Nello stesso mese Draghi ha chiuso le porte all’Estonia sulla possibilità di creare una propria valuta virtuale. «Nessun Paese membro dell'Unione monetaria europea può introdurre una propria valuta».
A ottobre Draghi, sempre sul tema Bitcoin e Altcoin, ha detto: «Stiamo esaminando il Bitcoin e il blockchain: la tecnologia non è ancora matura perché venga considerata dalle banche centrali come uno strumento di politica monetaria», aggiungendo in ogni caso di non poter escludere del tutto questa possibilità in futuro.
In attesa di conoscere le risposte della Bce il 12 febbraio - e un’eventuale apertura o chiusura rispetto alla posizione attuale - va detto che il Bitcoin, perlomeno nella sua filosofia di fondo, tecnicamente rappresenta un nemico delle banche centrali. Perché punta alla decentralizzazione della politica monetaria trasferendo il potere di battere moneta ad un algoritmo di “estrazione”. Potere peraltro limitato per definizione in quanto i Bitcoin sono finiti e tendono asintoticamente verso quota 21 milioni (quindi dato che ne sono in circolazione quasi 17 milioni, ne verranno estratti nei prossimi decenni altri 4 milioni).
In questo senso, il fatto che la Bce abbia lanciato un sondaggio su Twitter (dove la percentuale dei Bitcoiners è statisticamente più elevata che nella vita reale) può suonare come una sorta di autogol. Ma, prima di dirlo, aspettiamo le parole di Draghi.
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