Reply, con realtà virtuale e intelligenza artificiale il business è di «frontiera»
di Vittorio Carlini
5' di lettura
5' di lettura
Un singolo bilancio, si sa, racconta parte della storia. Così è anche per Reply. In tal senso, al fine di valutare la dinamica aziendale, è necessario guardare gli ultimi dati; ma, poi, devono analizzarsi anche quelli degli esercizi precedenti. Ebbene: il gruppo, nel primo semestre del 2017, ha visto i ricavi e la redditività salire. Il fatturato consolidato si è assestato a 441,6 milioni (+14,3% rispetto allo stesso periodo del 2016). L’Ebitda, dal canto suo, è arrivato 61,7 milioni (+20,3%) mentre l’utile netto è aumentato a 35,7 milioni. Si tratta di numeri in continuità con il passato? Vediamo: secondo quanto pubblicato dal sito del gruppo, nel 2012 i ricavi valevano 494,83 milioni. Questi, di anno in anno, sono incrementati fino ad arrivare ai 780,74 milioni dello scorso esercizio. La crescita complessiva è del 57,78% e, a livello di singolo anno, implica un rialzo medio dell’11,5%. La dinamica del Mol è anch’essa in salita. Il Margine operativo lordo, sempre nel 2012, era stato di 62,42 milioni. Nello scorso esercizio l’Ebitda ha raggiunto i 106,42 milioni. L’incremento cumulato, in questo caso, è del 70,5% (+14,1% l’aumento medio annuo). Insomma: i numeri reported sul quinquennio confermano il trend rilevato nella prima metà di quest’anno. Riguardo invece alla marginalità? Qui, com’ è prevedibile, la traiettoria del rapporto tra Mol e ricavi è meno lineare: tra il 2015 e il 2016, ad esempio, l’Ebitda margin è sceso dal 14% al 13,6%. Ciò detto, però, nel 2012 l’indicatore della marginalità si trovava a quota 12,6%. Quindi l’Ebitda margin è salito di 100 punti base. Segno, quest’ultimo, della capacità della società di trasformare il fatturato in maggiore redditività lorda.
Fin qua alcune suggestioni riguardo i numeri di conto economico. Il risparmiatore tuttavia domanda: quali, più in particolare, le dinamiche del business societario? Per rispondere al quesito è dapprima utile ricordare l’oggetto sociale del gruppo. Reply divide i ricavi essenzialmente in tre linee di business. La prima sono le cosiddette «Tecnologie». Queste comprendono l’attività di system integrator soprattutto legata ai software dei grandi produttori hi-tech. Poi ci sono le «Applicazioni»: appannaggio di quest’area sono le soluzioni verticali per le aziende. Infine la terza linea di business: i «Processi». Cioè: la consulenza. Ebbene, al 30 giugno scorso, il fatturato del gruppo era così diviso: le «Tecnologie» pesano per il 52,4%; le «Applicazioni» per il 37% mentre i «Processi» generano il 10,6% dei ricavi. Una ripartizione destinata, nel giro di 2-3 anni, a mutare? La risposta è negativa. Key driver del settore è la domanda di tecnologia da parte delle imprese. Un andamento che innesca la richiesta di servizi e soluzioni trasversali alle tre aree. Le quali, quindi, sono tutte viste in crescita.
Ma non è solamente questione di linee di business. Altro elemento importante è l’internazionalizzazione dello stesso. Il processo di maggiore articolazione estera però, come testimoniano i numeri del primo semestre del 2017, pare rallentare. Con il che può ipotizzarsi un cambiamento di strategia o qualche problematica. La considerazione, sottolinea Reply, non è corretta. L’obiettivo della maggiore internazionalizzazione, è l’indicazione, rimane seppure la sua attuazione si avrà in tempi più lunghi. Si tratta, a ben vedere, del combinato disposto di due fattori. Il primo è che nel mercato domestico, anche per la digitalizzazione dell’economia e l’ «Industry 4.0», la domanda di tecnologia è in aumento. Il che spinge la crescita del fatturato in Italia. Il secondo invece è che l’M&A, attività importante per l’espansione all’estero, è ora più complessa. Non che non ci siano i potenziali target. Tuttavia i loro prezzi, e multipli, sono diventati elevati. Giocoforza Reply, che peraltro sul tema mantiene un approccio prudente, si prende il tempo necessario per effettuare la giusta operazione.
Già, la giusta operazione. Ma quale, allora, più in concreto l’identikit del possibile target? Si tratta, in primis, di realtà estere (l’espansione domestica è prevalentemente organica). Inoltre sono, ad eccezione dell’eventuale acquisizione negli Usa, società di piccole dimensioni. Team di 50-150 persone per un fatturato compreso tra 10 e 25 milioni. In tal modo, da un lato, la loro integrazione nel gruppo è più facile; e, dall’altro, non c’è il rischio di trasformare le caratteristiche del business che, va ricordato, è «labor intensive». Infine è esclusa la finalità di shopping di tecnologie proprietarie. Quest’ultime, infatti, o vengono sviluppate internamente a Reply; oppure evolvono da startup come nel caso dell’incubator Breed Reply.
A fronte di un simile contesto il risparmiatore si domanda: tutto liscio come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. L’investitore, tornando al tema della grande incidenza sul business dell’Italia, esprime un dubbio. Il timore è che, nonostante ci sia la ripresa economica, il nostro Paese rimanga caratterizzato da prospettive economiche non solide. Il che può essere un limite allo sviluppo di Reply. La società non condivide la considerazione. Certo, è l’indicazione, sul lungo periodo le dinamiche potrebbero non essere cosi favorevoli. E tuttavia, in primis, la quota di mercato del gruppo in Italia è comunque limitata. Di conseguenza c’è spazio per crescere. Inoltre nel nostro Paese, afferma sempre l’azienda, non si riescono a trovare tutte le competenze per fare fronte alla domanda. Il che mostra, ancora di più, la dinamicità del mercato domestico sostenuta dal fatto che le imprese, per sopravvivere nella globalizzazione, devono investire in tecnologia. Quindi Reply dice, nel medio periodo, di non vedere problematiche particolari sul tema in oggetto.


