversi progetti elettrici. Slitta, infatti, il lancio di una nuova gamma di suv “oltre” l’attuale Cayenne, inizialmente pensata solo a batteria. Verrà inoltre prolungato il ciclo produttivo degli attuali modelli a combustione e plug-in. Inoltre, a fine agosto, con la riconversione di Cellforce a ricerca e sviluppo, è stato archiviato il progetto di realizzare internamente le celle per le batterie.

L’uscita dal Dax di Francoforte

La sterzata arriva in un momento delicato per il settore. Dopo anni di massicci investimenti sulla transizione green, l’industria europea dell’auto fa i conti con un mercato elettriche che cresce molto al di sotto delle attese, dovuto all’incertezza macroeconomica, alla pressione dei costi e alla concorrenza cinese sempre più pressante. Dal debutto in Borsa tre anni fa, il titolo Porsche ha perso quasi la metà del valore e uscirà dall’indice Dax di Francoforte il 22 settembre, a seguito del ribilanciamento periodico dell’indice.

Il doppio ruolo del ceo

Le difficoltà si intrecciano con le dinamiche di governance: il doppio ruolo di Oliver Blume, ceo sia di Volkswagen sia di Porsche, è da tempo oggetto di critiche tra gli investitori, che invocano una guida dedicata per rilanciare il marchio sportivo. Secondo indiscrezioni, la famiglia Porsche-Piëch starebbe valutando candidati esterni per la successione.

Solo pochi giorni fa al Salone di Monaco (IAA Mobility) Blume aveva ribadito l’ambizione di fare di Wolfsburg un “Global Automotive Tech Driver”, accelerando su elettrificazione e digitalizzazione. La realtà dei conti costringe però a un pragmatismo che ridefinisce le priorità.

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