Certificazioni

Vino, le prime 5 cantine producono il 18% di Doc e Igt: prove di concentrazione?

I dati di Valoritalia fanno emergere il processo di aggregazione tra aziende, che dovrebbe essere seguito dalle denominazioni: le piccole frenano mentre le medio grandi aumentano l’imbottigliato

di Giorgio dell'Orefice

In Italia ogni anno vengono certificate 3 miliardi di bottiglie di vino di circa 90mila cantine appartenenti a ben 219 denominazioni d’origine

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Le prime cinque cantine italiane realizzano il 18% del vino nazionale. È uno dei dati più significativi emersi dall’analisi dei dati 2025 di Valoritalia, l’ente che certifica due miliardi di bottiglie sulle circa tre di produzione totale italiana. Un dato inoltre inedito e frutto della nuova piattaforma Tessa, realizzata da Valoritalia e da Microsoft, che consente di elaborare grandi quantità di dati e i movimenti generati dalle oltre 90mila cantine italiane coinvolte nella produzione e commercializzazione delle 219 denominazioni d’origine certificate.

Il numero è il risultato di un processo di aggregazione da tanti auspicato e che qualcuno finalmente sta cominciando a mettere in pratica. Tra questi primi cinque player ci sono infatti le principali cooperative italiane (che già da qualche anno stanno portando avanti fusioni e incorporazioni) e la principale cantina privata, Argea, nata dalla fusione di due aziende medio grandi come Botter e Mondo del Vino.

Loading...

I dati Valoritalia prendono, inoltre, in esame “l’imbottigliato” ovvero le quantità di vino confezionato dalle cantine. Non si tratta di prodotto materialmente venduto, ma di una affidabile preview di mercato del vino che sta per essere messo in commercio in base all’andamento della domanda. Si tratta di un quadro che restituisce una sostanziale tenuta del settore: gli imbottigliamenti totali risultano in leggero calo (-2,1%) rispetto al 2024. Una media che è la sintesi tra la crescita dei vini Doc e Docg (+1%) e la marcata flessione (-10%) dei vini a Indicazione geografica tipica. Tra le tipologie crescono ancora gli spumanti (+1%), i vini rosati (+5,7%) e i vini bianchi (+2,7%). Peggiora invece la flessione dei vini rossi (-13%).

«Il report – ha commentato il presidente di Valoritalia, Francesco Liantonio – restituisce l’immagine di un settore solido, nel quale la disponibilità di dati strutturati e omogenei rappresenta uno strumento strategico per supportare le attività di analisi, programmazione e tutela delle denominazioni».

Le analisi di Valoritalia infatti consentono anche monitorare lo stato del sistema di Doc, Docg e Igt. E dalle cifre emerge che le “micro-denominazioni” cioè quelle che nel 2025 hanno registrato imbottigliamenti inferiori ai 10mila ettolitri e che rappresentano oltre il 70% dei 219 marchi certificati da Valoritalia, hanno perso il 7,2%. A seguire, le 19 Doc medio piccole (con volumi di produzione compresi tra 20 e 50mila ettolitri) hanno perso il 4,7 per cento. Le venti etichette medio grandi (tra 50mila e 150mila ettolitri) sono cresciute del 4% mentre le grandi denominazioni (le sole 14 con volumi di superiori ai 150mila ettolitri) hanno sostanzialmente tenuto le posizioni.

«Ciò che emerge dai dati – spiegano a Valoritalia – è la debolezza strutturale delle micro-denominazioni, che trovano molte difficoltà nel rispondere efficacemente alle oscillazioni del mercato. In questa ottica sarebbe auspicabile che denominazioni più piccole si aggregassero a quelle più grandi per beneficiare del lavoro di tutela, promozione e gestione dell’offerta messo in campo dai consorzi».

Una governance robusta è necessaria per affrontare la ricerca di nuovi sbocchi all’estero come anche l’attuale congiuntura che, con un mercato debole, sta portando all’esplosione delle giacenze di prodotto invenduto.

Secondo i dati di Cantina Italia, infatti – e nonostante una vendemmia 2025 che si è chiusa sotto le aspettative sui livelli del 2024 – al 31 gennaio scorso le giacenze in cantina ammontano a 60,9 milioni di ettolitri, il 5,9% in più rispetto a dodici mesi fa. Un aspetto che richiede un lavoro di programmazione della produzione e quindi dell’offerta, se non si vuole andare incontro a uno scenario di prezzi e redditività in calo. E una regìa del genere si può realizzare solo con governance di filiera forti.

«Il lavoro di concentrazione dell’offerta realizzato dai primi player del vino italiano – ha commentato il direttore di Valoritalia, Giuseppe Liberatore – dovrebbe essere seguito ora a livello di singole denominazioni che andrebbero concentrate e integrate nel sistema dei consorzi. Auspichiamo quindi che più denominazioni possano trovare rappresentatività all’interno dei consorzi di tutela per garantire una governance efficace al settore. Un percorso effettuato nel tempo da enti come l’Istituto marchigiano di tutela, il Consorzio del Barolo, Barbaresco Langhe e Roero, la stessa Doc Sicilia. Organismi che assicurano rappresentatività a marchi diversi e in grado di gestire l’offerta sul territorio. Aspetto sempre più importante di fronte alle difficoltà congiunturali e alle sfide dei mercati internazionali. Un percorso che a nostro avviso potrebbe presto essere replicato anche in altre aree vitivinicole del Paese come la Maremma toscana o il Triveneto».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti