Wine pills

I vini del futuro? Ecco chi se la caverà meglio (e chi peggio)

Spumanti, bianchi e rossi: il destino delle tre tipologie è già deciso o ci saranno delle sorprese? Dipende in realtà dall’incrocio di tanti fattori

di Cristiana Lauro

Ecco quali saranno i vini del futuro che sapranno battere la crisi

3' di lettura

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Il mercato del vino sta affrontando una serie di sfide che rendono necessario un ragionamento globale; riuscire a prevedere quali possano essere le tendenze del consumatore per i prossimi anni può essere utile a semplificare la comprensione dei trend e anticipare le eventuali, possibili incertezze.

 La costante riduzione dei consumi individuali è senza dubbio il dato più preoccupante. È in atto una vera e propria campagna di demonizzazione dell’alcol - lo ripetiamo da un po’ - generata da diverse fonti (non soltanto dalla medicina e dalla scienza) che sta colpendo duramente anche il vino, equiparandone il consumo anche moderato a qualsiasi altro prodotto contenente alcol.
Ricordo ancora una volta che l’abuso di bevande alcoliche a scopo di “sballo” ha una funzione diversa rispetto alla convivialità generata a tavola da un buon calice di vino, gesto che ha sempre fatto parte della nostra tradizione e della nostra cultura. Penso quindi che dovrebbe essere il tipo di approccio al vino a fare la differenza e non importa se le molecole dell’alcol sono identiche: non è questo il punto. 

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La tendenza a scansare il vino come prima proposta riguarda principalmente le classi più giovani e tra le varie cause non bisogna sottovalutare la crescita del consumo durante le occasioni sociali di altre categorie alcoliche come la birra, i cocktail o i cosiddetti “ready to drink”.

In questo quadro penalizzante per il vino sarà utile fare delle previsioni più precise e andare a individuare le tipologie di prodotti che potrebbero soffrire meno in un contesto di crisi conclamata.Proviamo dunque a segmentare il mercato in tre categorie principali: vini spumanti (bollicine), rossi e bianchi.

Il mercato degli spumanti, secondo il mio punto di vista, manterrà le posizioni. Il Prosecco continuerà a dominare il mercato sia italiano che internazionale grazie alla versatilità e al rapporto qualità-prezzo; farà più fatica invece lo Champagne giacché l’aumento dei prezzi - quasi sempre ingiustificato - ne ha ormai arrestato la crescita. È molto probabile che questo darà una mano al Metodo Classico. Franciacorta e Trento DOC spumantizzano ben oltre la metà della produzione italiana, ma a queste zone si accompagnerà uno sviluppo dei consumi di Alta Langa e Oltrepò.

 Per quanto riguarda i vini bianchi prevedo una crescente valorizzazione di quelli regionali e dei terroir. L’affermazione della zona dell’Etna costituisce in questo un esempio virtuoso. Non solo, ma anche la parte orientale del Friuli Venezia Giulia (Collio, Colli Orientali, Isonzo, Carso) e le varie declinazioni del Verdicchio stanno seguendo i medesimi passi. I consumatori sono sempre più attratti dai prodotti che riflettono l’identità di un territorio specifico, con una forte connessione alle tradizioni locali. Meno male!

 Guardando alla Francia, avendo la Borgogna raggiunto quotazioni altissime, è ragionevole aspettarsi una crescita di zone alternative. Segnalo per i vini a bacca bianca la Loira, in particolare lo Chenin blanc, oltre ai bianchi di Jura e Savoia.

 Discorso a parte per i vini rossi, il comparto che soffre enormemente di più. Nello specifico, Barolo e Barbaresco manterranno inalterato il loro blasone, ma è prevedibile una crescita importante dei vini dell’alto Piemonte, quando Gattinara, Lessona e Boca saranno sicuramente protagonisti del prossimo futuro. Prevedo inoltre una buona risalita del Chianti Classico in virtù della qualità e dello sforzo che si sta producendo in quelle zone, anche a livello di comunicazione.

 Oltralpe aspettiamoci un ritorno della zona di Bordeaux grazie al fatto che in questo periodo si possono acquistare bottiglie speciali a prezzi accessibili. Il mio suggerimento è quello di buttare un occhio all’appellazione di Cahors coi suoi meravigliosi Malbec.

 Un’altra tendenza per il bere di domani riguarda senza dubbio la crescita della domanda di vini a basso contenuto alcolico o completamente senza alcol. I consumatori stanno cercando alternative più leggere che possano essere godute in occasioni diverse, senza compromettere la qualità o l’esperienza del vino. Il Lambrusco Doc infatti sta tenendo bene le posizioni sui mercati internazionali e oggi se ne trovano di molto buoni.

 Il periodo è sicuramente molto complicato, ma l’Italia ha energie e risorse per affrontare al meglio la crisi che stiamo attraversando, e prepararsi in modo adeguato ai consumatori del domani.

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