Tecnologia

Rischio bolla per le start up AI del settore sanità

Un salto regolatorio che impone alti costi, la maturazione di obbligazioni e le difficoltà di passare dai progetti pilota alla commercializzazione sono i fattori determinanti

di Monica D'Ascenzo

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Il settore della tecnologia sanitaria si trova ad un punto di svolta, che potrebbe segnare lo scoppia di una bolla finanziaria. Dopo un biennio, tra il 2024 e il 2025, caratterizzato da un afflusso senza precedenti di capitali e da valutazioni in forte espansione, il mercato si starebbe avviando verso una correzione strutturale nel 2026.

Il timore di uno “scoppio” della bolla dell’intelligenza artificiale applicata alla sanità non è riconducibile a un semplice ciclo negativo del venture capital, ma appare come l’esito matematico di tre forze convergenti, secondo gli analisti della società di consulenza Nelson Advisors: «un brusco salto regolatorio che impone costi di compliance tipici dell’hardware a start up software, la maturazione di obbligazioni finanziarie assunte nel pieno della fase di euforia e un “bagno di realtà” operativo nei sistemi sanitari, che sta rapidamente chiudendo la finestra del modello commerciale basato sui progetti pilota».

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I dati indicano che, mentre il ristretto gruppo delle cosiddette “AI aristocrats”, vale a dire società come Abridge, Xaira e Strive Health, dispone di risorse sufficienti per attraversare una fase recessiva, la maggioranza dell’ecosistema sopravvive grazie a finanziamenti ponte «non etichettati» (che non prevedono l’attribuzione di un valore alla start up) e a promesse cliniche non ancora validate. Nel 2026 il passaggio dalla “promessa” alla “prova” rischia di mettere a nudo le fragilità dei business di molti servizi basati sull’AI, valutati come piattaforme SaaS ad alta marginalità, ma in realtà dipendenti da un forte intervento umano e da cicli di vendita molto lunghi, secondo il report.

Le quattro O della bolla

L’analisi di Nelson Advisors individua i rischi sistemici che convergeranno nel 2026, identificandoli nelle quattro “O” della bolla (Overinvestment, Overvaluation, Overownership e Overleverage), a cui si sommano la minaccia esistenziale rappresentata dall’AI Act europeo e dal Quality Management System Regulation (QMSR) della FDA, oltre al fenomeno della “morte per pilot”, ossia start up che falliscono perché intrappolate in una sequenza infinita di progetti pilota che non si trasformano mai in contratti commerciali veri e scalabili. A questo si aggiunge, evidenziano gli analisti, l’ingresso aggressivo sul mercato degli incumbent, come il grande player storico della sanità digitale Epic Systems, destinato a ridurre drasticamente lo spazio per le soluzioni di nicchia proposte dalle start up.

In conclusione, quindi, il 2026 potrebbe segnare una vera e propria selezione darwiniana per le start up di AI dedicate al settore della sanità, aprendo la strada a un’infrastruttura digitale più industriale e consolidata.

Le distorsioni macro-finanziarie

Per comprendere la portata della correzione attesa nel 2026, occorre analizzare le anomalie finanziarie degli anni precedenti: nel 2024 e 2025 l’allocazione dei capitali si è progressivamente scollegata dai fondamentali di mercato, creando un ecosistema sbilanciato e vulnerabile, secondo il report di Nelson Advisors. Ad esempio nei primi tre trimestri dello scorso anno il settore della digital health aveva raccolto 9,9 miliardi di dollari, superando il ritmo dell’anno precedente. Quasi il 40% di questi capitali, però, è confluito in appena 19 “mega deal” superiori ai 100 milioni di dollari. Operazioni come quelle di Strive Health (550 milioni), Judi Health (400 milioni) e Ambience Healthcare (243 milioni) hanno assorbito la gran parte della liquidità disponibile.

«Questa concentrazione segnala una “fuga verso la sicurezza” da parte degli investitori dei fondi chiusi e dei venture capitalist, che hanno preferito puntare su pochi vincitori percepiti, lasciando senza risorse la “classe media” delle start up» si legge nel report. Tanto che nel terzo trimestre 2025, i round di Serie B si sono dimezzati rispetto alla media storica, con appena 30 operazioni, creando un collo di bottiglia nel percorso di crescita delle imprese.

A destare ulteriore preoccupazione è il diffondersi dei round “non etichettati”: nel 2025 circa il 35% dei finanziamenti nella digital health è avvenuto senza indicazione di una specifica serie del round o di una valutazione della start up. Storicamente, questi round rappresentano un tentativo di rinviare il riconoscimento di una svalutazione, sottolineano gli analisti. Il prossimo anno, alla scadenza di questi strumenti di finanziamento, gli investitori dovranno scegliere se convertire i crediti a condizioni penalizzanti o azzerare l’investimento, con il rischio di una ondata di liquidazioni forzate.

Sul fronte macroeconomico, pesa inoltre il cosiddetto “maturity wall” del debito corporate previsto per il 2026. «Le start up che hanno fatto ricorso al venture debt durante l’era dei tassi zero si troveranno ad affrontare costi di rifinanziamento molto più elevati. In uno scenario di tassi stabilmente intorno al 3,5%, come previsto da Vanguard, anche aziende con prodotti validi ma con elevati burn rate (la velocità con cui l’azienda consuma la liquidità disponibile) potrebbero essere spinte verso il fallimento» evidenzai il report.

La crisi operativa: la “morte per pilot”

Se la finanza può sostenere un’azienda per qualche trimestre, è la realtà operativa a decretarne la sopravvivenza. Per molte start up di AI sanitaria, il 2026 segnerà la fine dell’era dei progetti pilota, secondo il report, che sottolinea come negli ultimi anni i sistemi sanitari sono stati sommersi da sperimentazioni: scribi digitali, algoritmi predittivi, strumenti di supporto decisionale. Tuttavia, la conversione dei pilot in contratti veri e propri con aziende clienti è rimasta minima. Il passaggio dal proof of concept alla produzione richiede integrazioni profonde con le cartelle cliniche elettroniche, rigorosi controlli di cybersecurity e un ROI tangibile. Nel 2025, i dirigenti sanitari hanno iniziato a dichiarare apertamente l’esistenza di una “pilot fatigue”, avviando una drastica riduzione dei fornitori, evidenziano gli analisti.

«Nel 2026 è atteso un ridimensionamento delle soluzioni di nicchia. Gli ospedali stanno razionalizzando i propri stack tecnologici, privilegiando piattaforme integrate come Epic, Oracle o Commure, a discapito delle startup focalizzate su singole funzioni, il cui mercato indirizzabile non giustifica i costi di integrazione» si legge nel report.

La ghigliottina regolatoria

Il 2026 vedrà la convergenza di regolamenti chiave negli Stati Uniti e in Europa. Dal 2 agosto di quest’anno entreranno in vigore gli obblighi completi dell’AI Act europeo per i sistemi ad alto rischio, categoria in cui rientra gran parte dell’AI clinica. «Audit di conformità, requisiti stringenti sulla governance dei dati e sull’interpretabilità degli algoritmi comporteranno costi stimati tra 1 e 2 milioni di dollari l’anno per una start up di Serie A, con il rischio di un vero e proprio “blackout di mercato” per le aziende non conformi» scrivono gli analisti.

Negli Stati Uniti, dal prossimo 2 febbraio, la FDA renderà operativo il Quality Management System Regulation, allineando i requisiti del software medicale agli standard ISO 13485. Ciò imporrà controlli di qualità di livello industriale e renderà incompatibili molte pratiche di sviluppo agile. A questi si aggiunge la nuova normativa CMS sulla prior authorization, che dal 1° gennaio 2026 obbliga all’uso di API standardizzate (vel a dire interfacce di programmazione progettate secondo regole e formati comuni, condivisi e riconosciuti, che permettono a sistemi diversi di comunicare tra loro in modo semplice e coerente), mettendo fuori gioco molte soluzioni basate su processi manuali o automatismi obsoleti.

I rischi concreti di una bolla

«Il timore di uno scoppio della bolla dell’AI nella sanità nel 2026 non è frutto di allarmismo, ma la conseguenza logica di aspettative gonfiate, irrigidimento normativo e vincoli economici. Il settore sta passando da una fase esplorativa, dominata da pilot e hype, a una fase di industrializzazione, in cui conteranno compliance, validazione clinica e ritorni misurabili» scrive Nelson Advisors, continuando poi: «Il 2026 potrebbe portare fallimenti diffusi, operazioni di M&A opportunistiche e una profonda revisione delle valutazioni. Per le aziende che sopravvivranno, quelle che avranno investito per tempo in integrazione, qualità e solidità clinica, si aprirà però una nuova fase di crescita su basi più sane e sostenibili».

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