«È come una molla pressata da un carico enorme: nel momento in cui il peso viene rimosso, è pronta a schizzare verso l’alto. Non sappiamo quando, né in quale misura, ma un evento del genere accadrà, è incontrovertibile». Andrea Ragaini, Vice Direttore generale di Banca Generali, ricorre a una metafora mutuata dal mondo della meccanica per illustrare la situazione creata sui rendimenti dei titoli di Stato da anni e anni di crescenti interventi delle Banche centrali. E soprattutto per mettere in guardia i risparmiatori dai pericoli a cui andrebbero incontro continuando ad affidarsi esclusivamente a questa classe di investimento: da quello che lui stesso definisce un «rischio asimmetrico».
Cosa significa esattamente?
Comprare reddito fisso ed in particolare debito pubblico di Paesi industrializzati oggi non è di per sé attraente, perché i rendimenti sono talmente ridotti che è facile ipotizzare una perdita di potere di acquisto del portafoglio anche in caso di un moderato ritorno dell'inflazione nei prossimi anni. Può però diventare addirittura pericoloso, a maggior ragione nel contesto attuale in cui il debito pubblico dei Paesi industrializzati è lievitato al 115% del Pil.
Perché?
Prima o poi nell'arco dei prossimi 10 anni i tassi torneranno a salire e i prezzi dei titoli a tasso fisso a scendere, esponendo i sottoscrittori a perdite in conto capitale: un rischio non sufficientemente compensato da rendimenti in molti casi sono addirittura negativi. In altre parole, si guadagna poco o niente e si corrono pericoli enormi.
Dove, secondo lei, il rischio è oggi invece compensato a sufficienza?
Non lo è in genere il rischio di credito, se si escludono alcune aree come l'Asia o i Paesi emergenti. Lo è in parte il rischio di mercato che si corre sull'azionario, nonostante le valutazioni siano molto cresciute, in particolare in determinati settori. Ma l'attenzione va soprattutto agli asset privati, i cui prezzi incorporano un premio di illiquidità ancora di sicuro interesse.
Può spiegare meglio?
Le attività non quotate non possono essere smobilizzate con la stessa rapidità di un titolo azionario o obbligazionario quotati sui mercati pubblici, ma in cambio garantiscono all'investitore ritorni mediamente superiori. Un debito privato può per esempio offrire un rendimento fino 200-300 punti base più elevato rispetto a un bond quotato con la medesima scadenza ed emesso da una società con lo stesso merito di credito. I prodotti illiquidi, sono in effetti ora a disposizione anche della platea retail, oltre che degli investitori professionali.