Conserve ittiche

Tonno in scatola, produzione in ripresa ma tensione sui costi. Arriva il Manifesto sulla sostenibilità

Lo scorso anno il fatturato è cresciuto del 2% a 1,68 miliardi dopo un periodo di difficoltà Il presidente Ancit Valsecchi: «Una boccata d’ossigeno, ma ora preoccupa il permanere dell’incertezza»

di Emiliano Sgambato

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La classica lattina di tonno rimane un prodotto immancabile ed essenziale nelle dispense degli italiani, che nell’ultimo anno sono tornati a premiare i prodotti di qualità e più attenti alla sostenibilità, su cui il settore rilancia con un Manifesto europeo. Nel 2025 hanno infatti ripreso a crescere la produzione dell’industria delle conserve ittiche e i consumi interni, dopo un paio d’anni di difficoltà.

Le criticità dovute all’aumento dei costi delle materie prime (in una prima fase quelli dell’acciaio delle lattine e del vetro fatti lievitare dal caro energia causato dalla guerra in Ucraina, poi quelli dell’olio) e conseguentemente dei prezzi al consumo, hanno tolto allo stesso tempo marginalità alle aziende e potere d’acquisto alle famiglie.

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Secondo Ancit (Associazione nazionale conserve ittiche) nel 2025 il settore – che comprende tonno, sgombri, acciughe, sardine, salmone e occupa circa 1.500 addetti – ha registrato un valore superiore ai due miliardi (+2,15% sul 2024).
Il tonno resta leader, con 1,68 miliardi di euro (+2%): la produzione nazionale si è attestata sulle 72.494 tonnellate (+0,7% sull’anno precedente), con un volume del prodotto totale disponibile per il mercato italiano di 140mila tonnellate (+0,4%). Il che equivale a circa 2,37 kg di consumo annuo pro capite, in leggero aumento rispetto al 2024. Nello stesso arco di tempo, le esportazioni hanno raggiunto quota 37.031 tonnellate (+11,3%) dopo la crescita in doppia cifra già registrata nel 2024. Il mercato delle altre conserve ittiche nel 2025 si può stimare in circa 360 milioni di euro.

«Dopo anni di incrementi importanti, i costi sono calati, seppur non tornati al livello pre crisi, così il 2025 ha portato una boccata di ossigeno – commenta il presidente di Ancit, Giovanni Battista Valsecchi –. Quello che preoccupa di più ora è l’incertezza: da troppo tempo ormai si dice che quest’ennesima crisi internazionale possa risolversi a breve e intanto i mesi passano, i noli aumentano e qualche fornitore comincia a dire che dovrà modificare i listini. Nonostante questo, comunque, la ripresa dei consumi e i buoni risultati dei prodotti premium sono fattori positivi, con il tonno in scatola o in vasetto che è sempre meno considerato una commodity e sempre più un alimento da valorizzare e apprezzare». Del resto l’industria italiana per difendersi dalla concorrenza estera e continuare invece ad affermarsi sui mercati internazionali, non può che puntare sulla qualità e sulla sostenibilità.

«La sostenibilità non deve essere vista come un costo in più ma come un investimento – dice Valsecchi – deve entrare nella governance delle aziende e nel loro percorso di sviluppo ». Anche per questi motivi Ancit è stato promotore del Manifesto di Sostenibilità della industria ittica europea, edito da Seafood Europe. Innovazione, rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, sicurezza, comunicazione e responsabilità, alimentazione sana sono i pilastri del Manifesto che vuole avere ha una valenza duplice: essere uno strumento di confronto con gli interlocutori politico-istituzionali e utile guida per gli operatori del settore.

«Il Manifesto rappresenta il concretizzarsi dell’attenzione che da sempre l’industria conserviera ittica italiana pone intorno a questo tema – conclude Valsecchi –. La nostra è una filiera lunga che coinvolge tante realtà diverse, dall’industria agli armatori. Con questo Manifesto, Ancit vuole accompagnare i suoi associati e, di conseguenza, i consumatori in un percorso comune per garantire vita a ogni parte della filiera. Se venisse a mancare un anello neanche gli altri sopravvivrebbero».

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