Made in Italy

Vino italiano verso il Vinitaly tra ricette antidazi e minacce di stretta Ue sulle etichette salutistiche

A Verona dal 12 al 15 aprile, settore in cerca di contromisure ql calo di export e consumi. Health warning in etichetta, la filiera contro Bruxelles: «Non equiparare vino e superalcolici»

di Giorgio dell'Orefice

Vinitaly 2026: i numeri della nuova edizione

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Serrare le file e reagire. È questo l’imperativo che si è dato il mondo del vino italiano dopo un 2025 complesso. I dazi di Trump hanno fatto perdere il 9,2% delle vendite negli Stati Uniti (quasi 180 milioni di euro in meno), principale sbocco per il vino italiano appesantendo così l’intero export (che ha chiuso l’anno a -3,7%), da sempre il driver della crescita del settore.

Il ritorno degli health warnigs

E i dazi non sono l’unica minaccia. È di giovedì la notizia, rilanciata dall’Unione italiana vini, della richiesta della Commissione Salute a Bruxelles di accelerare sugli health warnings in etichetta per i prodotti che contengono alcol. Una proposta che non distingue tra vino e superalcolici, tra abuso e consumo moderato e che finirebbe per riportare indicazioni sui rischi per la salute sulle bottiglie di vino, sulla scorta di quanto avviene da anni per i pacchetti di sigarette.

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I numeri del vino...

Mercati internazionali e offensive salutiste saranno tra i principali temi al centro del 58esimo Vinitaly (da domenica 12 al 15 aprile a Veronafiere), l’appuntamento clou di un settore, quello del vino italiano, che conta 530mila imprese (4mila delle quali presenti a Verona), 670mila ettari di vigneto, 870mila occupati e un giro d’affari di 14 miliardi di euro (che salgono a 31 con l’indotto), 7,78 dei quali realizzati sui mercati esteri.

Senza dimenticare che il vino made in Italy assolve anche altre funzioni forse meno misurabili ma di sicuro impatto. È da sempre un ambasciatore della qualità made in Italy e dello stile di vita italiano mentre la viticoltura svolge anche una importante funzione di presidio del territorio. Vigneti coltivati e “pettinati” si possono osservare in ogni regione del Paese e sono ormai un elemento caratterizzante del paesaggio italiano. Una leva, inoltre, di forte attrattività considerati i numeri in costante crescita registrati dal turismo nei territori del vino. Non a caso tra le novità di Vinitaly c’è la sezione dedicata all’enoturismo oltre agli spazi dedicati alla mixology e ai vini dealcolati.

... e quelli di Vinitaly

Nel corso del Vinitaly saranno quindi centrali le riflessioni sui mercati internazionali con le difficoltà legate ai dazi di Trump, ma anche con le nuove opportunità che si potranno aprire per il settore con i recenti accordi internazionali siglati con Mercosur, India e Australia. Intese che introdurranno un quasi azzeramento delle tariffe finora praticate sull’import di vino.

Nel lavoro di riposizionamento internazionale del vino un ruolo chiave sarà svolto proprio da Vinitaly la cui azione a favore del settore non si esaurisce nelle giornate veronesi.Sotto le insegne della manifestazione si svolgono, infatti, ogni anno circa 30 appuntamenti in giro per il mondo dagli Usa alla Cina, dal Brasile all’India tutte all’insegna del vino italiano.

E sempre più strategico sta diventando anche il lavoro effettuato da Veronafiere sull’incoming di buyer esteri. L’edizione 2026 di Vinitaly registrerà la presenza di oltre mille buyer esteri selezionati da Veronafiere insieme con Ita-Italian Trade Agency da oltre 70 paesi. 

Tra questi 200 arriveranno dal Nordamerica (Usa e Canada), con la presenza di tutti i principali monopoli di Stato canadesi. In ripresa anche gli arrivi dall’Asia con 60 tra i principali importatori e distributori cinesi.

«In uno scenario internazionale sempre più competitivo e complesso – ha commentato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo – Vinitaly continua a presidiare i mercati chiave per il vino italiano, grazie anche a una campagna di incoming sempre più mirata. L’obiettivo è consolidare le posizioni nelle destinazioni storiche e, allo stesso tempo, sviluppare nuove opportunità nei mercati emergenti, offrendo alle imprese strumenti concreti per rafforzare la propria presenza internazionale».

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