Trimestrali Usa

Tesla, profitti record e Musk prevede ancora crescita nonostante le sfide

di Marco Valsania

Fra droni e cowboy, Musk inaugura nuovo impianto Tesla in Texas

3' di lettura

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Tesla taglia nuovi traguardi record, superando di slancio – e aiutata da aumenti nei prezzi delle vetture vendute – i traumi delle catene di approvvigionamento e le spirali nei costi di produzione. Il colosso dell’auto elettrica e hi-tech guidato da Elon Musk non ha deluso, anzi: nel primo trimestre dell'anno ha battuto nettamente ogni attesa con rialzi dell'81% nel fatturato a 18,76 miliardi di dollari (contro ipotesi di 17,80 miliardi). E con utili moltiplicati quasi otto volte al nuovo massimo storico di 3,32 miliardi di dollari, pari a 3,22 dollari per azione (al netto di alcune voci) rispetto a 2,26 anticipati.

Previsioni di 1,5 milioni di vetture

Non basta: Musk, nonostante le sfide, sfodera ottimismo e pronostica che produrrà quest'anno oltre 1,5 milioni di veicoli, il 60% in più dell'anno scorso. Più cioè della media annuale di crescita delle consegne nel lungo periodo, che l'azienda ha stimato nel 50 per cento. Il magnate ha asserito che la produzione in Cina si riprenderà con forza dalle recenti chiusure e battute d'arresto legate alla pandemia Il precedente record trimestrale di profitti per Tesla era di 2,3 miliardi stabilito nei tre mesi immediatamente precedenti. Il titolo del gruppo, che ha una valutazione di Borsa superiore ai mille miliardi, ha guadagnato circa il 5% nel dopo mercato.

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Automotive dai forti margini

Nell'ultimo trimestre le sole entrate da automotive, quelle cruciali, sono balzate dell'87% a 16,86 miliardi, con margini lordi del 32,9% e profitti lordi nel segmento di ben 5,54 miliardi. Un segmento che ha visto consegne record di 310.048 vetture nel periodo considerato, un aumento del 67,8% già riportato nelle scorse settimane - bottino fatto anzitutto, al 95%, di Model 3 e Model Y. L'azienda, per potenziare le attività produttive, ha di recente aperto due nuovi stabilimenti, a Berlino in Germania e a Austin in Texas.

Il nodo di Shanghai

Questo anche se la produzione è diminuita tra gennaio e marzo rispetto al quarto trimestre del 2021 e se Tesla ha ammesso gli ostacoli esistenti nelle catene di forniture, accanto a quelle legate al coronavirus in Cina dove ha una giga-fabbrica nella Shanghai del lockdown. Simili problemi hanno ancora “impedito di operare gli impianti a piena capacità”, ha indicato il gruppo, prevedendo che le difficoltà continuino quest'anno. Una chiusura almeno parziale dell'impianto di Shanghai potrebbe costare tra i 50.000 e i 90.000 veicoli nel secondo trimestre, secondo alcuni analisti. Incrementi nei costi dei materiali e il loro impatto inflazionistico hanno nel frattempo comportato “aggiustamenti” ai prezzi dei prodotti, ha aggiunto l'azienda.

Silenzio su Twitter

Ma i conti questa volta sono stati solo uno degli elementi più attesi negli annunci di Musk. Il mega-miliardario e imprenditore è fresco della sua proposta di comprare il social media Twitter per 43 miliardi di dollari, tra voci di caccia a finanziamenti e risorse per dare corpo al suo tentativo di conquista. Analisti e investitori – e opinione pubblica e twitterati – pendevano così tutti dalle sue labbra per saperne di più di piani finora rimasti vaghi. Se si avverasse con una formula di leveraged buyout sarebbe la più grande operazione del suo genere in decenni. Su questo fronte caldo, però, non ha fatto notizia, lasciando aperti gli interrogativi.

Musk nella conference call

Musk ha partecipato come non fa più ormai sempre alla conference call di Tesla sui risultati, nonostante la data del 20 aprile – 4/20 in versione Usa – fosse da considerare per lui una vacanza vista la sua tendenza a battute sulla marijuana (4/20 è uno storico eufemismo negli Usa per la sostanza stupefacente e occasione di feste). Ma ha deluso quando si tratta di novità o maggiori dettagli su Twtter: non ha mai menzionato i suoi piani al proposito durante la call.

La rincorsa delle voci

Il palcoscenico è rimasto così dominato dalla rincorsa di voci. Negli ultimi giorni e ore è venuto alla luce come Musk vorrebbe avere pronta un'offerta del tutto finanziata forse già in settimana. Come stia a questo fine esplorando il ricorso a prestiti garantiti proprio dal suo enorme pacchetto in Tesla per reperire capitali. E come Morgan Stanley, banca assoldata da Musk come consulente, stia lavorando alacremente a caccia di banche e partner a sostegno della scalata. Un fondo quale Apollo Global Management ha lasciato filtrare di essere disponibile a sostenere l'offerta di Musk o un'altra avance con operazioni di debt financing. E il private equity Thoma Bravo appare a sua volta interessato a forme di buyout. Allo stesso tempo sono esplose polemiche su quali davvero siano i piani di Musk per Twitter, da preoccupazioni su una sua gestione dentro il gruppo di social media fino a timori tra gli stessi investitori in Tesla su possibili distrazioni del magnate dal core business.


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