Snam, la sfida è ottimizzare il debito e più efficienza. Focus sulla Grecia
di Vittorio Carlini
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Gli investimenti diretti sull’innovazione tecnologica della rete dei gasdotti. Poi: i Capex per lo sviluppo delle infrastrutture del gas in Italia . Ancora: la riduzione dei costi. Infine: il proseguire nell’ottimizzazione del debito. Sono alcune delle priorità, peraltro indicate nello stesso piano d’impresa 2017-2021, del gruppo Snam. Focus differenti che tuttavia, tra le varie finalità, possono considerarsi collegati da un minimo comune denominatore: la ricerca di maggiore efficienza e flessibilità. Una più alta efficacia dell’operatività (e non solo) anche, e soprattutto, a sostegno dell’attività del gruppo.
Il business, a ben vedere, nel primo semestre dell’anno è stato caratterizzato da ricavi e redditività in rialzo. Il fatturato, che analogamente ai margini deve confrontarsi con i dati pro-forma adjusted del primo quarter del 2016 in quanto nel novembre scorso c’è stata la separazione da Snam del business della distribuzione, si è assestato a 1,268 miliardi. Vale a dire un numero in incremento del 2% rispetto a quanto realizzato un anno prima. Lo stesso Ebit è salito a 714 milioni (+3,6%). Infine l’utile netto: la voce contabile è arrivata, anche grazie ai minori oneri finanziari, a 504 milioni. Al di là, però, dei singoli numeri l’interesse dell’investitore è rivolto alle strategie aziendali. Un focus, per l’appunto, è sull’ulteriore sviluppo della propria infrastruttura. Com è noto, tra il 2017 e il 2021, sono previsti 5 miliardi d’investimenti cumulati. Di questi 4,7 miliardi sono destinati al network in Italia. In particolare, nel 2017, l’impegno è intorno al miliardo di cui: 900 milioni nel trasporto del gas (una minor parte è sul progetto della rete per il rifornimento di auto a metano); poi ci sono i Capex nello stoccaggio e la rigassificazione.
Ebbene: tra gli interventi rilevanti deve ricordarsi quello per realizzare la bi-direzionalità («reverse flow») dei flussi di gas delle interconnessioni internazionali con l’Europa di Tarvisio e Passo Gries. Il progetto comporta l’esborso complessivo di circa 2 miliardi. Una parte dei denari sono già stati spesi mentre un’ulteriore tranche è prevista nel 2017. I Capex residui, poi, saranno contabilizzati nel 2018. Il«reverse flow», a ben vedere, è già in minima parte funzionante. Nella seconda metà del prossimo anno si arriverà alla capacità massima di export. Vale a dire: 46 milioni di mt cubi di gas al giorno. L’operazione, evidentemente, è tra le altre cose finalizzata (in linea con la Strategia Energetica Nazionale) a supportare il ruolo di Snam (e dell’Italia) quale hub europeo del gas. Una condizione che, da un lato, implica per l’appunto maggiori efficienze sulla rete italiana. E, dall’altro, richiede anche un’altra condizione: la molteplicità delle fonti di approvvigionamento. Si tratta di una diversificazione che, a ben vedere, passa attraverso varie strategie: dal focus sul gas liquido fino ai collegamenti con più pipeline internazionali.
Proprio su quest’ultimo fronte è rilevante la prevista interconnessione tra il Tap (gasdotto Trans Adriatico) e la rete di Snam (essa stessa azionista con il 20% del gasdotto). Orbene:rispetto all’approdo della pipeline, è noto, ci sono state nella parte che coinvolge il territorio pugliese proteste da parte delle comunità locali. Al di là dell’evento specifico in sè che, per quanto Snam abbia un contratto di project management con Tap, non coinvolge direttamente il gruppo è indubbio che il Nimby («Not in my back yard») negli anni è cresciuto. L’opposizione, da parte delle comunità locali, alla realizzazione in generale d’infrastrutture è un fenomeno diffuso. Tanto che può esprimersi il timore possa impattare sullo sviluppo del business aziendale. La società fa professione di ottimismo. Snam ricorda di avere circa 800 cantieri in Italia. Rispetto ad essi, è l’indicazione, non ci sono sostanzialmente problemi: l’ operatività prosegue senza intoppi. Una situazione, sottolinea Snam, che dimostra la sua capacità di dialogo e collaborazione con il territorio. Peraltro, aggiunge Snam, con riferimento ai 55 km d’interconnessione tra il Tap e il suo network è atteso a breve il Decreto di Via del Ministero dell’Ambiente. Quindi, è la conclusione, c’è fiducia sul proseguire nel progetto nei tempi previsti.
Fin qui alcune considerazioni riguardo lo sviluppo e l’ampliamento della rete di Snam. Altro focus dell’azienda, però, è sulla riduzione dei costi. Nel business-plan 2017-2021 la società ha indicato l’obiettivo di oltre 10 milioni di minori oneri nel 2017 e più di 25 milioni verso fine arco di piano. Orbene, quella del taglio dei costi è una voce rispetto alla quale può sottolinearsi un tema tipico di qualsiasi piano industriale: il rischio d’esecuzione. Cioè può sorgere il dubbio sulla concretizzazione dei target fissati. Il timore, allo stato attuale, pare infondato. In primis, deve ricordarsi, nella prima metà dell’esercizio in corso il piano di efficienza sui costi ha comportato risparmi per 5,5 milioni. Un numero che consente a Snam di affermare di essere in linea, se non leggermente avanti, rispetto ai target indicati. Inoltre, sottolinea la stessa società, le iniziative su questo fronte sono articolate in un’ottantina di progetti (di cui circa l’85% avviati). Si tratta cioè di un metodo granulare che, indica sempre l’azienda, da una parte permette la diversificazione, e quindi riduzione, del rischio d’esecuzione. E, dall’altra, ha implicato un approccio «bottom-up» che, partendo dall’analisi delle singole situazioni, consente una più efficace gestione dei progetti stessi. In conclusione Snam non vede particolari problematiche sul tema in oggetto.



