Viticoltura

Rottamazione dei vigneti per ridare slancio al vino

Di fronte al calo di consumi e redditività (specie dei vini fermi), i produttori italiani chiedono una campagna di estirpazione delle viti come in Francia, ma servono l’ok della Ue e lo stanziamento di fondi nazionali

di Giorgio dell'Orefice

Sud in difficoltà. In Italia a soffrire di più sono alcuni vini in Sicilia e Puglia. I consumatori preferiscono le bollicine bianche o rosé di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna

3' di lettura

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Il mercato mondiale del vino è in crisi e si accende la corsa alla “rottamazione dei vigneti”. Le difficoltà, in particolare per i vini fermi (va meglio per gli spumanti) stanno spingendo i produttori a cercare strategie di rilancio o, in alternativa, contromisure per salvare almeno la propria redditività. Nessuna ipotesi viene scartata compresa quella dell’uscita dal settore per cercare migliore fortuna in altri segmenti della produzione agricola.

A lanciare il sasso nello stagno è stata la Francia con la significativa campagna di estirpazione dei vigneti di Bordeaux da 9mila ettari (il 9% della superficie vitata dell’area) avviata nei mesi scorsi con uno stanziamento di 30 milioni di euro di fondi nazionali (per un aiuto che si stima in media di 6mila euro a ettaro). Ma Parigi non si è fermata qui. Contestualmente ha varato un programma straordinario di ristrutturazione dei vigneti da 150 milioni di euro che prevede anche la possibilità di espianto definitivo e che secondo alcune stime potrebbe interessare complessivamente 100mila ettari di vigneti sui 750mila impiantati in Francia.

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Nei giorni scorsi l’ipotesi di un ricorso massiccio alla rottamazione dei vigneti ha riguardato anche la California dove si pensa di eliminare circa 12mila ettari di filari. E una riflessione è in corso anche in Australia che nei mesi scorsi si è vista chiudere il proprio principale mercato, la Cina, dall’imposizione di dazi fino al +220 per cento.

Naturalmente osservatori interessati sono i produttori italiani e spagnoli, che alla pari dei francesi potrebbero puntare in Europa su produzioni sostenute finanziariamente dalla Commissione come i cereali o le colture proteiche. Del tema degli espianti si è discusso nei giorni scorsi a Bruxelles in una riunione del Copa Cogeca, l’organizzazione che riunisce le associazioni di agricoltori e delle cooperative agricole. L’interesse è elevato ma la discussione ha riguardato innanzitutto aspetti tecnici. Nel senso che attualmente la possibilità di estirpare i vigneti non è prevista dalle norme Ue. L’ultima rottamazione con contributo Ue avvenne negli anni 2010-11. Da quel momento iniziative, come quella francese di questi mesi, devono essere autorizzate da Bruxelles ma possono essere finanziate solo con fondi nazionali.

«In Italia a essere in difficoltà sono soprattutto alcune produzioni del Sud con Sicilia e Puglia in testa – spiega Domenico Bosco della Coldiretti –. Aree che non sono riuscite a mettere in campo una politica di brand per valorizzare le proprie produzioni. O che lo hanno fatto solo in parte come avvenuto con la Doc Sicilia». «Si tratta di vini finiti fuori mercato – aggiunge Mastrogiovanni della Cia – perché una volta venivano utilizzati come vini da taglio o venduti sfusi. Mentre ora i buyer della grande distribuzione o degli imbottigliatori internazionali cercano soprattutto bollicine bianche o rosé che ormai trovano soprattutto in Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna».

Aree per le quali si è chiuso anche lo sbocco del mosto concentrato e rettificato da utilizzare per gli arricchimenti. «Nonostante quanto asserito da qualche trasmissione tv – ha commentato il presidente di Federmosti, Marco Bertagni – il cambiamento climatico ha favorito in questi anni la crescita del contenuto alcolico anche di vini di aree una volta fredde ha così ridotto enormemente il ricorso all’Mcr. Una tipologia di prodotto spesso realizzato nel Mezzogiorno».

E da qui questa nuova voglia di rottamazione dei vigneti. «Per avviare una campagna di espianti – ha sottolineato Bosco (Coldiretti) – occorre un intervento normativo che non è immaginabile con una legislatura Ue in scadenza. Una soluzione potrebbe essere individuata modificando l’attuale regime di ristrutturazione e riconversione dei vigneti prevista dal Piano nazionale di sostegno dedicato al vino e che in Italia è cofinanziato da Bruxelles con un budget di circa 120 milioni di euro l’anno». «All’interno di quel budget – ha aggiunto Mastrogiovanni (Cia) – è previsto un contributo per l’espianto del vecchio vigneto. Un sostegno minimo di circa 1.300-1.500 euro a ettaro. Noi proponiamo di rendere operativa questa parte del contributo lasciando aperta al viticoltore la possibilità di decidere entro un periodo di 5-8 anni se confermare la propria scelta di uscire dal settore o, di fronte a una ripresa del mercato, di reimpiantare il proprio vigneto».

Completamente contrari a qualsiasi ipotesi di espianto i produttori riuniti nell’Unione italiana vini. «Diciamo no a qualsiasi azione di estirpo con premio con fondi Ue – chiariscono all’Uiv – . Un dibattito su possibili piani di estirpo in alcune aree viticole del Paese, come accaduto in Francia, è un tema da affrontare con cautela, con dati concreti sulla situazione del potenziale e sull’andamento dei consumi in futuro. Invece le misure del Piano nazionale di sostegno sono dirette a rafforzare la competitività delle imprese del vino e a orientare le produzioni al mercato, non a incoraggiare l’abbandono della vigna e il prepensionamento dei viticoltori».

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