Secondo trimestre

Tesla, consegne in rosso (-13,5%). Il nuovo calo annuale è più vicino

Secondo calo trimestrale consecutivo, ma il titolo rimbalza. Il consenso indica 1,65 milioni di veicoli consegnati nel 2025, al di sotto degli 1,79 milioni del 2024. Dalla Cina un segnale incoraggiante

di Alberto Annicchiarico

Tesla Model Y nella Gigafactory Tesla  a Gruenheide, in Germania. Patrick Pleul/Pool via REUTERS

4' di lettura

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Tesla ha comunicato le consegne globali del secondo trimestre 2025. Meno 13,5%, leggermente peggio delle stime del mercato, ma meno peggio delle previsioni più negative, che parlavano di una caduta del 20%. Ragione per cui Wall Street non ha infierito. Anzi, il titolo è stato protagonista di un gran rimbalzo (+4,97%, a 315 dollari), oltretutto dopo una seduta di forte calo martedì (-5%, le nuove minacce del presidente Trump sul taglio dei sussidi) e dopo una fase di forti vendite (-22% da inizio 2025). Il mercato era già pronto a digerire una nuova, pesante, flessione delle consegne, la seconda consecutiva.

L’azienda guidata da Elon Musk ha consegnato circa 384.122 veicoli tra aprile e giugno, con un ulteriore calo a doppia cifra rispetto allo stesso periodo del 2024, quando le consegne avevano si erano attestate a quota 444mila unità. Le consegne di Model 3/Y per il trimestre sono state di 373.700 veicoli, appena sopra le stime di mercato, mentre altri modelli hanno registrato 10.400 consegne, al di sotto delle stime. La produzione totale è stata di 410.200 veicoli (in linea con quella di un anno fa), mentre il ciclo della Model Y Juniper (il restyling) inizia a riprendere slancio.

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Questi risultati arrivano dopo un altro trimestre deludente, il precedente, -13% anno su anno. Gli analisti, come detto, erano già orientati a ipotizzare un secondo calo consecutivo delle vendite sull’intero anno. Per il 2025, il consenso adesso indica 1,65 milioni di veicoli consegnati, sotto gli 1,79 milioni del 2024 (-8%) e ben lontano dagli 1,81 milioni del 2023.

Musk aveva affermato, a metà maggio, che Tesla stava riprendendo dal crollo dell’inizio dell’anno, causato in gran parte dalla sua partecipazione all’amministrazione Trump e dal suo supporto a forze populiste e di estrema destra in Europa. E invece le vendite potrebbero ulteriormente peggiorare verso la fine dell’anno, se il governo Usa dovesse davvero eliminare i crediti d’imposta per l’acquisto di veicoli elettrici.

Un segnale incoraggiante, in compenso, è arrivato proprio mercoledì 2 luglio dalla Cina. A giugno, le vendite dei modelli prodotti a Shanghai – Model 3 e Model Y – sono cresciute dello 0,8% su base annua, raggiungendo le 71.599 unità. È la prima crescita registrata in nove mesi. Rispetto a maggio, si registra anche un incremento del 16,1%, secondo i dati diffusi dalla China Passenger Car Association. Resta comunque un contesto altamente competitivo: BYD, il principale rivale cinese, ha venduto nello stesso mese 377.628 veicoli, in crescita dell’11% su base annua. La leadership di BYD, almeno nel mercato interno, resta assolutamente intatta.

In Europa segnali contraddittori

In Europa la situazione è frammentata. Come è emerso dai dati arrivati alla vigilia, da una parte i numeri confermano le difficoltà del marchio californiano, dall’altra si notano anche alcune eccezioni interessanti. L’Italia si conferma il fanalino di coda, con un crollo delle immatricolazioni a giugno del 66% su base annua, fermandosi a 1.697 unità. Tesla è stata superata non solo da BYD (oltre 1.900 veicoli), ma anche da MG Motor (4.146 immatricolazioni) e da Omoda/Jaecoo (gruppo Chery), che è passata da 25 a 1.297 unità nello stesso mese. Il bilancio del primo semestre per Tesla nel nostro Paese è inequivocabile: -36,16% rispetto ai primi sei mesi del 2024.

Ma il rallentamento non riguarda solo l’Italia. In Svezia, le immatricolazioni sono scese del 64,4%, e in Danimarca il calo è stato del 61,6%, con il solo Model Y in flessione del 31% rispetto all’anno precedente. Eppure, non mancano segnali opposti. In Spagna, Tesla ha immatricolato 2.632 veicoli a giugno, un balzo del 60,7%, recuperando parte del terreno perso nei mesi precedenti. Ancora più marcato il rimbalzo in Norvegia, dove le consegne sono aumentate del 54% su base annua, trainate dalla forte domanda per la nuova versione del Model Y, che ha superato le 5.000 unità.

Musk torna al comando delle vendite in Europa e Usa

Questa dinamica a due velocità riflette un’Europa divisa tra spinte cinesi sempre più aggressive e la crescente polarizzazione legata all’immagine pubblica dell’uomo più ricco del mondo. In alcuni Paesi, come Germania e Regno Unito, i sondaggi mostrano un calo netto della sua popolarità, anche a causa del suo attivismo politico e delle dichiarazioni controverse. Il rinnovarsi dello scontro con Donald Trump, culminato in minacce di ritorsioni sui sussidi alle sue aziende, ha aggiunto ulteriore instabilità (ricordiamolo: martedì il titolo ha subito un tracollo: -5,34%).

In parallelo, Tesla sta riorganizzando la sua catena di comando. Dopo l’uscita di Omead Afshar, il tycoon ha ripreso il controllo operativo diretto delle vendite in Europa e negli Stati Uniti. A Tom Zhu, figura chiave nella crescita cinese, sono state affidate le operazioni produttive globali. Una mossa che potrebbe essere temporanea, ma che segnala la volontà di Musk tornare a concentrarsi sul business tradizionale dell’auto, dopo mesi trascorsi tra Washington, progetti ambiziosi e battaglie sui social.

Basteranno i robotaxi a salvare Tesla?

Intanto, la narrazione attorno alla casa automobilistica texana sembra spostarsi sempre più verso la tecnologia. Il 22 giugno l’azienda ha lanciato un primo esperimento di servizio robotaxi ad Austin, destinato a un gruppo ristretto di utenti. L’annuncio ha contribuito a sostenere il titolo in Borsa negli ultimi tre mesi (+10%), ma ha anche attirato l’attenzione delle autorità americane per questioni legate alla sicurezza dei veicoli a guida autonoma.

Secondo alcuni analisti, come Gene Munster di Deepwater Asset Management, Tesla è oggi «una storia a due facce»: quella più tradizionale, legata alla produzione e vendita di auto elettriche, e quella futuribile, centrata su intelligenza artificiale e guida autonoma. Se la prima sembra vivere una fase di rallentamento, sarà il secondo semestre dell’anno a dire se la seconda potrà davvero convincere mercato e investitori.

Per i “tifosi” di Tesla il valore del business dei robotaxi è destinato a prendere il sopravvento, fino al 90% della capitalizzazione, che oggi oscilla attorno ai mille miliardi di dollari. «Il futuro di Tesla - commenta Dan Ives, di Wedbush - appare più luminoso che mai grazie alla guida autonoma e alla robotica. Tuttavia, Elon deve concentrarsi sulla guida di Tesla e non anteporre le sue opinioni politiche, poiché la sua diatriba con Trump sta generando ulteriore frustrazione tra gli investitori, alimentando timori riguardo a una possibile posizione più aggressiva dell’amministrazione sulla spesa governativa legata a Tesla».

Prossimo appuntamento il 23 luglio con i risultati finanziari. L’ultima volta l’utile ha segnato -71 per cento.

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