TSMC, la partita globale della fabbrica dei chip contro il rischio cinese
Il gruppo diversifica la produzione in Germania, Giappone e Stati Uniti ma il legame con Taiwan resta alto. Business spinto dall’intelligenza artificiale
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Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc). Cioè: una delle big company nel mondo dei semiconduttori. Di recente è balzata agli onori delle cronache. Il motivo? Lo scatto in avanti del titolo dell’azienda a Wall Street (e alla Borsa di Taiwan) che, spingendo l’intero settore, ha contribuito ai nuovi record dell’intero mercato statunitense.
Dinamiche di Borsa
In particolare: le azioni di Tsmc, dal 18 gennaio scorso alla chiusura del 30/1/2024, hanno guadagnato circa il 13%. Una dinamica la quale, sugli ultimi 12 mesi, implica l’incremento del 25,15% (27,5 il total return). A ben vedere il più recente mini rally ha una causa precisa: l’indicazione, contestuale alla pubblicazione dei dati del quarto trimestre del 2023 e sull’interno anno, delle previsioni di crescita per l’esercizio in corso. Il gruppo di Taiwan stima che, nel 2024, i suoi ricavi saliranno più del 20% rispetto al 2023. Il dato, oltre alla positività in sé, ha un forte valore segnaletico a causa dell’oggetto sociale di Tsmc. Questa è la più grande “foundry” mondiale di semiconduttori. In altre parole: è il maggiore produttore di chip per conto terzi (al 30/9/2023 vantava il 59% di market share). Chiaro, quindi, che - considerando anche il fatto che tra i clienti ci siano nomi quali Apple, Amd o Nvidia -l’andamento delle vendite di Taiwan semiconductor manufacturing company è da considerarsi uu termometro dello stato di salute dell’intero comparto. Vero! È pur sempre una singola azienda il cui business viene influenzato da dinamiche particolari. E, tuttavia, le sue performance da sempre sono prese in considerazione (anche) per cogliere andamento generale del settore.
Il conto economico
Già, l’andamento generale. Rispetto, invece, ai più specifici numeri di Tsmc nel 2023, va ricordato che non sono così positivi. Sebbene nell’ultimo quarter il giro d’affari in dollari sia in aumento -sul terzo trimestre - del 13,6%, il consuntivo annuale mostra un calo dell’8,7% (sempre in dollari). Lo stesso Gross margin (margine industriale) è sceso al 54,4% (era il 59,6% un anno prima). Certo: l’intero comparto dei semiconduttori -secondo Deloitte - nel 2023 si è contratto del 9,4%. Quindi: Tsmc ha sovraperformato il settore. E, però, l’andamento negativo del gruppo rimane.
Sennonché, proprio a fronte del trend dello scorso esercizio, il mercato ha premiato le previsioni di Tsmc sul 2024. Cioè: ha interpretato le parole del ceo C.C.Wei come l’indicazione che il ciclo ribassista del comparto possa essere alle spalle. Nel recente passato, soprattutto nel 2023, il mondo dei semiconduttori ha sofferto - in particolare - di un eccesso di magazzino. Le aziende di chip, in previsione del rialzo della domanda, hanno realizzato molte scorte. Troppe! Con il che, anche a causa della frenata delle vendite di smartphone e personal computer, le medesime si sono trovate a smaltire l’ eccesso di “inventory”, riducendo o ritirando nuovi ordini e facendo così scendere gli stessi prezzi. Di qui la cattiva performance del 2023. Adesso, tuttavia, la situazione pare essere cambiata, anche grazie ai volumi legati all’Intelligenza artificiale.
La leadership tecnologica
Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Alcuni esperti, è accaduto nella stessa conference call sui dati dell’ultima trimestrale, sottolineano da una parte che, tra gli elementi di forza di Tsmc, c’è la leadership tecnologica; ma, dall’altra, che ci sono concorrenti i quali possono mettere in discussione proprio questa caratteristica. Soprattutto, nella corsa alla miniaturizzazione dei transistor, e quindi, degli stessi chip. «Non vedo a rischio la leadership - ribatte Carlo De Luca, capo dell’AM di Gamma Capital Markets -. Tsmc è attualmente una o due generazioni più avanti rispetto alle fonderie quali quelle, ad esempio, di Intel». «Quest’ultima - fa da eco Giacomo Calef, Country manager di NS Partners - ha affrontato vari problemi nel lancio del processore a 7 nanometri». Tsmc, al contrario, «ha sviluppato con successo il programma di produzione di questo prodotto, guadagnando un vantaggio significativo». Certo: «Intel ha più volte indicato la volontà di riprendere la leadership dell’evoluzione tecnologica entro il 2025 grazie ai nuovi chip a 1,8 nanometri». Ma questi, lo ha indicato la stessa Tsmc, «sono approssimativamente paragonabili - riprende De Luca - alla tecnologia da 3 nanometri che il gruppo di Taiwan ha già in produzione e che, alla fine del 2023, vale circa il 6% dei ricavi totali da wafer». Insomma: i pareri degli esperti paiono chiari. Ciononostante, si tratta di tecnologie di frontiera. Una situazione dove, al di là dei commenti degli esperti, è sempre utile rimarcare come la soluzione adesso vincente può diventare perdente nell’arco di poco tempo. Ciò detto, è chiaro come Tsm investa molto nella Ricerca e Sviluppo. È un suo marchio di fabbrica, agevolato anche dalle sue grandi dimensioni e presenza globale che, consentendo elevate economie di scala, permette ingenti investimenti.



