Riso, qualità e rese gelate dalla grandine
L’incremento di produzione con i nuovi 9.300 ettari di superficie coltivata è andato in fumo per il maltempo di settembre
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A fronte di un incremento della superficie coltivata a riso registrato nel 2025, la produzione non sembra essere destinata ad aumentare rispetto allo scorso anno a causa dei danni provocati dalla grandine.
A pochi giorni dalla fine del raccolto – concentrato nelle tre province di Novara, Vercelli e Pavia e in quella di Ferrara – è questo il quadro che si prospetta, come confermano i rappresentanti di categoria che riportano i malumori dei risicoltori. «Nell’ultima decade di settembre abbiamo registrato tre grandinate che hanno colpito le aree di Vercelli, Novara, il Milanese e il Lodigiano che andranno non solo a determinare una mancata produzione ma anche a incidere sulla qualità e quindi sulle rese – spiega Manrico Brustia, responsabile Settore riso di Cia Piemonte –. L’anno è partito bene, con un aumento della superficie coltivata del 3,8% (Pavia + 5.900 ettari, Vercelli + 100 ettari, Novara + 2mila ettari, Ferrara + 1.300 ettari) rispetto al 2024, un dato positivo rispetto al calo nel 2022 e 2023 a causa della siccità. In primavera le piogge hanno permesso di ricaricare la falda, spingendo più aziende a investire in superfici coltivate a riso. La fine di giugno e l’inizio di luglio molto caldi hanno permesso alle semine tardive di guadagnare nel ciclo colturale e questo ci ha portati a metà settembre con l’impressione che avremmo avuto un buon raccolto. Poi purtroppo, a causa di alcune violente grandinate attorno al 20 settembre, ci sono stati dei danni importanti, soprattutto nel Vercellese, nel Milanese e nel Lodigiano, che andranno a incidere negativamente sulla produzione, sia dal punto di vista della quantità sia da quello della qualità. Per il resto, sembra che si prospettino delle rese alla lavorazione buone e migliori del 2024 per i risi da interno. Invece per il lungo A parboiled si attende una mancata produzione a causa dell’andamento climatico. A fronte delle stime dell’Ente nazionale risi di una produzione 2025 di 1,5 milioni di tonnellate, alle quali vanno ad aggiungersi 120mila tonnellate di riporto di invenduto, ora si rischia che l’aumento della produzione venga annullato o che si vada al di sotto del 2024».
Giovanni Chiò, presidente di Confagricoltura Novara-Vco, sottolinea che «dopo il mese di giugno particolarmente torrido, le temperature si sono abbassate in modo drastico a luglio e all’inizio di agosto e questa escursione termica ha determinato un rallentamento del ciclo vegetativo. In particolare, nel Novarese e nel Vercellese, dove le semine si concludono entro metà maggio, c’è stato un drastico calo della resa produttiva soprattutto per le varietà del comparto dei risi lunghi A Ribe e per i risi da interno (Carnaroli, Arborio, Roma e Sant’Andrea), per le quali potrebbe incidere per quasi metà della produzione. A ciò si aggiungono le grandinate che tra agosto e settembre hanno devastato il Novarese e Vercellese, dove si stima che possano mancare 2 milioni di produzione in campo. Quindi si prospetta una situazione deludente a livello produttivo. Sul fronte del mercato, si registrano remunerazioni troppo basse per la sostenibilità, con i lunghi A Ribe a 37 euro quintale i lunghi B, quali l’indica, che stentano a raggiungere la soglia dei 40 euro, valori bel lontani dal breakeven stimato attorno ai 50 euro per il risone. I produttori sono poi anche penalizzati dalle importazioni. L’unica nota positiva che si registra è un aumento dei consumi di riso del 6,9% nel 2025 rispetto al 2024 secondi i dati dell’Osservatorio nazionale sul consumo di riso».
Anche Natalia Bobba, presidente dell’Ente Nazionale Risi, conferma la gravità dei danni delle grandinate: «L’incremento di produzione atteso a seguito dell’aumento della superficie coltivata di 9.300 ettari rispetto allo scorso anno ce lo siamo “mangiato” con le grandinate. In particolare, quelle del 24 settembre hanno provocato danni notevoli, con vaste zone nelle quali non è rimasto più nulla. Il riso in piena maturazione è particolarmente fragile, per cui sicuramente i quantitativi saranno ridotti. A ciò si aggiunge la riduzione a causa delle notti particolarmente fredde nel mese di luglio nel momento molto delicato della differenziazione del polline. I risi tondi per la loro conformazione hanno retto meglio mentre hanno patito maggiormente le varietà da interno, i medi e lunghi A. Con questo quadro, sarebbe già un buon risultato mantenere lo stesso livello di produzione del 2024. Per la grandine, i risicoltori sono assicurati ma per i danni da sbalzi termici no. Il problema è che di fronte a fenomeni atmosferici sempre più violenti e improvvisi, le assicurazioni stanno tirando i remi in barca e non vogliono più seguire questo ramo. Sul fronte dei prezzi, registriamo una leggera risalita soprattutto per i tondi e per qualche varietà da interno per i quali pare ci sia più richiesta di mercato. La diminuzione della produzione ha ridotto l’offerta tipica che avveniva sotto taglio per svuotare i silos per far spazio al nuovo raccolto. Un aiuto ai produttori di riso, che a novembre devono far fronte al pagamento degli affitti e dei fornitori, dovrebbe arrivare da un acconto della Pac in questo mese. Ci auguriamo che continui la tendenza all’aumento del consumo di riso in Italia».


