Lettera al risparmiatore

Salcef, la carta dell’M&A per crescere all’estero Focus su Usa e Germania

Il target è il 50% dei ricavi oltreconfine. Nelle acquisizioni c’è il rischio del calo dei margini: l’azienda ricorda la sua abilità nell’integrare nuove realtà

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Internazionalizzazione. È tra le parole chiave per comprendere la strategia di Salcef Group. Il gruppo, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, punta nel medio periodo ad arrivare a generare intorno al 50% dei ricavi all’estero (al 30/3/2021 erano il 22,9%%). Un obiettivo che fa leva, unitamente alla crescita organica, sull’M&A.

Lo shopping

Già, l’M&A. Proprio di recente la società ha acquisito fuori dell’Italia il 100% della tedesca BahnbauNord. Il gruppo, a ben vedere, già era presente in Germania. Qui infatti, nel 2018, ha comprato H&M Bau (attiva soprattutto nel centro sud del Paese). Adesso grazie alla nuova operazione Salcef, da un lato, “copre” anche il Nord dello Stato; e, dall’altro, consolida il business (essenzialmente nel “Track & light civil works”) con la finalità di espandersi ulteriormente (nel 2022 i ricavi in Germania dovrebbero arrivare a circa 50 milioni). Al di là della singola operazione, il focus sul mercato tedesco, va ricordato, è rilevante. Il settore ferroviario in quello Paese è molto sviluppato (oltre 41.000 km di binari) e sarà oggetto, similmente all’Italia, di importanti investimenti.

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L’America

Ma non è solo la Germania. Altro Stato cui il gruppo guarda con più attenzione nell’M&A (oltre al Belpaese) sono gli Stati Uniti. In america la multinazionale italiana, lo scorso anno, ha acquisito il 90% di Delta Railroad. Quest’ultima è un’azienda attiva nel Nord del Paese e focalizzata soprattutto nell’armamento ferroviario. All’area in oggetto si aggiunge poi, seppure meno rilevante, il “Railway machines”. L’obiettivo, unitamente all’espansione nel core business, è sfruttare le sinergie con Salcef e crescere negli stessi macchinari. Senza dimenticare infine, seppure più in là nel tempo, le opportunità legate ai cosiddetti “Railway materials”. In particolare, i sistemi di binari senza traversine. Insomma: gli Usa, anche a fronte del rilevante programma d’investimenti dell’amministrazione Biden (l’America vanta il network ferroviario più vasto al mondo con più di 250.000 km di binari), costituiscono per Salcef una priorità. Un mercato in cui, da una parte, a fine 2021 il giro d’affari aziendale dovrebbe assestarsi intorno ai 50 milioni; e, dall’altra, la volontà è di espandersi, sia con le acquisizioni che con la crescita organica. Tanto che l’auspicio del gruppo, nel medio periodo, è di triplicare i ricavi generati in loco.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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Potenziali target

Fin qui alcune considerazioni sull’M&A e l’internazionalizzazione del business. Quale, però, l’identikit del possibile target? In generale si tratta di aziende con ricavi tra 50 e 100 milioni. Realtà, soprattutto quando l’operazione consente l’ingresso in un nuovo mercato, già redditizie ed efficienti. In linea di massima, poi, lo shopping dovrebbe concentrarsi in tre aree di business: “Track & Light civil works”, “Railway materials” e “Railway Machines”. A fronte di un simile contesto qual è, allora, il “tesoretto”disponibile per l’M&A? Rispetto a questo tema va dapprima ricordato che, al 31/3/2021, la Posizione finanziaria netta era positiva per 59,7 milioni. Alla suddetta cifra possono in teoria aggiungersi, al netto delle cedole, circa 20 milioni rinvenienti dalla probabile conversione di uno dei due warrant (quello denominato “Warrant Salcef Group Nuovi”) emessi dalla società. In tal modo si raggiunge la somma di circa 80 milioni. Da questa, nell’ipotesi che il gruppo sfrutti la leva (con il livello massimo del rapporto tra debito netto e Mol non oltre l’unità), potrebbe infine arrivarsi fino ad una disponibilità di circa 160 milioni.

Il rischio d’esecuzione

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Salcef considera l’M&A come una leva strutturale per l’espansione. Ogni operazione straordinaria, tuttavia, implica il rischio d’esecuzione. Di conseguenza le acquisizioni possono impattare il business aziendale. In che modo? Ad esempio sulla redditività che, come mostra lo shopping di Delta Railroad (contraddistinta da un Ebitda margin inferiore a quello di Salcef), puo incidere sulla marginalità stessa. Il gruppo, rispetto al tema in oggetto, rigetta i timori. In primis, viene sottolineato, l’azienda realizza sempre, unitamente alla due diligence, una profonda selezione delle realtà acquisidende. Inoltre, riguardo a Delta Railroad, Salcef, ricordando che il gruppo Usa è comunque industrialmente e finanziariamente efficiente, da una parte sottolinea la validità strategico/economica dell’operazione; e dall’altra, rimarca che l’obiettivo è soprattutto di aumentarne i ricavi e l’Ebitda in valore assoluto. Ciò detto la società ricorda che nel passato, come nel caso dello shopping del ramo di azienda di Vianini, è stata in grado di migliorare la marginalità delle realtà acquisite. Di conseguenza, sul tema in oggetto, non è visto alcun particolare problema.

RICAVI E AREE DI BUSINESS

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Le aree d’attività

Al di là di ciò può porsi una domanda: qual è la dinamica delle varie attività del gruppo? L’azienda divide il business in sei aree. La prima, più importante (70,9% dei ricavi a fine 2020) è il “Track & Light civil works” che corrisponde alla manutenzione, rinnovamento e costruzione di opere di armamento ferroviario (oltre ad attività d’infrastruttura leggera). La seconda (12,9% del fatturato) è il cosiddetto “Energy, Signalling & telecomunications”. Qui vengono ricomprese le commesse nella trazione elettrica, delle sotto-stazioni, del segnalamento ferroviario e la trasmissione d’energia (ad alta, media e bassa tensione). Ci sono, poi, gli “Heavy Civil works” (5,6%) e i “Railway materials” (7,5%). A questi ultimi si riconducono la produzione di materiale ferroviario (dalle traverse monoblocco fino alle platee per metropolitane). I primi, invece, sono le opere infrastrutturali più importanti. Infine, oltre all’ “Engineering”, va ricordato il “Railway machines” (3,1% del giro d’affari del 2020). Vale a dire: la progettazione, costruzione, vendita e noleggio di macchine per la costruzione e manutenzione di infrastrutture ferroviarie. Ebbene: l’azienda, nel medio periodo, prevede in linea di massima che l’espansione del business, attraverso l’M&A o la crescita interna sia in Italia che all’estero, sarà contraddistinta da una ripartizione dei ricavi che rimane più o meno la medesima. Eventualmente potrà assistersi all’incremento dell’incidenza del “Railway machines” e del “Railway materials”.

BUSINESS E AREE GEOGRAFICHE

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Il trimestre

Ciò detto deve guardarsi anche al bilancio. Nel primo trimestre 2021 Salcef ha visto ricavi e redditività crescere. Il fatturato è salito a 93,4 milioni (+37,8%), il Mol è aumentato a 21,2 milioni mentre l’utile netto rettificato è in rialzo a 11,6 milioni. In calo, invece, l’Ebitda margin che è risultato del 22,7% a fronte del 25,3% di un anno prima. Ebbene: quest’ultima dinamica fa storcere il naso al risparmiatore. Il gruppo non condivide il disappunto. Da un lato si tratta dell’effetto, viene spiegato, del differente mix di ricavi, dovuto soprattutto al diverso perimetro di consolidamento delle controllate. Dall’altro, aggiunge sempre Salcef, ciò che rileva è l’incremento in valore assoluto del Mol stesso. Al di là di ciò, conclude l’azienda, l’Ebidta margin del primo trimestre è comunque di assoluta soddisfazione.

PORTAFOGLIO ORDINI

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Il nodo commodity

Dal bilancio alle materie prime. I prezzi delle commodity, nel recente passato, sono saliti. Un trend che può indidere sull’attività di Salcef. La società, su questo fronte, professa fiducia. Il gruppo ricorda che il rialzo che potrebbe impattare il business è quello di materiali quali, ad esempio, ferro ed acciaio. Sennonché, dice l’azienda, questi costi sono a carico del committente e non della società. Ciò detto, però, può ulteriormente sottolinearsi che l’incremento delle quotazioni dell’energia rischia di fare salire il prezzo degli inerti usati nei “railway materials”. Vero dice il gruppo che, tuttavia, ribatte: da un lato l’effetto indicato, allo stato attuale, non è visibile; e, dall’altro, si tratta di una parte molto limitata del business. Infine, il rischio di concentrazione. Per gli esperti il grande peso di un unico committente (Rfi) sui ricavi può costituire un problema.

Il gruppo non condivide la preoccupazione. In primis perchè, è l’indicazione, avere un committente quale Rfi è in realtà un punto di forza. Poi perché negli anni l’incidenza di Rfi è via via diminuita: era all’84,5% nel 2018 e, a fine del primo trimestre del 2021, si è assestata al 63,7%. E nel futuro, al netto di volere comunque crescere in valori assoluti nel mercato domestico, l’obiettivo, per l’appunto, è arrivare a generare circa il 50% dei ricavi fuori dall’Italia.

Per approfondire

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