Il vino è cultura, ecco perché non possiamo far finta di dimenticarlo
Il vino è parte integrante della nostra storia e vogliamo liquidarlo senza uno straccio di narrazione o con un titolo ad effetto senza tentare di riavvicinarlo al pubblico in maniera qualificante?
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Oggi il vino fa notizia solo quando bisogna parlarne male, denigrarlo, comprometterne la reputazione; le sue origini, le radici profonde, la tradizione, la narrazione e quello che gli uffici stampa chiamano “storytelling” sembrano invece non interessare più a nessuno. Ricordo però che il vino prima ancora che naturale, artigianale, industriale, è un prodotto culturale!
È ovvio che ci sia in corso un cambio di abitudini e questo è un fattore più sociale che culturale. Gli indicatori più sensibili sono i giovani, i quali però consumano altre bevande contenenti alcol: dallo Spritz, ai cocktail, fino ai sodati alcolici assai diffusi fra i minorenni. Le ragioni che hanno causato un evidente cortocircuito sono diverse. Non ultime alcune sedicenti inchieste tv che hanno confuso pratiche legali (poco note al pubblico) col dato di fatto che occorra fare chiarezza sulla trasparenza della comunicazione.
Sicuramente bisogna considerare tra i fattori anche un singolare autolesionismo del settore che continua a provocare inutili guerre fra produttori con l’obiettivo primario di denigrare il vicino di casa, nella speranza di ricavarne un immediato vantaggio commerciale. Sembra banale ma anche questo elemento non sta aiutando, dato che genera soltanto confusione e il conseguente allontanamento del consumatore. Ecco, personalmente non escludo nemmeno che recenti inchieste televisive siano state generate da questo a dir poco inservibile atteggiamento fra produttori.
Ma torniamo all’aspetto culturale che ha ben distinto la natura e la funzione dell’alcol presente fra diversi prodotti (vino, superalcolici, aperitivi vari). Il vino è parte integrante della nostra storia – pertanto un prodotto di mediazione culturale – e vogliamo liquidarlo senza uno straccio di narrazione o con un titolo ad effetto senza tentare di riavvicinarlo al pubblico in maniera qualificante?
Ovvio che la molecola dell’alcol sia la stessa e uguale per tutti (con contenuti assai diversi e qui ricordo che il vino è prevalentemente composto da acqua) ma «lo spessore culturale del vino affonda le radici nell’umanità, nella storia, nel paesaggio e poi in tradizione e religione». Queste, sono parole di Angelo Gaja che hanno quindi peso e valore. Ma non solo in Occidente il vino è cultura. Grandi poeti persiani lo hanno reso fulcro della loro arte (come nelle quartine di Omar Khayyam, ad esempio) e addirittura l’ebbrezza nei versi del Canzoniere di Hafez, che è un po’il Petrarca persiano.








