Automotive

Stellantis torna alla redditività: utile netto a 400 milioni

Il mercato resta deluso dalla performance sul mercato Usa, titolo in calo - Confermata guidance finanziaria

di Matteo Meneghello

Stellantis presenta i dati della prima timestrale 2026: il gruppo che riunisce Fiat, Peugeot e Jeep rivede la redditività

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Stellantis ritorna alla redditività nel primo trimestre 2026 con un miglioramento su base annua di tutti i principali indicatori finanziari, ma il titolo cala in Borsa sulla scia della delusione per i risultati sul mercato-chiave nordamericano. Archiviato il 2025, l’utile netto è migliorato a 400 milioni di euro, grazie soprattutto alla crescita dei volumi e al rafforzamento della performance operativa. L’utile operativo rettificato è stato di 1 miliardo, che rappresenta un margine del 2,5%, con la maggior parte delle regioni che hanno conseguito risultati positivi. I ricavi netti sono aumentati del 6% a 38,1 miliardi di euro, sostenuti da una migliore performance in Nord America, con risultati positivi in Europa allargata e Medio Oriente e Africa.

Ridotta da 1,6 a 1,3 miliardi di euro la stima dell’impatto dei dazi Usa per il 2026, grazie a un effetto positivo di circa 400 milioni legato ai rimborsi attesi dopo la bocciatura delle misure da parte della Corte Suprema.

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Confermata la guidance finanziaria per il 2026: l’azienda prevede di migliorare i ricavi netti, il margine operativo e il flusso di cassa industriale. È prevista una generazione di cassa industriale positiva nel 2027. Per il 2026 la previsione è di una crescita dei ricavi a una cifra percentuale media (mid-single digit) e di un margine operativo rettificato positivo a una cifra percentuale bassa.

«I primi tre mesi del 2026 riflettono i risultati delle azioni intraprese per riportare Stellantis su un percorso di crescita sostenibile e profittevole», commenta l’amministratore delegato Antonio Filosa. «I prodotti lanciati nel 2025 sono stati accolti con favore e siamo fiduciosi che i dieci nuovi veicoli previsti per il 2026 consentiranno di consolidare questo slancio. La nostra priorità», conclude l’ad di Stellantis, «è chiara: mettere i clienti al centro di tutto ciò che facciamo e non vediamo l’ora di condividere ulteriori dettagli in occasione del nostro Investor Day il 21 maggio ad Auburn Hills».

Dopo la pubblicazione dei risultati, le azioni di Stellantis hanno registrato il calo più marcato dallo scorso febbraio. Sotto la lente un margine operativo nella regione inferiore alle aspettative per il primo trimestre, oltre alla contabilizzazione di un guadagno una tantum di circa 400 milioni di euro legato a futuri rimborsi tariffari previsti; un elemento eccezionale che rende meno confortante l’annunciato ritorno all’utile.

Giova ricordare che Stellantis si è impegnata a investire 13 miliardi di dollari per accelerare negli Stati Uniti, regione fondamentale per gli obiettivi che si è posto il ceo Antonio Filosa nel tentativo di far ritornare profittevole l’operatività el gruppo.

Le consegne globali sono aumentate del 12% nel trimestre concluso a marzo, guidate da un balzo del 17% proprio in Nord America. Il produttore ha cercato di rinvigorire il marchio Ram riproponendo il potente motore Hemi V-8 e tornando alle corse Nascar.

L’utile netto è come detto salito a 377 milioni di euro nel periodo, dopo una perdita di 387 milioni di euro l’anno precedente. Nell’Europa allargata, le vendite nette sono aumentate dell’1% nel periodo, nonostante le consegne di auto siano balzate del 12%. L’azienda ha citato una pressione negativa sui prezzi e una forte concorrenza nella regione.Come i suoi concorrenti europei, Stellantis è sotto pressione da parte dei produttori cinesi che si stanno espandendo in Europa. Tuttavia, Stellantis sta anche esplorando accordi con produttori del paese asiatico per affrontare la sovracapacità europea e assicurarsi l’accesso alla tecnologia. Ciò include piani per legami più stretti con il partner esistente Leapmotor e una possibile alleanza rilanciata con Dongfeng Motor Corp.

Stellantis ha confermato le previsioni per l’intero anno, che stimano margini di utile operativo rettificato a una cifra (low-single digit) e un miglioramento del free cash flow industriale.

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