L’offerta ufficiale di Musk per il 100% della società risale al 14 aprile scorso. Da allora il consiglio di amministrazione di Twitter non ha nascosto il suo malcontento. Per fermarlo, il board è ricorso a una poison pill che impedisse accumuli di azioni superiori al 15%. Ma quando – giovedì scorso - Musk ha reso noto i dettagli delle sue mosse, spiegando di avere a disposizione 46,5 miliardi di dollari e di voler portare la sua offerta direttamente agli azionisti (di fatto un'Opa ostile), il vento è cambiato, e a Market Street hanno deciso di aprire ai negoziati iniziati domenica.
L’appoggio delle banche
Musk può contare sugli impegni ottenuti dalle banche, radunate da Morgan Stanley nel ruolo di gran consulente. Queste portano in dote 25,5 miliardi. Altri 21 miliardi, invece, sono la parte in equity che Musk inietterà personalmente. Oltre che da Morgan Stanley, i prestiti arrivano da Bank of America e da altri istituti internazionali (da Barclays a Societé Generale, fino Bnp Paribas e Mizuho Bank). Ben 12,5 miliardi, invece, sono garantiti da titoli Tesla che rappresentano la cassaforte della fortuna del magnate americano.
Ma a pesare sull’apertura del board pare essere stato anche il lavoro ai fianchi di Musk sugli azionisti. Venerdì scorso, infatti, il patron di Tesla si è incontrato privatamente con alcuni di loro, per sponsorizzare la sua offerta in modo da influenzare la decisione dell’azienda. E dopo quell'incontro, qualcuno si è mosso pubblicamente. Come Lauri Brunner, del fondo di Thrivent Asset Management, che ha caldeggiato l’ipotesi Musk: «Ha una comprovata esperienza in Tesla e può fornire ottime prestazioni operative su Twitter». Thrivent, con sede a Minneapolis, ha una partecipazione di circa lo 0,4% in Twitter per un valore di 160 milioni di dollari ed è anche azionista di Tesla.
L’altalena in Borsa
Da quando Musk ha presentato la sua offerta (il 14 aprile, come detto), le azioni di Twitter hanno avuto un ritmo altalenante, a riprova di un mercato abbastanza scettico sull'accordo, fino alla giornata di ieri.
Questa storia è iniziata invece il 4 aprile, quando il patron di Tesla è diventato l’azionista di maggioranza di Twitter, acquistando una partecipazione passiva del 9,2% della società. Da quel giorno, il titolo di Twitter ha guadagnato circa il 35%, e la capitalizzazione di mercato è tornata vicina ai 40 miliardi di dollari.