Consumi

Il Carnaroli compie 80 anni, ma il successo del riso italiano va dal sushi al pokè

Secondo Astraricerche il riso si conferma un cibo sempre più apprezzato da tutte le generazioni. Negli ultimi 10 anni i consumi interni sono cresciuti del 6% e l’export del 4%

di Manuela Soressi

Il riso Carnaroli, principe dei risotti, compie 80 anni

3' di lettura

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I 18-29 enni lo apprezzano perlopiù in sushi e pokè, gli italiani maturi in piatti unici (come insalate, tiella e paella) mentre per i consumatori più agé è soprattutto sinonimo di risotto. La terza edizione dell’Osservatorio sul consumo del riso in Italia, realizzata da AstraRicerche per l’Ente nazionale risi, ne delinea il successo transgenerazionale e la capacità di mantenere il passo con i cambiamenti dei gusti e delle abitudini di consumo.

Anche grazie a una continua attività di innovazione, come l’introduzione dell’ibridazione, ossia l’incrocio tra varietà diverse, sperimentata per la prima volta in Europa nel 1925 a Vercelli da Giovanni Sampietro. E proprio attraverso questa tecnica, 80 anni fa, in una cascina di Paullo il risicoltore Ettore de Vecchi incrociò le due varietà Vialone e Lencino ottenendone una nuova, destinata a diventare un classico della produzione italiana: il Carnaroli.

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Per festeggiare questo doppio anniversario l’Ente nazionale risi ha varato un programma di iniziative che copre l’intero 2025, coinvolgendo le istituzioni e i consumatori, fino all’appuntamento clou con la fiera internazionale Risò, che si terrà a Vercelli a metà settembre. L’obiettivo è quello di raccontare il settore risicolo italiano in tutte le sue sfaccettature e con linguaggi adeguati ai diversi tipi di pubblico.

Del resto se c’è un alimento che piace a tutti, giovani e meno giovani, è proprio il riso che con la sua versatilità è protagonista di tante ricette e si è guadagnato un posto stabile nell’alimentazione degli italiani, la triade dei piatti a base di riso più consumati vede sul podio il risotto (70,3%), seguito dalle insalate di riso (58,8%) e dal riso bollito semplice (37,6%), consumato anche come contorno per secondi piatti.

Un utilizzo “non convenzionale” per l’Italia perché mutuato da altre culture alimentari, le stesse da cui arrivano il sushi (consumato dal 23,2% degli intervistati) e il riso alla cantonese (17,7%). Ricette etniche che stanno spingendo la domanda di varietà lunghe (come Basmati e Thaibonnet) rispetto a quelle tonde (come Arborio o Vialone Nano) e ridefinendo l’assetto del comparto risicolo italiano.

I numeri elaborati da Areté sono chiari: negli ultimi 10 anni i consumi interni di riso sono cresciuti del 6% e l’export del 4%. Ma la produzione italiana è diminuita del 5% mentre il ricorso all’import è aumentato del 66%. Dunque, l’offerta non è riuscita a tenere il passo della domanda di questo cereale, “nutrita” dai tanti plus riconosciuti a questo cereale: protagonista in tante cucine tradizionali (anche etniche), versatile nella ricettazione e poi dall’apprezzato valore salutistico. Infatti viene giudicato un alimento sano (77,5% dei consumatori), facilmente digeribile (83,5%), che contribuisce al benessere degli sportivi (79,8%) e benefico per il microbiota intestinale (75,8%). A favorirne l’utilizzo sono anche l’assenza di glutine, segnalata dal 72,2% degli intervistati, e l’apporto di carboidrati (77,9%) e di vitamine (69,8%).

Un insieme di virtù che spingono 45 italiani su 100 a portare il riso sulla tavola di casa almeno una volta a settimana e 43 almeno una volta al mese. “Solo” 12 italiani su 100 non lo inseriscono mai tra i consumi domestici. Uno zoccolo duro che le aziende del settore stanno cercando di conquistare diversificando la loro proposta con modalità più innovative e contemporanee che spostano il riso in nuove occasioni di consumo, come il fuoripasto e la prima colazione. Dalle chips alle barrette, dalle gallette alle bevande vegetali, i tentativi fatti finora sono incoraggianti: oltre il 17% degli italiani acquista sostituivi del pane a base di riso e il 17,5% le bevande a base di riso.

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