la frontiera del risparmio

«Bond poco attraenti per i retail, meglio esplorare gli asset illiquidi»

Per Andrea Ragaini (Banca Generali) i prezzi delle attività non quotate offrono ancora un buon premio per il rischio. Ma vanno utilizzati con cautela

di Maximilian Cellino

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

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«È come una molla pressata da un carico enorme: nel momento in cui il peso viene rimosso, è pronta a schizzare verso l’alto. Non sappiamo quando, né in quale misura, ma un evento del genere accadrà, è incontrovertibile». Andrea Ragaini, Vice Direttore generale di Banca Generali, ricorre a una metafora mutuata dal mondo della meccanica per illustrare la situazione creata sui rendimenti dei titoli di Stato da anni e anni di crescenti interventi delle Banche centrali. E soprattutto per mettere in guardia i risparmiatori dai pericoli a cui andrebbero incontro continuando ad affidarsi esclusivamente a questa classe di investimento: da quello che lui stesso definisce un «rischio asimmetrico».

Cosa significa esattamente?

Comprare reddito fisso ed in particolare debito pubblico di Paesi industrializzati oggi non è di per sé attraente, perché i rendimenti sono talmente ridotti che è facile ipotizzare una perdita di potere di acquisto del portafoglio anche in caso di un moderato ritorno dell'inflazione nei prossimi anni. Può però diventare addirittura pericoloso, a maggior ragione nel contesto attuale in cui il debito pubblico dei Paesi industrializzati è lievitato al 115% del Pil.

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Perché?

Prima o poi nell'arco dei prossimi 10 anni i tassi torneranno a salire e i prezzi dei titoli a tasso fisso a scendere, esponendo i sottoscrittori a perdite in conto capitale: un rischio non sufficientemente compensato da rendimenti in molti casi sono addirittura negativi. In altre parole, si guadagna poco o niente e si corrono pericoli enormi.

Dove, secondo lei, il rischio è oggi invece compensato a sufficienza?

Non lo è in genere il rischio di credito, se si escludono alcune aree come l'Asia o i Paesi emergenti. Lo è in parte il rischio di mercato che si corre sull'azionario, nonostante le valutazioni siano molto cresciute, in particolare in determinati settori. Ma l'attenzione va soprattutto agli asset privati, i cui prezzi incorporano un premio di illiquidità ancora di sicuro interesse.

Può spiegare meglio?

Le attività non quotate non possono essere smobilizzate con la stessa rapidità di un titolo azionario o obbligazionario quotati sui mercati pubblici, ma in cambio garantiscono all'investitore ritorni mediamente superiori. Un debito privato può per esempio offrire un rendimento fino 200-300 punti base più elevato rispetto a un bond quotato con la medesima scadenza ed emesso da una società con lo stesso merito di credito. I prodotti illiquidi, sono in effetti ora a disposizione anche della platea retail, oltre che degli investitori professionali.

Ma i risparmiatori sono pronti per un passo così importante?

È il mercato che impone di cambiare l'allocazione del portafoglio, o almeno della sua parte strategica che non serve nel breve periodo. E questo vale soprattutto per le famiglie italiane, tradizionalmente legate a un reddito fisso che adesso non esiste più. Certo, tutto ciò impone all'investitore un cambiamento di atteggiamento che non è semplice, e va anzi guidato.

In quale modo?

Occorre considerare l'asset illiquido con lo stesso approccio che si utilizza quando si acquista un immobile, per usufruirne o per metterlo a reddito: non ci si ferma ogni giorno a osservare se il suo valore sia aumentato o diminuito. Lo si esamina soltanto nel momento in cui lo si vuole vendere, tenendo presente che potrebbe essere necessario anche tempo per farlo.

Un orizzonte temporale lungo, dunque, ma quanto lungo?

Dipende dal tipo di investimento, ma i prodotti più diffusi sul mercato prevedono una durata fra i 5 e i 7 anni, con finestre temporali per riscattare parte del patrimonio dopo il quarto anno. È un orizzonte che permette al tempo stesso di sfruttare un premio di illiquidità che abbia un senso e di non scoraggiare il sottoscrittore imponendo immobilizzazioni per periodi eccessivamente protratti nel tempo.

Gli asset privati possono giocare in un portafoglio il ruolo di copertura ormai perso dai titoli di Stato?

Non esattamente, penso che gli illiquidi siano adatti a diversificare il budget di rischio, sottraendolo in parte alla componente legata al rischio di credito che non è più remunerato a sufficienza. Vanno quindi utilizzati in misura ridotta, non più del 10-15% del patrimonio. Ma possono avere una funzione ancora più importante, che va oltre il guadagno nostro e dei clienti.

Come?

Sono uno strumento straordinariamente importante per fare affluire il denaro/risparmio delle famiglie verso l’economia reale creando un ponte che porta valore contemporaneamente a due risorse straordinariamente importanti del nostro paese: da un lato il risparmio privato che ha una crescente esigenza di trovare rendimento in periodi di tassi zero e dall'altro il tessuto delle Piccole e medie aziende Italiane che ha una crescente esigenza di capitale per crescere e per competere in un mondo sempre più globalizzato. E in questo percorso il Private banking e la consulenza professionale possono giocare un ruolo cruciale, accompagnando il cliente in questo nuovo percorso di investimento ed aiutando a fare evolvere e migliorare la cultura finanziaria. Un ruolo valoriale di cui andare particolarmente orgogliosi.

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