Difesa

Progetto Tempest: Tokyo entra nel futuro caccia anglo-italiano

Il Giappone pronto a fornire parti dei motori dell’aereo di sesta generazione. AirShow di Farnborough verso il via: fra i protagonisti l’italiana Leonardo

di Simone Filippetti

Progetto Tempest. Un modello del futuro caccia

3' di lettura

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Si delineano sempre di più i contorni del Tempest, il futuro caccia militare anglo-italiano. Dopo l'ingresso della Svezia, è dato per certo il coinvolgimento del Giappone: secondo indiscrezioni da ambienti governativi, Tokyo fornirà parti dei motori dell’aereo di sesta generazione, che è in realtà è un sistema militare integrato con droni e sistemi terrestri.

Settore in fermento

A poco più di due settimane dall’AirShow di Farnborough, il salone inglese dell'aeronautica, l'industria della difesa è in fermento e filtrano le prime indiscrezioni. Dopo tre anni di “vuoto”, ripartono le fiere del settore aereo. L'edizione 2022 di quella britannica confermerà l'agenda della «Global Britain»: il 70% degli espositori è internazionale e con il Regno Unito primo fornitore europeo di armi all'Ucraina, il dibatto sarà monopolizzato dal tema del riarmo dell'Europa.

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E il Tempest, nella nuova geopolitica della difesa che si sta delineando, diventa uno snodo cruciale: l'italiana Leonardo, a detta degli organizzatori, avrà uno dei padiglioni più grandi, con un investimento milionario: il gruppo guidato dall'ex banchiere Alessandro Profumo è il co-partner del colosso BAE capofila di Tempest. Fin dall'inizio l'Italia ha affiancato la Gran Bretagna, in quella che è stata ribattezzata la “Brexit dei cieli” perché la Ue sta studiando un progetto alternativo di FCAS (caccia di nuova generazione). Sono attese 60 delegazioni governative, cifra che rende bene quanto l'evento sia sensibile: l'Italia, peraltro, sarà in prima fila con molti esponenti attesi nello stand di Leonardo.

Il programma Tempest

Il Tempest è il più grande programma militare in cui l'Italia si sia mai imbarcata: il Governo Draghi ha già stanziato 2 miliardi di euro fino al 2035 (più altri 4 in una fase successiva) e viene ritenuto così strategico che sul tavolo ci sarebbe un ulteriore impegno finanziario. Il futuristico jet ha nel frattempo imbarcato la Svezia, con la Saab, e ora il Giappone che si dice fornirà i motori, assieme all'inglese Rolls Royce, numero uno al mondo nei propulsori aeronautici. La liason tra Londra e Tokyo è già iniziata con l'accordo commerciale dopo la Brexit, per aggirare regole del WTO. Mesi fa anche il ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, è andato in visita in Giappone.

Ufficialmente, i grandi colossi industriali, a partire dagli inglesi, stanno cambiando la “narrazione” sui nuovi caccia di sesta generazione: sta scomparendo la definizione di programmi nazionali, in concorrenza, avanza quella di aziende che forniscono tecnologie. Anche a livello di paesi, gli accordi firmati parlano di generiche condivisioni di tecnologia. Il cambio di registro “linguistico” serve anche spianare la strada a una possibile futura convergenza dei due programmi.

Il doppio progetto europeo

È un dato di fatto che l'Europa, intesa come continente, non ha la forza di spesare due progetti paralleli e concorrenti: troppo costoso e inefficiente. È altrettanto un dato di fatto che per i programmi militari è necessaria la collaborazione tra più aziende internazionali. A oggi Tempest e il Fcas Franco-Tedesco di Airbus e Dassault sono due programmi concorrenti: ma nessuno si stupirebbe se un domani, decidessero di confluire in uno solo.

Tra i grandi capannoni e le piste di esposizione nelle campagne fuori Londra, gli occhi di Leonardo e dell’Italia non saranno puntati solo sul Tempest: il governo inglese ha in ballo una grossa commessa militare per la fornitura di 44 elicotteri da guerra. Se la divisione Leonardo Helicopters (la vecchia Agusta Westland) vincesse la gara, i nuovi velivoli AW149 sarebbero costruiti “in casa”, a Yeovil, nel Somerset: musica (ma soprattutto consenso e voti) per il primo ministro Boris Johnson che è oggi il più fervente paladino dell'Ucraina e ha promesso alle città di provincia inglesi di portare posti di lavoro e benessere.

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