Liquori e spirits, contro la crisi globale l’Italia punta su export, cocktail e premiscelati
Il fatturato estero (1,7 miliardi) è sceso nel 2025 del 5% ma va meglio della concorrenza ed è a +34% rispetto al 2019. Le aziende continuano a innovare. Assodistil: serve però anche sbloccare l’etanolo destinato ai carburanti. Federvini: puntare su nuovi prodotti e
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Consumi ed export in calo ma l’Italia resiste meglio dei competitors anche grazie alle nuove tendenze di consumo e in particolare alla mixology. È quanto emerge dai dati elaborati per Assodistil (l’associazione delle industrie dei distillati) da Nomisma e dall’Osservatorio Distillati di Format Research. Nonostante il rallentamento del commercio mondiale, gli spirits made in Italy hanno confermato la propria vocazione internazionale realizzando, nel 2025, un fatturato all’estero di 1,7 miliardi di euro. Un valore che risulta del 5% inferiore al dato 2024 ma che tuttavia è superiore del 33,7% rispetto al 2019.
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Nuove tendenze di consumo
«In uno scenario sempre più competitivo – spiegano ad Assodistil – emerge la necessità di puntare sulla diversificazione geografica dell’export e sull’innovazione dell’offerta, intercettando le nuove tendenze di consumo e rafforzando la presenza nei mercati a maggiore potenziale di crescita».
In genere i consumatori stanno adottando sugli alcolici comportamenti prudenti e selettivi, consumando meno ma con una maggiore attenzione alla qualità. Tendenze che stanno consentendo alle imprese di confermare una sostanziale stabilità nei proprio indicatori economici. Nel 2025 il consumo di spirits in Italia si è attestato a circa 125 milioni di litri, con una flessione del 10% rispetto al 2019. I liquori sono la categoria più importante del mercato nazionale con il 52% dei consumi complessivi, seguiti da rum (11%), grappa (10%), vodka (8%) e gin (7%).
Parallelamente cresce l’interesse per la mixology, sia nei locali che tra le mura domestiche: l’80% dei consumatori che frequenta i locali preferisce consumare spirits in modalità miscelata, quota che si attesta al 52% anche nel consumo domestico. Continua inoltre l’espansione dei “ready to drink” con componente alcolica che nel 2025 hanno raggiunto 22,4 milioni di litri consumati. Si affermano inoltre nuove sensibilità verso il benessere e la moderazione: il 15% degli italiani si dichiara interessato a consumare o provare spirits low alcohol, segnale di un mercato in continua evoluzione.
Rallentamento internazionale
Anche sul fronte internazionale il 2025 ha rappresentato un anno di rallentamento. Dopo anni di crescita sostenuta si è registrata una contrazione che ha coinvolto gran parte dei principali Paesi esportatori. In questo scenario l’Italia ha mostrato una maggiore capacità di tenuta rispetto ai principali competitor internazionali: a fronte del -5% registrato dal nostro Paese, Francia e Stati Uniti hanno perso entrambi l’11% mentre il Messico ha registrato un meno 17 per cento.








