Sit, la sfida dell’idrogeno per caldaie e contatori. Focus sulle acquisizioni
Strategie. Il gruppo elettromeccanico investe 15 milioni per i nuovi laboratori. L’impatto sul business dei problemi delle filiere globali di approvvigionamento
di Vittorio Carlini
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I punti chiave
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Da un lato spingere la ricerca e lo sviluppo dei prodotti funzionanti anche con l’idrogeno quale nuova fonte di energia. Dall’altro sfruttare in maniera sistematica le acquisizioni per affiancare, alla crescita organica, quella per linee esterne. Sono tra le priorità di Sit a sostegno del business.
Oggetto sociale
Già, il business. Per meglio comprendere la strategia aziendale è utile ricordarne l’oggetto sociale. La società di componentistica elettromeccanica, i cui scambi in Borsa sono sottili e quindi è richiesta molta cautela, divide l’attività in due aree. Una - il Metering - ricomprende i contatori residenziali e commerciali per il gas e l’acqua. Appannaggio dell’altra- l’Heating - è invece lo sviluppo e produzione di componenti e sistemi per impianti a gas soprattutto domestici usati in diversi modi: dai caminetti e stufe al riscaldamento (caldaie) fino agli scaldabagni.
Investimenti e idrogeno
Ciò detto il gruppo, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, prevede una certa quantità d’investimenti. Una parte è proprio sul fronte dell’idrogeno. In generale i Capex per il 2021 dovrebbero essere intorno ai 25 milioni. Di questi circa 5 sono indirizzati alla realizzazione di nuovi laboratori. Nel complesso l’investimento totale per quest’ultimi è intorno a 15 milioni (il 90% sarà speso nel biennio 2021-’22). Ebbene le nuove strutture, il cui avvio dell’operatività a Padova è previsto nel 2022, saranno focalizzate soprattutto su due fronti. Il primo è il proseguire, e aumentare, il co-sviluppo dei prodotti con il cliente. Il secondo, invece, è per l’appunto il focus sulla tecnologia legata all’idrogeno, sia nei contatori che nelle caldaie. Al di là di ciò, quando si vedranno gli effetti sul fatturato dell’impegno riguardo al primo elemento della tavola periodica? Rispondere non è semplice. Molto dipende, ad esempio, dalla velocità di adozione e diffusione della nuova fonte energetica. In generale, comunque, può ipotizzarsi il 2023 per i contatori del gas e un arco temporale maggiore, probabilmente il 2025, per le caldaie.
Ma non è solamente l’idrogeno. Le spese in conto capitale riguardano anche l’hub produttivo in Tunisia. L’esborso complessivo dovrebbe arrivare intorno ai 7 milioni. Di questi circa 5 saranno contabilizzati nell’esercizio in corso. L’obiettivo? Ammodernare (rendendoli più efficienti) gli impianti e riorganizzare la produzione. Un progetto che è previsto andare a regime nel 2023, con il fine di realizzare prodotti, sia nel l’Heating che nel Metering, da esportare verso l’ Europa.
Lo shopping
Fin qui alcune considerazioni riguardo idrogeno, hub in Tunisia e nuovi laboratori. SIT, però, è focalizzata anche sull’M&A. Nello scorso settembre il gruppo, negli Stati Uniti, ha perfezionato l’acquisizione della linea prodotti NGA nell’ambito degli scaldabagni ad accumulo. In precedenza, a fine 2020, è stato portato a termine lo shopping (per un valore di 28 milioni) della portoghese Jansen. Un’operazione che, nel settore dei contatori, ha consentito alla multinazionale tascabile di entrare nel mondo degli acquedotti. Ciò considerato la strategia è di sistematicamente affiancare all’espansione organica a quella per linee esterne. I dossier al vaglio, seppure viene indicato che allo stato attuale c’è nulla di concreto, riguardano sia il Metering che l’Heating. In particolare, rispetto a quest’ultima area, è maggiore l’interesse per realtà che consentano di acquisire nuove competenze tecnologiche (ad esempio nell’ambito dello sfruttamento dell’idrogeno). Riguardo, invece, al mondo del Metering lo sguardo attiene maggiormente al posizionamento di mercato. Cioè, tra le altre cose, si punta a realtà che permettano di diversificare l’attività nei software per la contabilizzazione dell’energia elettrica o del calore nelle abitazioni. In linea di massima, anche per limitare i rischi, il potenziale target è di piccole medie dimensioni (fino a 50 milioni di fatturato). Non sono esclusi i turnaround, ma la preferenza è quella di acquisire aziende già redditizie. Riguardo, infine, alla disponibilità finanziaria per le operazioni straordinarie SIT indica che, con riferimento all’utilizzo della leva debitoria, il rapporto tra indebitamento finanziario netto ed Ebitda non deve comunque superare le 3 volte (alla fine del primo semestre 2021 l’indicatore è a quota 2,07).


