Seco, non solo micro pc: l’obiettivo è più software e intelligenza artificiale
Le applicazioni legate all’Internet delle cose arriveranno a generare il 20% del giro d’affari. Rischio colli di bottiglia sui componenti hi tech
di Vittorio Carlini
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I punti chiave
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Proseguire con gli investimenti nella ricerca e sviluppo. Poi, unitamente alla crescita nell’hedge computer, accelerare l’espansione nel settore del software. Sono tra i focus di Seco a sostegno del business. Una strategia che, per meglio essere compresa, richiede di ricordare l’oggetto sociale dell’azienda. Il gruppo, di cui la «Lettera al risparmiatore» ha sentito i vertici, divide l’attività in due aree: l’Edge computing business e il Software as a service (Saas). La prima consiste essenzialmente nella realizzazione di computer miniaturizzati (edge computer). Si tratta di micro calcolatori utilizzati: da soli (con elevato livello di standardizzazione); oppure, più comunemente, inseriti in soluzioni complesse, spesso con interfaccia uomo-macchina, che fanno parte del prodotto del cliente stesso (dai distributori automatici di cibi e bevande alle Tac fino ai tapis roulant). Alla seconda area invece (essenzialmente la piattaforma Clea) si riconducono soluzioni software che, anche a grazie all’intelligenza artificiale, sono in grado, da un lato, di raccogliere dati e interpretarli in locale; e, dall’altro, di permettere la gestione dei medesimi al cliente, ad esempio proprietario di un distributore automatico, per consentirgli la manutenzione preventiva o l’analisi aggregata del comportamento dei consumatori.
L’innovazione
Ebbene, a fronte di una simile attivià, ben si comprende perchè, per l’appunto, una priorità è l’innovazione tecnologica. Seco investe mediamente, nella ricerca e sviluppo, l’8-10% dei ricavi all’anno. La volontà è di proseguire con questo livello di esborsi. Gli investimenti possono riguardare l’Edge computing business oppure il Software as a service. Così, con riferimento al primo fronte, può pensarsi ad una nuova funzionalità di sicurezza sviluppata su di un processore di un grande vendor. La soluzione, che consente al micro computer di bloccarsi al raggiungimento di determinati parametri, potrà essere utilizzata ad esempio, all’interno di un magazzino semi automatizzato con la presenza umana, per fermare il movimento di un robot. Il prodotto, il cui lancio sul mercato è previsto nei prossimi mesi, rappresenta peraltro uno dei modi con cui Seco realizza l’innovazione tecnologica. Cioè: vengono realizzate partnership con grandi gruppi tecnologici e sui componenti hi tech di quest’ultimi Seco sviluppa le proprie soluzioni.
Dall’Edge computing business al Saas. In questo caso un esempio d’innovazione è costituito dal lancio, previsto nel 2023, di un App Store sulla piattaforma Clea. In particolare si tratterà della possibilità, per i clienti di Clea (e quindi di Seco), di potere sfruttare la medesima piattaforma alla stregua di un marketplace. Vale a dire: le App di intelligenza artificiale, eventualmente sviluppate dall’utente, potranno essere vendute a terzi. È chiaro come, la strategia in oggetto, sia sempre di più volta far diventare Clea il centro di un ecosistema tecnologico, il quale rappresenti un punto di riferimento per l’Internet delle cose, e l’Artificial intelligence, nel mondo business.
Il mondo di Clea
In tal senso le prospettive riguardanti Clea sono al rialzo. Attualmente i dispositivi connessi alla piattaforma sono intorno a quota 100.000. L’obiettivo, nel giro di un paio di anni, è di superare il milione di unità. Non solo. Al 31 dicembre del 2021 l’area Software as a service, cioè di fatto la piattaforma Clea, valeva circa il 4% dei ricavi totali. Alla fine dell’esercizio in corso la previsione è che il Saas possa raggiungere un livello intorno al 9% del giro d’affari per, poi, nel 2025 salire fino a circa il 20% del fatturato globale. In quell’anno, quindi, l’Edge computing business dovrebbe generare intorno all’80% dei ricavi mentre il resto del fatturato è stimato ad appannaggio della piattaforma Clea. Insomma: la prospettiva dei numeri, fermo restando la rilevanza dell’Edge computing business, rappresenta lo sforzo di Seco verso il mondo del software. Un impegno che, nelle previsioni del gruppo, dovrebbe incontrare (e soddisfare) la crescente richiesta di diversi mercati finali. Tra gli altri: quello del medicale, dei macchinari industriali, delle vending machine, dei trasporti e delle cosiddette “smart cities”.
Il rischio di frenata economica
Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complessa. Il risparmiatore esprime una preoccupazione: soprattutto in Europa, ma anche negli Usa, c’è una forte frenata economica in scia alla guerra in Ucraina. Si tratta di un contesto in cui, ad esempio, il settore industriale può ridurre gli investimenti in tecnologia. Il che può limitare la domanda dei prodotti di Seco ed incidere sulla sua crescita. Il gruppo non condivide la preoccupazione. L’azienda sottolinea che attualmente c’è nessun segno di rallentamento della domanda. Al contrario. Il portafoglio ordini, viene indicato, al 30 aprile 2022 si è assestato a quota 164 milioni. Cioè: più di 2 volte di quello di un anno prima a parità di perimetro (considerando quindi anche il contributo, sia nel 2021 che nel 2022, di Garz&Fricke ndr). Non solo. Maggio è contraddistinto da un trend di acquisizione ordini che, spiega sempre la società, consente ormai di considerarlo come il mese con la raccolta più elevata di sempre per un singolo mese. Al di là di ciò, conclude Seco, la spinta verso l’automazione e digitalizzazione dell’economia (e non solo) è una dinamica ormai strutturale e di lungo periodo. Il che sostiene la domanda dei prodotti dell’azienda.



