Lettera al risparmiatore

Texas Instruments, il dividendo non basta. Focus sulle fabbriche

Tech. La storica azienda di chip investe nella produzione industriale, puntando su settori come l’automotive. Gli esborsi possono mettere pressione alla cedola

di Vittorio Carlini

6' di lettura

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In ogni presentazione finanziaria c’è sempre qualche tabella più interessante dell’altra. Così è anche per Texas Instruments. La storica azienda statunitense dei semiconduttori, di recente, ha esposto la sua strategia in un documento definito “Capital management”.

Dividendi e azioni

Ebbene: la società, in due grafici, indica la duplice dinamica dei dividendi e del numero dei titoli in circolazione. Nel primo caso Texas Instruments è partita da una cedola di 0,09 dollari per azione nel 2004 per arrivare a superare il dollaro nel 2013. Successivamente il “dividend per share” è progressivamente aumentato, salendo ai 5,2 dollari dello scorso esercizio. L’incremento medio annuo ponderato, nell’ultimo decennio, è intorno al 17%. Contestualmente, nella seconda tabella, è rappresentata il calo delle azioni in circolazione. Una dinamica che, da una parte, ha aiutato - in scia agli stessi robusti buy back - l’incremento stesso della cedola per share; e che, dall’altra, si è concretizzata in una contrazione del 47% dei titoli outstanding. Insomma, nonostante sia un’azienda hi tech, i numeri sono inequivocabili: Texas Instruments ha basato (e basa) un importante fetta del proprio appeal sul dividendo. La caratteristica, peraltro, salta fuori proprio dai trend del titolo in Borsa. Secondo il terminale Bloomberg, nell’ultimo anno (chiusura al 29/3/2024) l’andamento semplice della società segna il rialzo del 7,2%. Il total return invece, cioè la performance con il dividendo re-investito nell’azione, è in rialzo del 10,6%. Non solo. Più sul lungo periodo (5 anni), arco di tempo maggiormente consono alla valutazione dell’impatto del dividendo, la differenza tra le due performance si allarga ulteriormente: la dinamica semplice vale la crescita del 52,1%. Il total return, dal canto suo, mette a segno l’aumento del 74,8%.

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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Investimenti e cedole

Tutto liscio come l’olio, quindi? La realtà è più complessa. La società ha avviato l’aumento degli investimenti in conto capitale per sostenere la crescita industriale. In particolare, è l’indicazione, il gruppo tra il 2023 e il 2026 prevede di avere circa 5 miliardi di dollari l’anno di Capex (5,3 miliardi lo scorso esercizio). Uno sforzo rilevante che impatta negativamente il cosiddetto Free cash flow (Fcf). Cioè: la quantità di denaro che un’impresa ha a disposizione dopo aver pagato tutte le spese necessarie per mantenere in funzione l’attività corrente e dopo aver investito in beni come attrezzature o infrastrutture. Si tratta del “contante” sfruttato anche per pagare le cedole. Nel 2023 l’indicatore è calato a 940 milioni di dollari. Un andamento che - è l’indicazione di diversi esperti - rischia di mettere in discussione il proseguo della crescita dell’ammontare della cedola. Vero! Quest’ultima può essere finanziata in diversi modi. E tuttavia - ribattono gli analisti - verrebbe meno la sana gestione della medesima. Fino al 2022 l’incremento, e il pagamento, del dividendo è stato sostenuto, e finanziato, con efficienza proprio in virtù dei crescenti flussi di cassa liberi. Nel 2023, invece, la cedola complessiva ha ecceduto il Fcf. Se la condizione dovesse persistere alcuni operatori mettono in guardia l’investitore. A maggior ragione, nel momento in cui l’incremento dei Capex rischia di porre dei limiti anche ai buy back. In altre parole: la volontà del gruppo di spingere sugli investimenti per la base produttiva può dar luogo a dubbi sulla continua espansione della politica del dividendo. Texas Instruments, da parte sua, non pare condividere il timore e dice che il dividendo sul secondo trimestre del 2024 sarà di 1,30 dollari per azione. Bloomberg, poi, prevede che il terzo e quarto stacco della cedola varrà rispettivamente 1,3 e 1,36 dollari per azione. Vale a dire: la prospettata riduzione, per l’appunto, potrebbe non esserci. E, tuttavia, il warning va tenuto di conto.

RICAVI, PRODOTTI E REDDITIVITÀ

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Il conto economico

Fin qui alcune considerazioni su cedola e flussi di cassa. Quale, però, il trend del conto economico? Nel primo trimestre del 2024 Texas Instrument ha riportato ricavi per 3,66 miliardi di dollari (-16% rispetto allo stesso periodo del 2023). L’utile netto, invece, si è assestato a quota 1,1 miliardi (1,71 miliardi nel primo quarter del 2023). Il titolo, nonostante i cattivi dati, è comunque schizzato verso l’alto. Un paradosso? La risposta è negativa. Il mercato, già consapevole dell’andamento negativo della trimestrale, aveva previsto numeri contabili ancora peggiori. Di qui, la reazione positiva in Borsa.

Il trend tuttavia, sostengono diversi esperti, è un effetto di breve periodo. A ben vedere il titolo - che nell’ultimo anno ha sottoperformato l’indice di riferimento - per potere proseguire al rialzo deve essere sostenuto anche da elementi - soprattutto fondamentali - di più di ampio respiro. Su questa lunghezza d’onda entrano in gioco proprio gli investimenti per allargare la produzione e crescere la redditività. Esborsi che si inseriscono in una strategia la cui reale comprensione richiede, dapprima, di ricordare l’oggetto sociale della società.

STORIA DEL DIVIDENDO

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Oggetto sociale

L’azienda è un produttore integrato di microprocessori. L’attività si concentra, essenzialmente, su due grandi segmenti di prodotti: i microprocessori Analogici (74,4% dei ricavi totali nel 2023) e gli Embedded Processing (19,2%). Poi c’è la voce residuale: Altro (6,3%). Nella prima area sono rimpresi i chip analogici che trattano segnali del mondo reale - quali suoni, temperature ed immagini- utilizzati per condizionarli, amplificarli e talvolta convertirli in dati digitali. Appannaggio del secondo gruppo, invece, sono le soluzioni che, da una parte, agiscono in qualità di “cervello digitale” di molti tipi di apparecchiature elettroniche; e che, dall’altra, vengono progettati per gestire compiti specifici (ad esempio microcontrollori). Infine: la voce Altro. Qui, tra le altre cose, sono compresi prodotti quali le calcolatrici o i circuiti integrati per applicazioni specifiche (ASIC).

Investimenti e strategie

Ebbene, il programma sugli ingenti esborsi in conto capitale ha diverse finalità. In primis, c’è l’obiettivo di avere più impianti che realizzino chip su wafer da 300 mm. In tal senso vanno ricordati, da un lato, le due fabbriche in “rump up” a Richardson (Texas) e Lehi (Utah); e, dall’altro, quelle in costruzione a Sherman (Texas) e sempre a Lehi. Si tratta di progetti, avviati anche grazie ai forti incentivi fiscali governativi (Chips Act), i quali dovranno portare ad importanti risparmi. Un esempio? Il costo medio del venduto di un microchip sul wafer a 200 mm è - indica l’azienda - di 0,4 dollari. Quello sul supporto da 300 mm si assesta a 0,32 dollari. Con il che - dice sempre Texas Intruments - il Gross margin è destinato ad aumentare. Non solo. Altra finalità è arrivare ad avere oltre il 90% della produzione di wafer, dell’assemblaggio dei chip e del loro test all’interno del gruppo. Si tratta di una sfida importante che, a ben vedere, ha molteplici obiettivi. Tra gli altri: controllare la maggiore parte possibile della catena produttiva, al fine di diminuire i costi e il rischio delle filiere globali di approvvigionamento. È noto come Texas Instruments, da sempre, abbia limitato la dipendenza da realtà terze, magari situate in aree problematiche (ad esempio Taiwan). Lo sforzo, come mostrano i diversi impianti in costruzione negli Usa, è quello - a fronte anche della crescente tensione tra Cina e Stati Uniti - di evitare colli di bottiglia sul fronte, ad esempio, delle forniture. La strategia - visti i lunghi tempi per costruire una fabbrica - non è detto sia così facile da concretizzare. Ciò detto, la volontà del gruppo è chiara. Così come è evidente la scommessa sull’incremento della produzione. La società - che ha un portafoglio di prodotti diversificato - punta su alcuni mercati finali. Nel 2023 i soli due mondi dell’Industrial e dell’Automotive valgono (insieme) circa il 75% del giro d’affari. Poi, seguono: l’Elettronica di consumo (15%), gli apparecchi per telecomunicazioni (5%) e i sistemi per le imprese (4%). Ebbene: un focus del gruppo è proprio sui settori automotive e industriale. Quest’ultimo (insieme all’elettronica di consumo), va detto, lo scorso anno ha battuto in testa. Ciononostante, il gruppo crede si tratti di comparti destinati a crescere strutturalmente. Di qui gli sforzi sulla produzione e i forti investimenti. Alla fine sarà il tempo a dire se la società è stata lungimirante. Ciò che alcuni esperti rimarcano è come, a fronte degli elevati esborsi, non solo i Fcf ma anche la redditività può, nel breve periodo, finire sotto pressione. Così l’investitore mordi e fuggi deve fare molta attenzione. L’operatore più di lungo periodo, invece, può ragionare sulle possibili prospettive future dei margini.

Per approfondire

L’andamento del titolo

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