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Twitter accetta l’accordo con Musk: sì all’offerta da 44 miliardi di dollari

Il titolo Twitter a Wall Street guadagna il 5,6% a 51,67 dollari. L’ipotesi di un’Opa ostile da parte di Mister Tesla porta il Cda della piattaforma a cambiare atteggiamento

di Biagio Simonetta

Elon Musk acquista Twitter per 44 miliardi di dollari

4' di lettura

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Sono ore caldissime per Twitter. Dopo l’ostracismo dei giorni scorsi, il board del social network ha deciso di accettare l’offerta di Elon Musk, che intanto già twitta da nuovo proprietario del social network: «Spero che anche i miei peggiori critici rimangano su Twitter, perché questo è ciò che significa libertà di parola», ha scritto in un post che ha ottenuto immediatamente decine di migliaia di commenti e condivisioni.

La trattativa di fatto è chiusa, a meno di clamorosi colpi di scena durante la notte. E il prezzo finale sarebbe lievemente superiore all’iniziale offerta di Musk: da 43 a 44 miliardi di dollari.

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Il testacoda

Un epilogo del tutto inatteso, fino a pochi giorni fa. Ma un incontro avvenuto domenica fra il ceo di Tesla e i vertici di Twitter ha cambiato gli scenari, iniettando grosse dosi di ottimismo sul buon esito della trattativa e facendo guadagnare al titolo circa il 5% nella giornata di ieri.

L’offerta, come detto, rimane vicina a quella originaria: 44 miliardi di dollari, per un valore di 54,20 dollari ad azione. Non è per ora del tutto chiaro il motivo per cui il valore totale dell’operazione sia leggermente aumentato rispetto all'offerta iniziale. Ma potrebbe essere correlato a un conteggio delle azioni aggiornato. Del resto, Musk ha ribadito a più riprese che la sua offerta iniziale è la «migliore e finale». Lo ha fatto anche nelle ultime ore con il presidente di Twitter, Bret Taylor.

Un rialzo minimo

Ad ogni modo, non sembra un prezzo sensazionale, se consideriamo che ieri il titolo di Twitter è stato battuto attorno ai 52 dollari (dopo l’ottimismo filtrato sulla trattativa), e che solo qualche mese fa il valore di un’azione era superiore ai 70 dollari. Ma la società di Market Street si appresta a fornire i dati della trimestrale (giovedì, ndr). E le previsioni non sono così rosee. Un elemento che a quanto pare ha messo ancora maggior pressione al board.

L’offerta ufficiale di Musk per il 100% della società risale al 14 aprile scorso. Da allora il consiglio di amministrazione di Twitter non ha nascosto il suo malcontento. Per fermarlo, il board è ricorso a una poison pill che impedisse accumuli di azioni superiori al 15%. Ma quando – giovedì scorso - Musk ha reso noto i dettagli delle sue mosse, spiegando di avere a disposizione 46,5 miliardi di dollari e di voler portare la sua offerta direttamente agli azionisti (di fatto un'Opa ostile), il vento è cambiato, e a Market Street hanno deciso di aprire ai negoziati iniziati domenica.

L’appoggio delle banche

Musk può contare sugli impegni ottenuti dalle banche, radunate da Morgan Stanley nel ruolo di gran consulente. Queste portano in dote 25,5 miliardi. Altri 21 miliardi, invece, sono la parte in equity che Musk inietterà personalmente. Oltre che da Morgan Stanley, i prestiti arrivano da Bank of America e da altri istituti internazionali (da Barclays a Societé Generale, fino Bnp Paribas e Mizuho Bank). Ben 12,5 miliardi, invece, sono garantiti da titoli Tesla che rappresentano la cassaforte della fortuna del magnate americano.

Ma a pesare sull’apertura del board pare essere stato anche il lavoro ai fianchi di Musk sugli azionisti. Venerdì scorso, infatti, il patron di Tesla si è incontrato privatamente con alcuni di loro, per sponsorizzare la sua offerta in modo da influenzare la decisione dell’azienda. E dopo quell'incontro, qualcuno si è mosso pubblicamente. Come Lauri Brunner, del fondo di Thrivent Asset Management, che ha caldeggiato l’ipotesi Musk: «Ha una comprovata esperienza in Tesla e può fornire ottime prestazioni operative su Twitter». Thrivent, con sede a Minneapolis, ha una partecipazione di circa lo 0,4% in Twitter per un valore di 160 milioni di dollari ed è anche azionista di Tesla.

L’altalena in Borsa

Da quando Musk ha presentato la sua offerta (il 14 aprile, come detto), le azioni di Twitter hanno avuto un ritmo altalenante, a riprova di un mercato abbastanza scettico sull'accordo, fino alla giornata di ieri.

Questa storia è iniziata invece il 4 aprile, quando il patron di Tesla è diventato l’azionista di maggioranza di Twitter, acquistando una partecipazione passiva del 9,2% della società. Da quel giorno, il titolo di Twitter ha guadagnato circa il 35%, e la capitalizzazione di mercato è tornata vicina ai 40 miliardi di dollari.

Se per un ennesimo colpo di scena, questa trattativa (di fatto già chiusa) dovesse fallire, Musk ha lasciato intendere che potrebbe vendere la sua quota attuale. Per ora, però, sembra un’ipotesi veramente lontana.

Breton: Musk si adeguerà alle regole Ue

Da Bruxelles intanto arrivano le prime reazioni, che suonano come un avvertimento. «Che siano auto o socia media - ha scritto in un tweet il commissario Ue al Mercato interno Thierry Breton - ogni società operante in Europa deve rispettare le nostre regole, indipendentemente dal suo azionariato. Mr Musk lo sa bene. Ha familiarità con le regole Ue sulle auto e si adatterà rapidamente al Digital Services Act».


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