Trump fa volare Wall Street. Perché le Borse europee sono più a rischio
I dazi e un ritorno dell’inflazione potrebbero rappresentare dei rischi per i listini del Vecchio Continente
di Morya Longo
3' di lettura
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Su un punto in tanti erano d’accordo già alla vigilia: per Wall Street chiunque avesse vinto sarebbe stato potenzialmente un successo. Perché è sempre stato così. Anche nel recente passato: durante il mandato di Donald Trump tra il 2016 e il 2020 Wall Street ha guadagnato il 57,5%, durante la presidenza Biden il rialzo è stato del 71%.
E anche nel breve periodo, pur con volatilità accentuata a volte, è più o meno sempre stato così. Ma anche su un altro punto erano tutti d’accordo: nell’immediato, la vittoria di Trump sarebbe piaciuta di più a Wall Street rispetto a quella di Kamala Harris. Perché i tagli fiscali alle aziende (che Trump manterrà alla loro scadenza nel 2027) e la deregulation piacciono alla Borsa. Non è un caso che appena Wall Street ha capito che Trump sarebbe stato il nuovo inquilino della Casa Bianca, i futures sugli indici S&P e Nasdaq sono letteralmente volati in alto. E ancora meglio vanno le small cap, le aziende medie: cioè le più avvantaggiate dalla politica America First. Per non parlare del Bitcoin.
L’incertezza è invece maggiore per le Borse europee: con la vittoria di Trump a soffrire potrebbero essere proprio i listini del Vecchio continente. Non è un caso che a ottobre, con gli investitori che provavano a scommettere proprio su Trump, le Borse europee abbiano perso terreno (-1,7%) e Wall Street sia invece salita (+1,04%). E non è un caso che già mercoledì, alle prime indicazioni che arrivano dalle urne statunitensi, i futures sulle Borse europee siano stati subito deboli in preapertura. Poi, quando le Borse hanno aperto, dopo un rialzo iniziale hanno virato in negativo pesantemente.
I tre rischi per l’Europa
Per i listini del Vecchio continente i problemi potenziali sono tre con Trump alla Casa Bianca. Il primo è legato ai dazi e alle possibili maggiori tensioni commerciali globali. l’Europa è un continente esportatore, con due delle sue principali economie votate all’export (Germania e Italia): un possibile incremento dei dazi e un raffreddamento dei commerci globali avrebbe un impatto negativo sull’economia e dunque sulla Borsa. Anche Kamala Harris non sarebbe stata tenera sul fronte dei dazi, dopo quelli già varati da Biden nei confronti dell Cina, ma con Trump i rischi di escalation nella guerra commerciale sono maggiori.
Pericolo inflazione
Il secondo rischio è legato all’inflazione. Le politiche di Trump hanno un potenziale impatto inflazionistico negli Stati Uniti (tanto che molti pensano che la Fed dovrà rallentare il percorso di taglio dei tassi) ma anche in Europa. Per due motivi: il primo è legato ai dazi, che - ovviamente - hanno l’effetto di aumentare i prezzi. Il secondo è legato al possibile apprezzameto del dollaro sull’euro (già visibile nella mattinata post-voto): dato che la politica fiscale di Trump ha l’effetto di far salire il deficit e il debito e questo ha - a sua volta - l’effetto di tenere elevati i rendimenti dei titoli di Stato Usa, il dollaro potrebbe continuare a rafforzarsi per effetto dei flussi di capitali che tendono sempre ad andare dove i rendimenti sono più elevati. Tanti economisti lo prevedono. Non tutti però: il team di Ubs, per esempio, prevede che il biglietto verde tenderà in futuro a deprezzarsi. Ma la maggior parte del mercato pensa il contrario. Sta di fatto che un rafforzamento del dollaro significherebbe, per l’Europa, pagare di più petrolio e materie prime. Dunque potenziale inflazione importata, compensata però dal calo del prezzo delle materie prime stesse.



