Effetto dazi e dollaro debole

Export di vino, nessun miracolo nel 2025: -3,7% in valore e -1,9% in volume. Negli Usa persi 170 milioni

Elaborazioni Uiv su dati Istat: crollo nel secondo semestre ma le quote di mercato migliorano rispetto alla Francia. L’eccezione del Brasile (+3,8%) lascia ben sperare in vista dell’applicazione dell’accordo Mercosur

di Giorgio dell'Orefice

La mappa (senza la Francia) per bere bene in Europa

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La tanto annunciata battuta d’arresto dell’export di vino italiano si è verificata. E non poteva essere altrimenti con il principale mercato di sbocco estero, gli Stati Uniti, gravato dai dazi e da un cambio euro dollaro sfavorevole. Adesso arriva anche la certificazione dei dati Istat. Nel 2025 le esportazioni italiane di vino hanno perso il 3,7% fermandosi a quota 7,78 miliardi di euro, scendendo quindi sotto la soglia degli 8 miliardi registrato lo scorso anno.

Gli Usa guidano i ribassi, l’Europa tiene

Il giro d’affari del vino made in Italy all’estero ha perso complessivamente 300 milioni, 178 dei quali negli Stati Uniti. Secondo i dati Istat elaborati dall’Osservatorio dell’Unione italiana vini se il calo in valore è stato del 3,7% in volume invece è stato meno marcato (-1,9%) segno probabilmente di quello che tanti in questi mesi hanno vociferato: e cioè che i produttori italiani nel tentativo di limitare i danni negli Usa hanno assorbito in parte i dazi riducendo i propri margini di guadagno.

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La performance negativa negli Usa (-9,2% a quota 1,76 miliardi) ha trascinato al ribasso i mercati extra Ue che nel complesso hanno perso il 6,4%. Fuori dei confini comunitari è andata male anche in altri sbocchi chiave oltre gli Usa. Segno meno anche nel Regno Unito (-3,9%), per il Canada (-5,9%), per la Svizzera (-4,2%) e per la Russia (-16%). Unica eccezione il Brasile (+3,8%) dato che lascia ben sperare in chiave di accordo Ue-Mercosur.

Calano anche gli spumanti e le regioni top

Decisamente meglio è andata sui mercati europei dove si è registrato un progresso dello 0,5%. A tenere le posizioni il mercato chiave della Germania (+0,6%, a 1,1 miliardi di euro) mentre sono risultati in crescita sia la Francia (+3,6%) che i Paesi Bassi (+5,6%). Tra le regioni, segno negativo per le 3 capofila: il Veneto a -1,2% (2,9 miliardi di euro), la Toscana (-2%) e il Piemonte (-2,2%).

Sul fronte delle tipologie preoccupa il dato degli spumanti che dopo anni di crescita ininterrotta hanno lasciato sul terreno il 2,5% (a quota 2,3 miliardi di euro) anche se, tuttavia, hanno fatto meglio dei vini fermi che hanno perso il 4,3% a quota 5 miliardi di euro.

«L’Europa – ha commentato il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi – ha calmierato la perdita e proprio da qui dobbiamo ripartire: il mercato interno offrirebbe enormi margini di crescita se si superasse la babele legislativa che impone di fatto un dazio interno al 45% sui beni manifatturieri. La ‘sveglia’ generata dai dazi ci impone di fare ordine in casa nostra e allo stesso tempo di allargare l’orizzonte dei mercati terzi, con attivismo commerciale, approccio manageriale e condivisione strategica con le istituzioni».

Crollo a fine anno, Francia peggio dell’Italia

«Le difficoltà incontrate nei Paesi terzi nel secondo semestre sono senza precedenti – ha aggiunto il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti –, in particolare negli Usa si registra un calo nel periodo che sfiora il 23% e punte del -28% dei rossi fermi in bottiglia, oltre a una contrazione del prezzo medio del 10,8%. Una condizione anomala del mercato che si riflette anche nelle dinamiche accusate dai competitor: la Francia, che rimane primo supplier con 1,9 miliardi di euro, chiude l’anno con un calo doppio rispetto al nostro (-18,8%, -39,1% nel secondo semestre). Paradossalmente l’Italia, perdendo meno degli altri, si ritrova con quote di mercato più alte rispetto all’anno scorso. Una vittoria di Pirro che avremmo preferito conseguire attraverso la crescita».

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