Reply gioca le sue carte nei software applicativi di nuova generazione
Nel 2020 e primo trimestre del 2021 conti in rialzo. Dalla crisi il rischio sulla qualità del credito, ma la società dice che non c’è alcun peggioramento
di Vittorio Carlini
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Onde dell’innovazione. Sono le modalità attraverso cui si concretizza l’evoluzione tecnologica. L’ultima “wave”, che peraltro ancora prosegue, è legata all’espansione di nuove tecnologie di base: dalla nuvola informatica all’edge computing fino alla sensoristica. Un mix d’infrastruttura hi tech il quale apre la strada a nuove opportunità. In particolare sul fronte delle applicazioni. Un mondo, quello dei software applicativi di nuova generazione, rispetto al quale Reply vuole giocare le sue carte.
Le nuove applicazioni
Già, giocare le sue carte. Ma di cosa si tratta in concreto? Per rispondere qualche esempio torna utile. Così può pensarsi all’ipotesi, mentre si viaggia, del guasto alla propria autovettura. Oggi il guidatore si metterà in contatto con il centro d’assistenza, sia esso un’operatore umano o robot, che presumibilmente è situato lontano dal veicolo in panne. Grazie, invece, alla nuova infrastruttura tecnologica il discorso cambia. Le nuove applicazioni saranno, infatti, in grado di connettersi con una potenza computazionale (edge computing) presente sul veicolo stesso, oppure nelle vicinanze del medesimo. Questo micro pc potrà (o tenterà di) risolvere il problema. Non solo. Sono sempre più presenti nella vita quotidiana oggetti che dialogano tra di loro (Internet of think) e con l’essere umano. Device (si pensi alle lavatrici intelligenti) che richiedono la presenza di software applicativi per essere gestiti. Ebbene Reply, fin’anche con soluzioni di proprietà, punta a sfruttare proprio questa nuova evoluzione.
Frontiera hi tech
La strategia, a ben vedere, è espressione della più generale volontà del gruppo di stare sulla frontiera tecnologica. Una produzione di soluzioni hi-tech avanzate su cui il fatturato aziendale già può contare (o conterà a breve). Così è, ad esempio, per la blockchain. Su questo fronte Reply, tra le altre cose, ha di recente comunicato che si è concluso il progetto pilota (promosso insieme a Cetif e Sia) per la digitalizzazione sulla catena di blocco della gestione di fideiussioni. La piattaforma diverrà operativa nella seconda metà del 2021.
Al di là del caso in concreto è chiaro come, da un lato, il fil rouge tra le diverse aree d’attività di Reply sia la digitalizzazione dell’economia (oltre che della vita quotidiana); e, dall’altro, che il propellente di molte delle tecnologie in oggetto è rappresentato dai dati. Flussi enormi di informazioni, sia strutturate e non, i quali richiedono soluzioni di Intelligenza artificiale nella loro gestione. Ebbene: la società punta, per il suo business, anche sull’Artificial intelligence (Ai). In tal senso, tra le altre cose, è stata usata l’Ai in specifiche tipologie di servizi integrati con le smart city, quali per esempio la ricerca intelligente di parcheggi disponibili.
Conformità alle regole
Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complessa. Il risparmiatore, proprio con riferimento all’Intelligenza artificiale, ricorda che l’Unione Europea, all’interno della sua Agenda Digitale, ha presentato una proposta di regolamento. Si tratta di una normativa che, nell’attuale formulazione, prevede diversi limiti all’uso dell’Ai. Confini i quali, al di là che li si condivida oppure no, potrebbero costituire un freno alle società attive nel settore, Reply compresa. Il gruppo, conscio del tema in oggetto, professa fiducia. L’azienda, ricordando quanto accaduto con il cloud computing, sottolinea che la natura stessa dell’innovazione tecnologica, unitamente alla sempre sua maggiore pervasività, ne rende difficile, se non impossibile, la sua limitazione. Con il che lo scenario più probabile, e maggiormente auspicabile, è quello del giusto compromesso che non penalizzi le esigenze dell’industria. Ciò detto, però, può replicarsi che non è da escludersi un regolamento che comunque impatti negativamente il settore. Se così sarà, replica Reply, da una parte le realtà europee dovranno affrontare il rischio dell’arbitraggio normativo; ma dall’altra il gruppo, non coinvolto nell’attività di acquisizione e possesso dei dati, sarà in grado, anche grazie alla diversificazione del business, di gestire la situazione.


