Private banking, in crescita al 20% gli investimenti in arte delle famiglie
Banca Generali ha creato un team interno che ha «l’obiettivo di accompagnare i clienti nella valorizzazione delle opere d’arte»
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Cresce la propensione degli italiani all’investimento in opere d’arte. Un mercato che a livello mondiale ha superato i 2.500 miliardi di dollari ed è destinato a raggiungere i 3.500 miliardi nel 2030. Ad oggi nel mondo ci sono oltre 120 fondi dedicati all’arte e le famiglie private investono il 20% del loro patrimonio in questo segmento. In Italia “la percentuale è molto inferiore, ma non si conosce bene, perché il mercato dell’arte è mappato molto poco. Basti pensare che l’indagine annuale della Banca d’Italia, che individua i 12.000 miliardi di ricchezza delle famiglie private, non contempla gli investimenti in opere d’arte”. A fare il punto è Andrea Ragaini, vicedirettore generale di Banca Generali, in occasione della presentazione delle due nuove opere d’arte contemporanea della collezione “BG arTalent”, esposte nello storico Palazzo Pusteria a Milano, che sarà aperto al pubblico durante la Milano Art Week 2026.
La strategia
Bisogna considerare che in Italia «in otto casi su dieci le opere d’arte arrivano alle famiglie per successione», per cui, «talvolta non sono pronte a gestirle o valorizzarle». Ecco perché Banca Generali ha creato un team interno che ha “l’obiettivo di accompagnare i clienti nella valorizzazione delle opere d’arte”. Attualmente, una famiglia private italiana su cinque dichiara di aver comprato opere per investimento. In pratica, dopo gli investimenti tradizionali e i metalli preziosi,ci sono gli investimenti in arte. Il portafoglio è rappresentato per circa il 40% da dipinti e quadri, il 14% da sculture, e un altro 14% da digital art. “La tecnologia – secondo Ragaini - sta fornendo degli strumenti, come la tokenizzazione degli asset, che potrebbero favorire lo sviluppo di club deal nell’ambito di investimenti in arte». Quindi, «l’arte non è solo emozione, memoria e passione, ma anche valore e investimento”. L’obiettivo di Banca Generali è “promuovere un dialogo tra queste dimensioni”, quella emotiva e quella patrimoniale, per gestire il patrimonio “in modo più completo, più integrato e anche più vantaggioso». Secondo Ragaini, quindi, è arrivato il momento di «considerare le opere d’arte all’interno del patrimonio complessivo dei clienti e di considerare l’arte come asset class». Oggi «circa il 20% delle banche private italiane ha all’interno un team dedicato a questo settore e noi ci crediamo in modo particolare», afferma il manager. Questo anche alla luce dell’arrivo di nuovi collezionisti. «Le nuove generazioni vedono l’arte come un linguaggio da vivere e cercano strumenti che uniscano rendimento, identità e impatto culturale», spiega il manager. «La Next Gen interpreta l’arte come linguaggio identitario, esperienza e impatto culturale: una sensibilità che sta ridefinendo anche le scelte di investimento, dal design ai passion asset fino alle forme digitali. Si tratta di un cambio di sensibilità».



