Sol, non solo business dei gas: la scommessa è sul biotech Focus su estero e acquisizioni
di Vittorio Carlini
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L’internalizzazione. In altre parole: aumentare l’incidenza del business realizzato all’estero. Poi: proseguire nell’M&A per, da un lato, agevolare la crescita (anche fuori dal mercato domestico); e, dall’altro, consentire la diversificazione del portafoglio di servizi e prodotti. O, come nel caso delle biotecnologie, ampliare lo stesso perimetro aziendale. Sono tra le priorità del gruppo Sol a sostegno della propria attività.
Il business, a ben vedere, nella prima metà dell’esercizio in corso è stato contraddistinto da numeri contabili a doppia velocità.
I ricavi si sono assestati a 370,4 milioni in aumento del 6,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La redditività, invece, è diminuita: il Mol ha raggiunto 79,6 milioni (erano stati 81,9 milioni dodici mesi prima) e l’Ebit è sceso del 10,1%. Si tratta di numeri a fronte dei quali il risparmiatore, pure valutando positivamente l’andamento del fatturato, esprime dubbi per la dinamica reddituale. Il timore è che possa sussistere una problematica più strutturale. Sol, sottolineando che si tratta di trend contingenti, rigetta la preoccupazione. I dati in oggetto, è l’indicazione, sono conseguenza di eventi una tantum non prevedibili legati al rischio industriale. C’è stato, afferma la società, da un lato un problema ad un impianto di produzione di CO2. E, dall’altro, costi imprevisti di manutenzione su altre strutture produttive. Inoltre, aggiunge sempre Sol, ha inciso la riduzione della redditività dell’idroelettrico. Un evento dovuto all’eccezionale scarsa piovosità dello scorso primo semestre. Le considerazioni effettuate sono plausibili. Tuttavia deve rilevarsi che il costo del lavoro ha subito un incremento. Vero, dice il gruppo. La dinamica, però, è la conseguenza della crescita aziendale, soprattutto nell’ “home care” che, notoriamente, è un’area “labour intensive”. Peraltro, aggiunge sempre la società, l’Ebitda marging è sceso al 21,5% ma il dato è comunque all’interno dell’intervallo del 21 e 24%. Cioè la forchetta entro cui il gruppo ha sempre indicato di volere mantenere il rapporto tra Mol e ricavi. In conclusione Sol, affermando di non essere preoccupata per il trend della redditività, prevede che, se non ci saranno ulteriori one off imprevisti, il secondo semestre dovrebbe essere migliore rispetto al primo.
Fin qua alcune considerazioni sui dati di conto economico: quali, però, le strategie di sviluppo? Un focus, per l’appunto, è la maggiore internazionalizzazione. Su questo fronte Sol, tra il 2006 e il 2016, ha realizzato una crescita media annua dei ricavi esteri del 10,8%. L’incidenza del fatturato oltreconfine è passata dal 23,7% di inizio millennio al 52,9% dello scorso esercizio. Una percentuale quest’ultima che, a fronte del rialzo maggiore delle vendite estere (+9,6%) rispetto alle domestiche (+2,8%), dovrebbe essere, a fine giugno scorso, ulteriormente aumentata. Qui, peraltro, nella precedente “Lettera al risparmiatore” il gruppo aveva indicato l’obiettivo di raggiungere il 60% dei ricavi esteri nel 2020. Sol conferma il target seppure indica che dovrà spostarsi un po’ più in là nel tempo.
Insomma: l’articolazione all’estero è una priorità. Ma con quali finalità? Oltre alla (ovvia) crescita in sè deve ricordarsi la diversificazione, e riduzione, del rischio. Inoltre l’obiettivo è cogliere le opportunità per, ad esempio, acquisire nuove competenze.


