Spirits, i distributori: il cambio dei consumi colpisce le quantità vendute, ma ci sono segnali positivi
I conti e il sentiment degli operatori davanti a un mercato molto frastagliato, con il primo semestre che comunque dà segnali di ripresa rispetto al calo del 2025, causato anche dai timori delle nuove sanzioni del Codice della Strada
6' di lettura
I punti chiave
6' di lettura
Il 2025 si è chiuso (come prevedibile) con un saldo in chiaroscuro per il mercato italiano degli spirits. È in atto una riconfigurazione profonda dei consumi: i volumi cedono terreno, la qualità avanza, il canale fuoricasa mostra segnali di affaticamento, il consumatore ridisegna le proprie priorità. È questo lo spaccato che emerge da numeri e riflessioni di alcuni dei distributori indipendenti italiani che, pur partendo da risultati diversi, convergono sulla stessa lettura dello scenario. Eppure – a fronte di un inizio 2025 appesantito anche dalle modifiche alle sanzioni previste dal Codice della strada per la guida in stato di ebbrezza – il primo semestre 2026 sembra dare più respiro del previsto.
Chiedilo al Sole
I risultati di chiusura 2025 divergono da operatore a operatore, in parte legati alle scelte di portafoglio. L’avvio del 2026 anche, ma piuttosto in positivo.
Si punta su nuovi brand premium
Così Rinaldi - casa bolognese con un fatturato superiore ai 22 milioni di euro - registrava un calo inferiore al 3% a fine 2025, ma nel primo semestre 2026 sta tenendo con gli spirits, mentre cresce con i vini (in particolare gli Champagne). All’interno della categoria spirits le performance sono disomogenee: rum e whisky di fascia media accusano una flessione, mentre agave, gin, vodka mostrano trend positivi. «I brand più tradizionali si trovano in maggiore difficoltà», osserva la direttrice marketing Valentina Ursic, mentre le nicchie di categoria più moderne stanno performando bene.
Con oltre 3 milioni di euro di fatturato ad alta gradazione (sui 13 milioni del gruppo a prevalenza vino), Spirits & Colori chiude a +5,2% e Gabriele Rondani, direttore commerciale e marketing, spiega che «circa il 40% del fatturato 2025 deriva da brand lanciati negli ultimi due anni, e questo ci ha permesso di chiudere l’anno in crescita nonostante il contesto». Il primo semestre 2026 vede un rimbalzo tendenziale (l’inizio 2025 scontava l’effetto del nuovo Codice della strada), anche se l’arrivo del caldo non ha aiutato: «La stagione turistica è partita in ritardo, soprattutto nelle località balneari del Sud - spiega Rondani - e le temperature elevate hanno favorito il consumo di soft drink o a basso contenuto alcolico». La lieve crescita registrata finora rischia però l’impatto dei costi legati alle tensioni in Medio Oriente.
Anche Mavolo segnava un +5% a fine 2025, attribuito in larga misura alla linea Anthology, progetto dedicato alla selezione e distribuzione in esclusiva di brand premium. «È un risultato che consideriamo particolarmente significativo – chiosa la marketing manager Chiara Pigini - perché arriva in un contesto di mercato non semplice, che vede i consumi più selettivi e un cliente finale molto più attento alla spesa». Una tendenza confermata dal primo semestre 2026.







