Technogym, efficienza operativa e innovazione per rilanciare i margini
Tra gli obiettivi della società che produce attrezzi da ginnastica l’espansione in diverse aree geografiche, tra cui il Nord America
di Vittorio Carlini
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Sfruttare l’innovazione di prodotto, unitamente ad efficientamento operativo e leva del prezzo, per rilanciare i margini. In particolare: proseguire nella ricerca e sviluppo di nuove macchine, anche utilizzando l’intelligenza artificiale. Poi: puntare sull’espansione in diverse aree geografiche, tra cui il Nord America. Sono tra i tasselli della strategia aziendale di Technogym.
I mercati geografici
La società, che è stata sentita dalla Lettera al risparmiatore, nel primo trimestre del 2022 ha riportato ricavi in rialzo (+17,8%) rispetto allo stesso periodo del 2021. Proprio alla fine dello scorso esercizio (caratterizzato da fatturato e utile in aumento sul 2020) la divisione del giro d’affari per aree geografiche è la seguente: l’Europa, al netto dell’Italia (10% i ricavi generati nel mercato domestico) pesa per il 48%; l’Asia/pacifico (Apac) e il Medio-Oriente/India/Africa (Meia) rispettivamente il 18 e 10%; l’America latina, invece, incide per il 2%. Infine, il Nord America: qui il fatturato realizzato è l’11% del totale. Ebbene: proprio quest’ultima area, che nel primo quarter dell’anno è salita del 56,1%, è nel radar di Technogym per spingere la crescita. In particolare l’attenzione è sugli Stati Uniti. Negli Usa,a fine del 2022, l’obiettivo è arrivare ad un giro d’affari a tre cifre. Cioè, intorno ai 100 milioni. In che modo? Il gruppo, va ricordato, è in generale posizionato nella fascia premium/alto di gamma. In tal senso, rispetto al segmento di clientela privata (Business to consumer- BtoC) si guarda alla clientela facoltosa, riconducibile al concetto di Home gym (palestra in casa). Riguardo, invece, al mondo degli utenti business (BtoB) l’attenzione è (tra le altre cose) per le catene di palestre e alberghi più prestigiosi, le grandi aziende o i circoli di livello. Nel complesso Technogym non punta, similmente a tutti gli altri mercati, maggiormente sul BtoC piuttosto che sul BtoB. È la dinamica del mercato, nel tempo, a determinare quale sia il segmento di clientela da cui potrà generare il più alto numero di vendite. Ciò detto, rimanendo sempre nel Nord America, Technogym vuole crescere anche in Canada. Il gruppo ha costituito una legal entity in quello Stato e, ora, ha davanti a sé una duplice opzione. O gestire direttamente il business oppure definire un’accordo (in ipotesi anche una joint venture) in esclusiva con un distributore locale. La decisione dovrebbe essere presa entro l’esercizio in corso.
Ma non è solo l’America del Nord. Al netto della volontà di aumentare le vendite in tutti i mercati (comprese Europa ed Italia che rimangono essenziali), il gruppo punta anche sul Meia. In quest’area, essa stessa un driver dell’espansione della multinazionale del wellness (nel primo trimestre del 2021 è cresciuta del 15,7%), la domanda proviene soprattutto dalla clientela privata. Peraltro, proprio di recente, è stata inaugurata la nuova sede Technogym Dubai. Un hub della società nel Middle East che conferma, seppure Technogym mantenga stretto riserbo sulle future mosse, la centralità strategica del Medio Oriente. Infine: l’Apac. Qui, rispetto alla Cina, è più rilevante il BtoB. È questo il segmento di clientela (dai club alle catene di alberghi) che finora si è maggiormente sviluppato.
Le supply chain
Sennonché il risparmiatore esprime una preoccupazione: la pandemia, insieme alle tensioni geopolitiche, ha creato colli di bottiglia nelle filiere globali di approvvigionamento. Anche della componentistica hi tech presente negli stessi prodotti di Technogym. Il timore è che la carenza di questa tecnologia possa impattare la produzione. La società, sottolineando di non avere avuto né blocchi né ritardi di produzione a causa della mancanza di componentistica, rigetta il timore. In primis perché, avendo lavorato per tempo con i fornitori, ha i materiali necessari. In tal senso, viene spiegato, già allo scorso febbraio è coperta la produzione per l’intero 2022. Inoltre perché la gran parte degli stessi fornitori si trovano in Europa, cioè in un’area non a rischio rispetto alle filiere di approvvigionamento. Infine perché la quantita di componenti elettroniche, necessaria alla sua produzione, è comunque limitata.
I canali di vendita
Ma non è solo questione di aree geografiche o forniture. C’è anche il tema dei canali di vendita. Alla fine del 2021, rispetto al 2019 (ultimo esercizio non coinvolto dalla pandemia), si nota, da una parte, l’incremento del peso relativo del canale dei Distributori (l’incidenza è passata da 19 al 24%); e, dall’altra, la frenata di quello del Field sales (personale di vendita dipendente Technogym e agenti di vendita) che dal 74% si è assestato al 61%. L’ andamento, a ben vedere, non ha una caratteristica così contingente. In particolare bisogna ricordare che sulla dinamica in oggetto influisce anche, e soprattutto, l’espansione in nuovi mercati. Nelle nuove aree geografiche l’azienda, normalmente, stipula intese d’esclusiva con - per l’appunto - distributori. Accordi che, a ben vedere, non di rado assumono la forma di joint venture. Un approccio il quale, tra le altre cose, da un lato permette a Technogym di trasferire all’imprenditore locale partner la sua cultura aziendale; e, dall’altro, di mantenere un controllo di qualità sulla filiera distributiva.



