Lettera al risparmiatore

Reply gioca le carte nell’intelligenza artificiale. Focus sugli Stati Uniti

Il gruppo spinge sulla ricerca per sfruttare l’onda della nuova tecnologia. Possibile l’M&A per espandere il business negli Usa. Il rischio della guerra dei dazi

di Vittorio Carlini

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Da una parte giocare le carte – peraltro non da oggi – nella rivoluzione dell’Intelligenza artificiale (Ia). Dall’altra, pure continuando a crescere in Europa (soprattutto Occidentale), realizzare il focus sugli Stati Uniti. Sono tra le priorità di Reply , di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno del business.

L’oggetto sociale

Già, il business. Il gruppo –va ricordato, nonostante le attività spesso siano trasversali – divide i ricavi in tre aree: Tecnologie, Applicazioni e Processi. La prima area comprende l’ottimizzazione e arricchimento di soluzioni hi tech di grandi vendor, le quali vengono adeguate alle esigenze delle singole aziende/clienti (60,8% dei ricavi nei primi nove mesi del 2024). La seconda attività, invece, è costituita dalle Applicazioni (software) che, sempre al 30/9/2024, sono valse il 27,3% del giro d’affari. Infine: i cosiddetti Processi. Appannaggio di questi c’è –di fatto – la consulenza (11,9%).

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RICAVI E LINEE DI BUSINESS

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Il mondo dell’Ia

Ebbene: Reply punta con forza a sfruttare la corsa all’oro dell’Artificial intelligence (Ai). Si tratta di una strategia che in primis richiede non pochi sforzi sul fronte degli investimenti in Ricerca e Sviluppo. Qui il gruppo informatico conferma l’impegno medio annuo di circa il 5% dei ricavi. La percentuale riferita direttamente all’R&D in realtà è inferiore. Sennonché agli impieghi diretti devono sommarsi gli sforzi nella formazione del personale che – essendo il gruppo labour intensive – sono da considerarsi essenziali al fine della ricerca. Ciò detto la società, tra le altre cose, è concentrata sull’algoritmica generativa. In particolare la trasformazione e l’incremento della produttività nella filiera di realizzazione del software: dal coding all’analisi della scrittura fino alla governance il testing e la manutenzione. L’obiettivo è ottimizzare i processi, sia all’interno della medesima Reply che nelle strutture del cliente (in queste ultime attraverso, essenzialmente, un mix di servizi e prodotti informatici).

È un approccio dove l’open source è escluso? La risposta è negativa. La società attinge anche a modelli aperti, pur avendo soprattutto soluzioni proprietarie. Questo però non significa – su di un altro fronte del business aziendale – che Reply punti ad incrementare gli sforzi rispetto ad esempio alle piattaforme proprietarie, quali Lea Reply (logistica) o Brick Reply (sistemi di esecuzione della produzione). Qui l’idea è di proseguire con quanto esistente ma non accelerare gli investimenti.

Investimenti e costi

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Proprio con riferimento all’Ia i vendor globali – spesso partner della stessa Reply – si trovano ad affrontare mega investimenti che potrebbero non risultare più così remunerativi a causa, ad esempio, dell’arrivo dell’ Intelligenza artificiale low cost di DeepSeek. Un contesto che – è il timore del risparmiatore – potrebbe portare al ridimensionamento degli stessi esborsi e quindi alla potenziale riduzione del tasso di crescita di realtà quali Reply. Il gruppo non condivide la preoccupazione. La società – rimarcando che non c’è alcun segnale di riduzione degli esborsi – sottolinea che gli investimenti proseguiranno. Certo! Gli impieghi, è l’indicazione, potranno in ipotesi risultare inferiori nell’addestramento di modelli generali di Ia generativa. E, però, gli investimenti continueranno su altri fronti, quali ad esempio l’Intelligenza artificiale attiva nella periferia del cloud o per i video oppure nel passaggio da input/testo ad output/immagini. Non solo. Reply, più in generale, sottolinea che la richiesta di maggiore potenza computazionale, di hardware e di infrastrutture energetiche continuerà. Quindi non è visto alcun problema particolare sul tema in oggetto.

Dazi o non dazi

Al di là di ciò, tuttavia, può ulterioremente obiettarsi che la nuova amministrazione statunitense ha avviato una battaglia commerciale che potrebbe impattare il settore dell’informatica nel suo complesso. Di nuovo uno scenario che – ad esempio se vengono applicati dazi all’Europa – rischia di incidere sull’attività di Reply. La multinazionale torinese, pure conscia della situazione e auspicando una composizione degli scontri commerciali che fanno bene a nessuno, si dice non preoccupata. Dapprima, viene ricordato, il gruppo è focalizzato su attività altamente sofisticate – ad esempio nella digitalizzazione del business – che sono necessarie alle imprese per il loro stesso sviluppo. In tal senso basta pensare proprio all’uso dell’Ia generativa. A fronte di ciò, dice sempre la società, gli investimenti delle imprese in tecnologia – dazi o non dazi – ci saranno. Ancora: il gruppo sfrutta anche i modelli open source che, per loro natura, non sono soggetti a tariffe. Infine: l’azienda, è l’indicazione, ha la sua presenza in America. Certo, la dimensione dell’attività “made in Usa” è ancora limitata. E però la produzione locale su locale – che peraltro caratterizza un po’ tutto l’operato del gruppo – è una condizione, conclude Reply, che può dare una mano.

RICAVI E AREE GEOGRAFICHE

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L’attività estera

Fin qua alcune suggestioni riguardo gli investimenti di frontiera, l’Ia ed eventuali rischi esogeni. La società It quotata a Piazza Affari, però, è concentrata anche sulla maggiore internazionalizzazione del business. Una strategia la quale – unitamente alla continua espansione in Europa – vede negli Stati Uniti un mercato essenziale per la sua realizzazione. Ad oggi l’America vale intorno ai 200 milioni di euro di fatturato. È una dimensione considerata, per l’appunto, piccola. Di qui l’obiettivo del gruppo di espandersi. Già, espandersi. Ma per raggiungere quale fatturato e in che tempi? L’azienda non offre, rispetto a questi temi, indicazioni. Ciò detto, però, la volontà è di arrivare ad avere una quota di mercato che consenta la giusta visibilità. Una condizione la quale dovrebbe concretizzarsi con un giro d’affari negli Usa di almeno 600 milioni. Dopodiché, acquisita la corretta base di partenza, la strada è scalare il business, arrivando a creare una “Reply Usa” che possa confrontarsi con la “Reply Europa”. Il progetto – evidentemente – è ambizioso e richiederà tempo. Ad oggi comunque il gruppo ha diviso la presenza negli Stati Uniti in tre hub. Il primo è quello di Seattle: qui l’obiettivo è proseguire lo sviluppo del business con i grandi partner/vendor quali Microsoft o Amazon. Il secondo è costituito da Chicago-Detroit, dove il focus è sul manifatturiero/automotive, mentre il terzo è ad Atlanta. A ben vedere, la strategia della società – sfruttando la struttura di boutique indipendenti costituite a matrice – è di crescere per linee interne. Cui, però, deve affiancarsi l’attività di M&A. Uno shopping la cui finalità è creare maggiori punti di contatto con le aziende/clienti. In generale – cioè non facendo riferimento alla sola America – il gruppo non prevede acquisizioni di carattere trasformativo. Detto in altre parole: l’M&A riguarda essenzialmente operazioni medio piccole, che in linea di massima dovrebbero essere finanziate attraverso la cassa aziendale (il gruppo, al 30/9/2024, ha una Posizione finanziaria netta positiva per 312,6 milioni).

LA STORIA DELLA MARGINALITÀ

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Il conto economico

Ma non è solo questione di Stati Uniti ed acquisizioni. Il risparmiatore volge lo sguardo anche verso la dinamica del conto economico. Al 30/9/2024 i ricavi della società si sono assestati a quota 1,67 miliardi in rialzo del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Ebitda e l’utile ante imposte sono, dal canto loro, saliti rispettivamente a 275,5 milioni (235,8 il Mol di un anno prima) e a 216 milioni (170,3 milioni al 30/9/2023). Con riferimento all’Ebitda margin, invece, l’indicatore è risultato del 16,5%. Si tratta di un valore che si posiziona all’interno della forchetta in cui si è mosso lo stesso Ebitda margin dal 2019 ad oggi.

I PRIMI NOVE MESI A CONFRONTO

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Al netto che ogni valore annuale ha storia a sé e dipende spesso da situazioni contingenti, il rapporto tra Mol e fatturato nel 2022 era valso il 18% (tetto massimo del corridoio dovuto, però, soprattutto all’effetto del Covid) mentre nel 2019 (valore minimo della forchetta) era risultato del 16,2% (16,5% quello del 2020).

A fronte di un simile contesto quali allora le prospettive dell’attività aziendale? Il gruppo, come di consueto, non offre guidance finanziarie. Ciò detto, la società indica comunque che il 2024 sarà in crescita rispetto all’esercizio precedente. Con riferimento invece al 2025, Reply dice che l’anno è cominciato in continuità con il 2024.

Per approfondire

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

L’analisi di Finlabo research

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