Tech e mobilità

Tesla smantella Dojo: come cambia la strategia di Musk su chip e AI?

Morgan Stanley aveva stimato il valore potenziale di Dojo in 500 miliardi di dollari appena dodici mesi fa. Avrebbe dovuto essere il fulcro della visione tecnologica di Tesla

di Alberto Annicchiarico

3' di lettura

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Elon Musk ha deciso lo smantellamento del team che sviluppava Dojo, il supercomputer concepito per addestrare modelli proprietari di guida autonoma senza dipendere da fornitori esterni come Nvidia. Pete Bannon, che guidava il progetto, ha lasciato l’azienda. Bannon era vicepresidente per ingegneria e progettazione hardware, arrivato da Apple nel 2016. I tecnici rimasti saranno assegnati ad altri progetti legati a data center e infrastrutture di calcolo.

La decisione segna la dismissione di quella che fino a poco tempo fa era considerata una delle “armi” più strategiche del gruppo. Morgan Stanley aveva stimato il valore potenziale di Dojo in 500 miliardi di dollari appena dodici mesi fa. Sul social network X, il tycoon ha giustificato la scelta spiegando che «non ha senso dividere le risorse su due architetture di chip così diverse». L’azienda si concentrerà ora sui chip AI5 e AI6, che secondo il ceo saranno «eccellenti per l’inferenza e sufficientemente validi per il training».

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La reazione della Borsa

I mercati hanno apprezzato: il titolo Tesla ha guadagnato fino a più del 3,5 per cento. La parola fine sull’avventura Dojo sarebbe da interpretare non tanto come una resa, ma più come una scelta di efficienza e pragmatismo. Perché? Riduzione dei rischi e dei costi, leva su fornitori esterni consolidati (Nvidia, AMD, Samsung), revisione delle priorità aziendali con opportuna riallocazione di risorse e personale su obiettivi più vicini al business.

Un’inedita fuga di cervelli

Il progetto Dojo, che ancora l’anno scorso il ceo definiva «un azzardo con potenziale ritorno molto alto», era nato dall’ambizione di Tesla di assumere designer di processori di alto livello per sviluppare acceleratori AI più performanti. Ma l’iniziativa ha subito ritardi e battute d’arresto per anni, segnata da una continua emorragia di talenti ai vertici. Nel 2018 abbandonò Jim Keller, il celebre progettista di chip reclutato inizialmente per guidare gli sforzi produttivi. Gli succedette Ganesh Venkataramanan, che però lasciò Tesla nel 2023 e fondò DensityAI, dove ora si è trasferita una ventina di membri del team Dojo. Un vero talent exodus. Peter Bannon, che aveva lavorato con Keller per anni e aveva preso le redini dei programmi chip, ora ha seguito la stessa strada. È stato preceduto da altre figure chiave uscite di scena, come Milan Kovac (robotica), David Lau (software) e Omead Afshar (operations).

Strategia e valutazione di Tesla

L’eclissi di Dojo si accompagna a un ripensamento più ampio della strategia sui chip. Tesla ha rafforzato l’alleanza con Samsung, siglando un contratto decennale da 16,5 miliardi di dollari per la fornitura di semiconduttori. La produzione del chip AI6 avverrà in Texas, riducendo la dipendenza da TSMC. Ma lo stop arriva in un momento in cui la strategia robotaxi mostra crepe sia tecniche che finanziarie. In questo momento la tecnologia Full Self-Driving non sembra poter competere con la concorrenza, Waymo (società di Alphabet/Google operativa dal 2018) su tutti.

Diversi analisti avvertono che un crash dell’operazione robotaxi «potrebbe intaccare l’alta valutazione dell’azienda», che oggi è di 1 trilione di dollari. Alcune stime parlano di una valutazione standalone di 600 miliardi di dollari, molto meno di quanto pronosticato prima del lancio di giugno a Austin dall’investitrice Cathie Wood, fondatrice e ceo di ARK Invest (e azionista di Tesla). Wood aveva parlato di un balzo stratosferico del valore del titolo: +744% in cinque anni e di una capitalizzazione attribuibile per il 90% ai robotaxi.

I problemi in tribunale per Autopilot

L’intelligenza artificiale resta, come abbiamo visto, centrale per i robotaxi di Tesla, nonostante i crescenti problemi legali legati ai sistemi di guida autonoma. La casa automobilistica deve fare i conti con una valanga di cause legali dopo la recente sconfitta subita in Florida, dove una giuria ha assegnato 243 milioni di dollari ai familiari delle vittime di un incidente mortale con Autopilot (sistema di assistenza alla guida di livello 2 SAE), attribuendo a Tesla il 33% della responsabilità.

L’avvocato che ha battuto Tesla, Brett Schreiber, sta preparando una seconda causa che dovrebbe iniziare entro fine anno. Il caso riguarda la morte di un quindicenne in un incidente del 2019 sempre coinvolgendo il software di assistenza alla guida Autopilot. Schreiber afferma di avere testimonianze di dirigenti Tesla che contraddicono le dichiarazioni pubbliche di Musk sui sistemi di guida autonoma.

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