Reply gioca le carte nell’intelligenza artificiale. Focus sugli Stati Uniti
Il gruppo spinge sulla ricerca per sfruttare l’onda della nuova tecnologia. Possibile l’M&A per espandere il business negli Usa. Il rischio della guerra dei dazi
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Da una parte giocare le carte – peraltro non da oggi – nella rivoluzione dell’Intelligenza artificiale (Ia). Dall’altra, pure continuando a crescere in Europa (soprattutto Occidentale), realizzare il focus sugli Stati Uniti. Sono tra le priorità di Reply , di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno del business.
L’oggetto sociale
Già, il business. Il gruppo –va ricordato, nonostante le attività spesso siano trasversali – divide i ricavi in tre aree: Tecnologie, Applicazioni e Processi. La prima area comprende l’ottimizzazione e arricchimento di soluzioni hi tech di grandi vendor, le quali vengono adeguate alle esigenze delle singole aziende/clienti (60,8% dei ricavi nei primi nove mesi del 2024). La seconda attività, invece, è costituita dalle Applicazioni (software) che, sempre al 30/9/2024, sono valse il 27,3% del giro d’affari. Infine: i cosiddetti Processi. Appannaggio di questi c’è –di fatto – la consulenza (11,9%).
Il mondo dell’Ia
Ebbene: Reply punta con forza a sfruttare la corsa all’oro dell’Artificial intelligence (Ai). Si tratta di una strategia che in primis richiede non pochi sforzi sul fronte degli investimenti in Ricerca e Sviluppo. Qui il gruppo informatico conferma l’impegno medio annuo di circa il 5% dei ricavi. La percentuale riferita direttamente all’R&D in realtà è inferiore. Sennonché agli impieghi diretti devono sommarsi gli sforzi nella formazione del personale che – essendo il gruppo labour intensive – sono da considerarsi essenziali al fine della ricerca. Ciò detto la società, tra le altre cose, è concentrata sull’algoritmica generativa. In particolare la trasformazione e l’incremento della produttività nella filiera di realizzazione del software: dal coding all’analisi della scrittura fino alla governance il testing e la manutenzione. L’obiettivo è ottimizzare i processi, sia all’interno della medesima Reply che nelle strutture del cliente (in queste ultime attraverso, essenzialmente, un mix di servizi e prodotti informatici).
È un approccio dove l’open source è escluso? La risposta è negativa. La società attinge anche a modelli aperti, pur avendo soprattutto soluzioni proprietarie. Questo però non significa – su di un altro fronte del business aziendale – che Reply punti ad incrementare gli sforzi rispetto ad esempio alle piattaforme proprietarie, quali Lea Reply (logistica) o Brick Reply (sistemi di esecuzione della produzione). Qui l’idea è di proseguire con quanto esistente ma non accelerare gli investimenti.
Investimenti e costi
Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Proprio con riferimento all’Ia i vendor globali – spesso partner della stessa Reply – si trovano ad affrontare mega investimenti che potrebbero non risultare più così remunerativi a causa, ad esempio, dell’arrivo dell’ Intelligenza artificiale low cost di DeepSeek. Un contesto che – è il timore del risparmiatore – potrebbe portare al ridimensionamento degli stessi esborsi e quindi alla potenziale riduzione del tasso di crescita di realtà quali Reply. Il gruppo non condivide la preoccupazione. La società – rimarcando che non c’è alcun segnale di riduzione degli esborsi – sottolinea che gli investimenti proseguiranno. Certo! Gli impieghi, è l’indicazione, potranno in ipotesi risultare inferiori nell’addestramento di modelli generali di Ia generativa. E, però, gli investimenti continueranno su altri fronti, quali ad esempio l’Intelligenza artificiale attiva nella periferia del cloud o per i video oppure nel passaggio da input/testo ad output/immagini. Non solo. Reply, più in generale, sottolinea che la richiesta di maggiore potenza computazionale, di hardware e di infrastrutture energetiche continuerà. Quindi non è visto alcun problema particolare sul tema in oggetto.


