Enologia

Bollicine toscane? Ora anche la patria dei vini rossi scommette sugli spumanti Igt

Modificato il disciplinare dell’Igt Toscana (91 milioni di bottiglie prodotte e 1.700 viticoltori) per produrre bollicine da metodo classico o charmat. La modifica segue l’evoluzione dei consumi

di Giorgio dell'Orefice

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La Toscana terra di elezione di vini spumanti? Certo per una delle regioni specializzate nei vini rossi resta una prospettiva lontana anche se qualche cosa sta davvero cambiando.

Dal Comitato nazionale vini del ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare è giunto il via libera alle modifiche del disciplinare di produzione del vino “Toscana Igt” che prevedono l’introduzione della categoria vino spumante. Un passaggio – avviato con l’approvazione da parte della Giunta regionale toscana a dicembre 2024 – che al Consorzio Vino Toscana definiscono senza mezzi termini «storico» e che «segna un’evoluzione significativa dell’indicazione geografica».

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Attesa per l’ok di Bruxelles

Ora il dossier dovrà passare l’ultimo esame della Commissione Europea e, quindi, per l’applicazione del nuovo Disciplinare sarà necessario attendere almeno fino alla fine del 2026.
Non è l’unica novità. Nel pacchetto di proposte c’è anche il ricorso esclusivo in etichetta al termine “Toscana” per qualificare il marchio Igt laddove in passato si poteva optare anche per la parola “Toscano”.

Bianchi o rosati metodo classico o charmat

Ma la novità di maggiore impatto è sicuramente quella che riguarda la categoria spumante e che apre nuove prospettive produttive per il comparto vitivinicolo regionale. Il nuovo disciplinare istituzionalizza una produzione di bollicine all’interno di una grande denominazione laddove gli spumanti in Toscana sono stati finora realizzati soprattutto su iniziative di singole imprese e rappresentano di certo una fetta residuale della produzione vinicola. Col nuovo disciplinare invece sarà possibile produrre spumanti metodo classico o Charmat sia bianchi che rosati.

La strategia di diversificazione

Che la Toscana stia un po’ ripensando la propria offerta di vino una volta centrata quasi esclusivamente sui vini rossi è, d’altro canto, un processo che in atto già da qualche tempo basti pensare al forte rafforzamento sulla costa Toscana del Vermentino che ha nel tempo riequilibrato la produzione di Sangiovese. Adesso questo nuovo passo per rafforzare anche gli spumanti.

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Cecchi: evoluzione degli stili di consumo

«Tutto pronto per affrontare l’ultimo passaggio, quello dell’approvazione da parte della Commissione Europea – ha commentato il presidente del Consorzio Vino Toscana, Cesare Cecchi -. Le modifiche introdotte rispondono all’evoluzione degli stili di consumo e alle esigenze del mercato. L’introduzione della categoria vino spumante, che rappresenta un’importante opportunità di sviluppo per le aziende vitivinicole toscane. Non meno rilevante è la possibilità di usare in etichetta il solo il nome geografico “Toscana IGT” eliminando “Toscano” che punta a rafforzare l’identità del vino e si caratterizza come vero e proprio marchio di qualità, capace di valorizzare l’eccellenza delle produzioni regionali».

L’Indicazione Geografica Tipica “Toscana” comprende oggi diverse tipologie di vino: Bianco, Rosato, Rosso sia fermi che frizzanti. Sono inoltre previste le tipologie da uve appassite (Passito) e da uve stramature (Vendemmia Tardiva). A queste si aggiungono ora due nuove tipologie di bollicine.

Una richiesta che viene dai produttori

«L’introduzione delle due tipologie di vino spumante, spiega il direttore del Consorzio, Stefano Campatelli - è nata dalla richiesta di molti produttori toscani che da tempo sono impegnati in questo tipo di produzione e rappresenta una concreta opportunità di sviluppo per il comparto, che, pur restando ancorato alla tradizione, si apre a nuove prospettive in linea con un mercato sempre più orientato alla qualità e alla diversificazione dei prodotti».

I produttori dell’Igt Toscana negli ultimi cinque anni hanno prodotto in media 91 milioni di bottiglie. Il valore complessivo della produzione supera i 458 milioni di euro: il 31% (28,2 milioni di bottiglie) è destinato al mercato italiano, mentre il restante 69% (62,8 milioni di bottiglie) è esportato.
L’Europa rappresenta il principale mercato di riferimento (46% dell’export), seguita dagli Stati Uniti (33%) e dall’Asia (6%). Il Consorzio Vino Toscana, che nel 2019 contava circa 70 soci, oggi ne conta 450. I viticoltori, considerando anche quelli che associati alle cooperative, superano quota 1.700.

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