Vini rossi in crisi profonda, bianchi e bollicine protagonisti del mercato
Consumi in calo soprattutto tra i giovani per Chianti, Montepulciano, Brunello, Amarone e Barolo: venduti 800mila ettolitri in meno negli ultimi cinque anni. E all’estero non va meglio: Usa -9%
di Giorgio dell'Orefice
3' di lettura
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Profondo rosso. È peggiorata nel corso del 2023 la tendenza sui mercati internazionali al calo dei consumi di vino rosso. Uno scenario che coinvolge da vicino l’Italia tra i principali produttori mondiali. La flessione nei consumi è cominciata in realtà prima della pandemia, ha poi vissuto una breve stagione di inversione di tendenza con il “revenge spending” che ha contrassegnato il periodo post Covid, ma poi è ripartita nel 2022 aggravandosi ancora nel 2023 anche per effetto dell’inflazione, che ha probabilmente penalizzato i vini rossi più di bianchi e spumanti.
Un tema che sarà analizzato con attenzione nell’ambito di “Amarone Opera Prima” la kermesse dedicata a una delle griffe del vino made in Italy, e dei rossi in particolare, da oggi (e fino a domenica) a Verona.
Una tendenza evidente innanzitutto su quello che è il principale mercato di consumo di vino al mondo: gli Stati Uniti. «Negli Usa – spiega il responsabile dell’Osservatorio del vino dell’Unione italiana vini, Carlo Flamini – le vendite di vini rossi nel 2023 sono calate del 9%. Una flessione che riguarda tutti le principali varietà: dal Cabernet Sauvignon (-7%) al Merlot (-12%), per arrivare al -16% del Syrah. E per il futuro preoccupa soprattutto che il vino sia la bevanda meno presente tra i consumatori giovani con una quota del 13% contro il 30% di spirits e birra».
I vini rossi non se la passano bene neanche in Europa, dove i segnali più preoccupanti arrivano dalla Scandinavia, area che nel recente passato è stata una sorta di roccaforte per i vini rossi (e per l’Amarone in particolare). Adesso invece i consumi in Svezia e Norvegia sembrano aver imboccato la strada del declino per i “rossi” a vantaggio di altre tipologie come gli spumanti privilegiati da giovani e soprattutto dalle donne (che in Scandinavia coprono oltre il 65% dei consumi di vino).
E non arrivano segnali di diverso tenore neanche dai nuovi mercati. Neanche dalla Cina dove la tipologia “rossa” ha storicamente coperto due terzi delle vendite di vino e dove i consumi sono appesantiti dalle restrizioni doganali imposte alle etichette australiane finora leader di mercato.









