Politiche comunitarie

Riso, produttori contro la Ue: barriere all’import troppo basse

Ipotesi aumento dei dazi solo oltre 562mila tonnellate, più del doppio di quanto chiesto dai risicoltori, appello delle associazioni agricole per ribaltare nel voto della seduta plenaria di Strasburgo

di Alessio Romeo

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L’Ente risi parla addirittura di “clausola fantasma”. In base all’accordo tra istituzioni Ue (Consiglio, Parlamento e Commissione, il cosiddetto trilogo), le tutele sulle importazioni eccessive di riso a dazio agevolato scatterebbero solo oltre quota 562mila tonnellate, rispetto a una richiesta dei produttori di 200mila.

«Un passo avanti», secondo Confagricoltura, ma con «una soglia ancora troppo elevata e potenzialmente difficile da attivare, lasciando la vigilanza sul mercato al meccanismo di sorveglianza speciale che impegna la Commissione a monitorare e intervenire in caso di rischio di danno per il mercato agricolo europeo». Più duro il giudizio della Cia secondo cui «l’accordo metterebbe in ginocchio il riso italiano» e soprattutto della Coldiretti: per l’organizzazione con l’aumento dei volumi ammessi «von der Leyen svende il riso europeo e giustifica il lavoro minorile».

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Un «epilogo amaro» insomma, quello del trilogo tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione sulla clausola di salvaguardia che, scrive l’Ente risi, «è un sonoro schiaffo in faccia ai produttori europei, in particolare quelli italiani, cuore della risicoltura comunitaria», con una «clausola fantasma, un paravento istituzionale che espone il nostro settore ad una concorrenza sleale ed insostenibile, confermando che la Commissione e il Consiglio privilegiano cinicamente i Paesi in via di sviluppo (Cambogia e Myanmar) a discapito della produzione interna, fiore all’occhiello del Made in Italy, dell’Europa e dell’agricoltura di qualità».

Il settore risicolo, che in Italia concentra oltre il 50% della produzione Ue, attendeva da mesi l’esito del negoziato sul cosiddetto sistema di preferenze generalizzate, il regolamento europeo che riconosce condizioni di favore ai Paesi meno avanzati. Chiedeva una clausola di salvaguardia automatica che scattasse al superamento di volumi di importazione insostenibili per il mercato interno, con la sospensione del dazio zero concesso ai Paesi beneficiari dell’accordo “Everything But Arms” (tutto tranne le armi).

«Nonostante l’evidente distorsione di mercato causata dall’invasione di riso asiatico, il trilogo – denuncia l’Ente Risi – si è concluso con un accordo che è una vera e propria beffa. Il meccanismo di salvaguardia concordato prevede uno scatto solo al superamento di 562mila tonnellate di importazioni (una cifra calcolata sulla media decennale con un generoso surge del 45%) e con un Trq l’anno successivo, rendendo lo strumento praticamente attivabile a danni già avvenuti. La soglia concordata (si è partiti con un negoziato in cui il Consiglio chiedeva un quantitativo di 750mila tonnellate) è talmente alta da rendere lo strumento di salvaguardia quasi impossibile da attivare, consentendo alle importazioni a dazio zero di inondare il nostro mercato prima che si possa correre ai ripari».
Con questo accordo, spiegano i produttori, si difendono Paesi terzi meno attenti agli standard ambientali e sanitari imposti invece ai Paesi Ue, senza preoccuparsi delle migliaia di posti di lavoro nella filiera risicola nazionale.

La partita tuttavia, nonostante la battaglia persa (Ecr e Ppe hanno votato contro all’Europarlamento) non è ancora conclusa. Il testo votato dal trilogo dovrà essere approvato dalla commissione per il Commercio internazionale (Inta), dove gli europarlamentari potranno chiedere di respingere o modificare ulteriormente l’accordo, prima del definitivo passaggio in plenaria. Il voto dell’assemblea resta l’ultima possibilità per riaprire il tavolo delle trattative.

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