Private equity, nei primi sei mesi attese 224 operazioni
L’indagine semestrale condotta da Deloitte Private stima che oltre il 50& dei deal avrà un valore sopra i 30 milioni
di Mo.D
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Il primo semestre del 2026 è atteso per l’industria del private equity e venture capital italiana sostanzialmente in linea con la serie storica dei primi sei mesi dell’anno: si stima che possano essere realizzate 224 operazioni contro le 249 dello stesso periodo dello scorso anno, con oltre il 50% dei deal concentrati al di sopra dei 30 milioni di euro. Si tratta delle principali evidenze che emergono dalla 47esima edizione della Private Equity Survey, l’indagine semestrale condotta da Deloitte Private in collaborazione con Aifi e l’Osservatorio PEM della LIUC Business School. Nonostante le incertezze legate a conflitti sul fronte geopolitico e tensioni commerciali, dunque, il sentiment degli operatori, che hanno partecipato alla rilevazione, rimane complessivamente positivo, con la quota di investitori (38,6%) che si attende un aumento dei deal in crescita di 4,7 punti percentuali rispetto a un anno prima, forse anche in scia agli ultimi sei mesi del 2025, che si sono conclusi con un record di operazioni a quota 322 per un controvalore di 3,6 miliardi di euro.
«Il contesto in cui operano oggi i fondi resta caratterizzato da elevata complessità, influenzata dalle incertezze geopolitiche ed economiche a livello internazionale. Allo stesso tempo, il miglioramento delle condizioni di accesso al debito e l’introduzione di strumenti di supporto al settore contribuiscono a rafforzare il sentiment degli operatori» commenta Elio Milantoni, senior partner M&A di Deloitte, che aggiunge: «Il mercato italiano del private equity evidenzia un rinnovato dinamismo, con aspettative più favorevoli in termini di attività e valutazioni con il 75% degli operatori si aspetta un aumento del valore del proprio portafoglio nel prossimo semestre, pur mantenendo un approccio prudente e selettivo nelle scelte di investimento».
I settori più caldi
Il manifatturiero si conferma nella survey il settore più attrattivo per gli investimenti, con un aumento delle preferenze che lo porta al 26%, in crescita di 2,2 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. Food & beverage (17%) e life sciences & healthcare (13%) seguono registrando un leggero aumento, rispettivamente di 3 e 0,2 punti percentuali. L’interesse per il settore ICT registra invece una modesta contrazione, scendendo all’11,4% (-0,2%), mentre quello del consumer goods evidenzia un miglioramento, salendo al 10,6% (+2,6%).
«Nel contesto attuale le priorità degli investitori hanno subito un’evoluzione significativa: i fattori Esg sono diventati un elemento imprescindibile delle strategie di investimento nel private equity. Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale conferma la sua rilevanza nei processi di valutazione di opportunità di investimento nelle società target, pur mostrando una flessione rispetto al semestre precedente. Sul fronte settoriale, il manifatturiero continua a rappresentare un comparto chiave, mentre si registra un crescente interesse verso ambiti in forte evoluzione come il food & beverage e il life sciences & healthcare» dichiara Ernesto Lanzillo, Deloitte private equity leader.
I principali trend di investimento: ESG, intelligenza artificiale e PNRR
L’adozione dei criteri Esg è ormai consolidata nel private equity, sia in fase di valutazione sia nella gestione delle portfolio companies, sottolinea il report: il 22,6% li integra già nella due diligence, il 26% nell’implementazione di politiche sostenibili post-investimento e il 19% li considera una leva di creazione di valore già nell’analisi preliminare.



